Il 39% cita l’attivismo del fondatore nel calo, mentre il sorpasso di BYD segna un cambio di percezione.

A luglio 2026, le immatricolazioni Tesla in Europa hanno disegnato una mappa a due velocità. In Francia sono cresciute dell’86% rispetto a un anno prima, in Danimarca del 52%. Ma in Norvegia sono precipitate del 97%, in Spagna dell’81%, in Italia del 77%, in Portogallo del 69% e in Svezia del 60%. Numeri che, letti assieme, raccontano molto più di una rincorsa commerciale: raccontano di un marchio che in mezza Europa sta perdendo colpi per ragioni che vanno ben oltre il listino.

L’attivismo politico di Elon Musk e la sua vicinanza a Donald Trump sono ormai il principale danno reputazionale per Tesla nel continente, come mostra un’indagine InsideEVs sulla percezione del marchio. Il 39% degli intervistati ha dichiarato che l’azione pubblica di Musk ha influenzato negativamente la loro opinione sul costruttore. E quando il sondaggio ricordava esplicitamente le donazioni di Musk alla campagna di Donald Trump, la popolarità netta del fondatore crollava da -31 a -47, secondo i dati raccolti sul gradimento di Elon Musk.

L’effetto Musk allontana i clienti (e premia BYD)

La correlazione tra le performance di vendita e il sentimento verso Musk si fa ancora più nitida se si guarda alla propensione all’acquisto. Tra chi sta valutando un’auto elettrica, BYD ha superato Tesla con il 40% delle preferenze contro il 36%.

È la prima volta che il sorpasso si concretizza in un dato così netto, e non emerge nei segmenti economici, ma proprio tra i potenziali compratori che fino a ieri consideravano Tesla sinonimo di mobilità elettrica. Il dato proviene da la rilevazione InsideEVs sulle intenzioni d’acquisto.

In Francia e Danimarca, dove il dibattito politico interno non ha acceso i riflettori su Musk con la stessa intensità, Tesla ha tenuto o addirittura corso. Nei mercati nordici e mediterranei, al contrario, il danno d’immagine si è tradotto in un tracollo. Non è soltanto una questione di incentivi locali: se così fosse, i cali sarebbero stati più omogenei. Qui agisce una variabile nuova, ed è la persona-Musk che intacca la fiducia nel prodotto.

La guida autonoma che non arriva (e forse non può arrivare con le telecamere)

Mentre i consumatori europei prendono le distanze dal fondatore, l’altro pilastro su cui Tesla costruisce la propria valorizzazione tecnologica – la guida completamente autonoma – mostra crepe profonde. Il co-CEO di Waymo, Dmitri Dolgov, ha spiegato con chiarezza perché il solo utilizzo delle telecamere non potrà mai garantire una piena autonomia, in un’analisi pubblicata da Electrek. «Un sensing debole porta a una curva di sicurezza che si appiattisce troppo presto», molto prima di raggiungere prestazioni sovrumane. Il tasso di incidenti del robotaxi Tesla, basato esclusivamente su telecamere, è circa tre volte peggiore di quello dei guidatori umani, e questo con un supervisore a bordo.

«Un sensing debole porta a una curva di sicurezza che si appiattisce troppo presto» – Dmitri Dolgov, co-CEO Waymo

Waymo, al contrario, nel suo ultimo rapporto sulla sicurezza basato su 220 milioni di miglia percorse senza pilota al volante, mostra una riduzione del 94% degli incidenti con lesioni gravi rispetto a quanto causerebbero i conducenti umani sulla stessa distanza: circa 17 volte meglio. La distanza incolmabile, secondo Dolgov, è che le telecamere da sole «vanno bene per una demo», ed è esattamente ciò che il servizio robotaxi Tesla è al momento: una dimostrazione su scala limitata. Lo confermano i dati sulle miglia senza supervisione di Tesla: appena 380.000 miglia accumulate in totale.

L’Italia e la frenata dell’elettrico

Sullo sfondo, l’Italia vive una battuta d’arresto più ampia. A luglio 2026 la quota di mercato delle auto elettriche è scesa sotto il 6%, segnale che la spinta degli incentivi si sta esaurendo e che la transizione fatica a decollare. In un mercato già fragile, il crollo di Tesla contribuisce ad appesantire le immatricolazioni complessive, ma il dato nazionale va oltre le vicende di un singolo costruttore: la domanda langue, l’offerta di modelli accessibili stenta e l’infrastruttura di ricarica non cresce al passo.

Il combinato disposto tra il rifiuto del personaggio Musk in mezza Europa e la messa in discussione del paradigma tecnico di Tesla (solo telecamere) sta cambiando la geografia competitiva. Nei prossimi mesi, il numero da tenere d’occhio sarà la differenza tra le immatricolazioni di BYD e Tesla nei principali mercati europei, e la quota di auto elettriche in Italia, per capire se la frenata estiva è solo un rimbalzo post-incentivi o l’inizio di un raffreddamento più strutturale.