Un robot autonomo ed elettrico che usa luce UVC e intelligenza artificiale per eliminare i fungicidi chimici nelle colture

Immaginate un coltivatore che, a luglio, controlla le foglie e trova le prime macchie scure: il fungo è arrivato. La scelta, in quel momento, è tra un altro passaggio di rame o qualcosa di diverso. Lo scorso 14 luglio, un lettore di Vai Elettrico ha lasciato un commento che si complimenta con i cugini spagnoli. Dietro quel complimento c’è la storia di Agrikola AI, società formalmente fondata nel marzo 2024 con un’idea concreta: usare la robotica al posto dei fungicidi chimici.

Il dubbio di luglio: irrorare ancora o cambiare?

Il dubbio non è nuovo. Chi coltiva vite, pomodoro o ortaggi conosce il momento in cui un’infezione fungina costringe a decidere in fretta: trattare ancora o provare una strada diversa. La storia di Agrikola AI parte da qui. Il suo fondatore, Ricard Pardell, lavora su sistemi autonomi per l’agricoltura dal 2018: non un improvvisatore, ma qualcuno che arriva alla robotica dopo anni di esperienza. L’azienda detiene inoltre un brevetto per l’applicazione della luce UVC in orticoltura all’aperto senza rischi per persone e animali.

In pratica, la promessa è questa: colpire i funghi con la luce invece di irrorare piante e suolo con il rame. Il rame è un trattamento utilizzato anche in agricoltura biologica, ma ha costi e vincoli di applicazione che chi fa il biologico conosce bene: è proprio da lì che nasce l’interesse per un’alternativa fisica. Ma eliminare i fungicidi chimici è davvero possibile? E a quali condizioni?

Cosa dicono i numeri e i robot

Per rispondere al dubbio servono dati, non promesse. Il robot si chiama Wagus ed è, stando all’azienda, un robot terrestre autonomo ed elettrico che sostituisce i fungicidi chimici usando luce UVC e intelligenza artificiale. Nessuna goccia di sostanze chimiche: il trattamento avviene con illuminazione diretta, sensori in tempo reale e modelli predittivi che servono a monitorare la salute delle piante e a ottimizzare le decisioni in campo. Per l’agricoltore questo significa una macchina che non si limita a passare tra i filari, ma che raccoglie dati utili a decidere quando e come intervenire.

La direzione politica, intanto, è chiara. La Commissione Europea ha annunciato nel 2020 due obiettivi non vincolanti di riduzione dei pesticidi: una riduzione del 50% nell’uso e nel rischio dei pesticidi chimici e una riduzione del 50% nell’uso dei pesticidi più pericolosi. Non c’è un obbligo, ma il segnale per chi investe è chiaro: la chimica diventerà più costosa e più vincolata, e chi arriva prima con alternative credibili si troverà in posizione migliore.

Sul fronte dei costi, secondo Agrikola AI, come riportato da Hortidaily, il sistema elimina l’uso dei fungicidi chimici — incluso il rame in produzione biologica — e riduce i costi. Se la promessa regge alla prova dei campi, il vantaggio non è solo ambientale: è una voce in meno nel bilancio dell’azienda. Non ci sono ancora cifre pubbliche su tempi di rientro e costi di esercizio, e questo è un dato che ogni agricoltore dovrebbe chiedere prima di firmare. Resta una domanda: come si traduce tutto questo nella scelta concreta di un’azienda agricola?

Scegliere guardando due strade

La tecnologia non è una sola: sul mercato ci sono modi diversi di fare lo stesso lavoro. C’è chi punta sull’informazione e il supporto alle decisioni, come Wagus, e chi sulla scala operativa. Saga Robotics ha aumentato di 10 volte la superficie trattata con il robot Thorvald UV-C durante la stagione vitivinicola californiana del 2025 — e prevede di quasi triplicarla ancora. Due approcci diversi: il robot che aiuta a decidere e quello che lavora su grandi superfici, con numeri che crescono stagione dopo stagione. Quale modello conviene alla propria realtà produttiva?

La risposta, per un’azienda agricola, non è una sola. Prima di abbandonare il rame conviene guardare ai risultati in campo, ai costi effettivi e al tipo di supporto decisionale che la macchina offre. Il commento dello scorso 14 luglio si complimentava con i cugini spagnoli; la vera prova, però, a parte i complimenti, resta quella nei campi, sulla vite o sull’orto di chi ogni estate deve decidere se trattare ancora o provare un’altra strada.