Il rapporto TechnoServe misura i guadagni dell’agricoltura rigenerativa rispetto al reddito dignitoso, rivelando divari tra i sette paesi.

Un quarto del necessario

Non il 62% di aumento medio promesso nella primavera del 2025, ma il 26%: è la quota del reddito dignitoso che una famiglia tipo di coltivatori di caffè in Perù e Indonesia guadagnava al basale. Il 6 luglio scorso è stato pubblicato il nuovo rapporto su reddito dignitoso e agricoltura rigenerativa, e la vera notizia non è la promessa media ma la distanza tra i punti di partenza. Secondo quanto riportato da Daily Coffee News alla fine di luglio, in Vietnam le famiglie tipiche guadagnavano l’81% del parametro, il divario più piccolo. In Perù e Indonesia si partiva da un quarto del necessario. Il confronto tra i due estremi — 26% contro 81% — mostra senza giri di parole che il risultato non è uniforme. La media nasconde una geografia del divario molto irregolare.

La geografia del divario

Il nuovo documento estende il Regenerative Coffee Investment Case del 2025. Quel caso di investimento, secondo le stime pubblicate da TechnoServe, aveva calcolato che l’agricoltura rigenerativa potrebbe aumentare i redditi dei piccoli agricoltori in media del 62% e ridurre le emissioni di gas serra di 3,5 milioni di tonnellate di CO2 equivalente all’anno. Ma un aumento medio non dice se un bilancio familiare raggiunge davvero la soglia della dignità. La media appiattisce: un paese che parte da un quarto del parametro e uno che parte da quattro quinti non hanno lo stesso margine di manovra. Il salto rispetto al 2025, come spiega Sustainable Food Lab nel suo contributo al rapporto, è che i guadagni vengono ora misurati contro i parametri di reddito dignitoso, non soltanto contro la redditività dell’azienda agricola.

I paesi analizzati sono sette: Honduras, Kenya, Uganda, Etiopia, Vietnam, Perù e Indonesia. L’obiettivo dichiarato è capire come la transizione all’agricoltura rigenerativa incida sul benessere economico totale delle famiglie di piccoli agricoltori, non sul solo reddito della coltura. Qui la geografia si divide in due. Il documento stima che l’uso di pratiche rigenerative può garantire redditi dignitosi per le famiglie tipiche in Etiopia e Vietnam e quasi colmare il divario per gli agricoltori in Honduras e Kenya. Quattro paesi su sette, nei modelli, arrivano alla dignità o molto vicini. Nei casi positivi, il reddito dignitoso passa da obiettivo lontano a risultato raggiungibile o quasi raggiunto.

Dall’altra parte ci sono Uganda, Perù e Indonesia, che il documento non colloca tra i paesi che raggiungono o quasi il traguardo. Il punto non è che il suolo non risponda: è che in Perù e Indonesia si parte dal 26% del reddito dignitoso, un quarto del necessario, il divario più ampio del gruppo. Se in quattro paesi il suolo basta quasi, qui resta un abisso: chi lo colma?

Il suolo o il prezzo?

La risposta non è solo agronomica. Dal 2019 esiste un fronte parallelo che punta sul prezzo: IDH, attraverso la rete Global Coffee Platform, ha avviato una Task Force per il Reddito Vitale del Caffè. Significa che per colmare il divario si può lavorare anche sul valore pagato al coltivatore, non solo sulla resa del campo. Produrre di più o rigenerare il suolo non basta se il prezzo pagato non riflette quanto costa una vita dignitosa.

È la stessa logica dei prezzi di riferimento: Fairtrade fissa prezzi di riferimento per il reddito dignitoso per diversi prodotti, tra cui cacao e caffè, e il suo programma Living Income Reference Price è l’approccio basato sul prezzo più prominente per colmare il divario nel caffè. Due strade corrono in parallelo: migliorare il suolo o alzare il prezzo. Il rapporto di luglio mostra quanto può fare la prima, ma il 26% di partenza di Perù e Indonesia ricorda che per alcuni serve anche la seconda. Il prossimo numero da tenere d’occhio resta quel 26%: se non si muove, il caffè rigenerativo rischia di essere una promessa che vale solo per alcuni.