Il progetto BlueRewilding punta a reintrodurre il predatore scomparso, ma la maturità sessuale arriva dopo sei o sette anni

Migliaia di chilometri quadrati di foreste di kelp scomparvero lungo le coste norvegesi già nei primi anni Settanta. La causa non fu l’inquinamento né il cambiamento climatico, ma la pesca eccessiva che rimosse i predatori dei ricci di mare, a cominciare dal pesce lupo atlantico. A distanza di oltre cinquant’anni, un progetto presentato nel maggio 2025 – BlueRewilding – prova a riportare in acqua il predatore scomparso, ma deve fare i conti con una biologia lentissima: la maturità sessuale arriva dopo sei o sette anni e la connettività tra le popolazioni locali è bassa.

Il crollo silenzioso delle foreste di kelp

A partire dal 1970, la superficie di foreste di kelp perduta lungo la costa della Norvegia centrale e settentrionale ha raggiunto migliaia di chilometri quadrati, coprendo otto gradi di latitudine. Le alghe del genere Laminaria sono state rase al suolo dai ricci di mare, i cui predatori naturali – pesce lupo in testa – erano stati quasi eliminati dalla pesca nei decenni precedenti. È l’ipotesi sostenuta da Norderhaug e colleghi in uno studio del 2021. Il crollo non è un fenomeno locale: negli Stati Uniti la National Oceanic and Atmospheric Administration ha classificato l’Atlantic wolffish come specie a detenzione zero, vietandone la pesca a causa del grave declino delle popolazioni. Se rimuovere il predatore apicale ha innescato la desertificazione sottomarina, reintrodurlo potrebbe riavviare il processo inverso. Ma non è detto che sia automatico.

Il lento ritorno del lupo di mare

Il progetto BlueRewilding, coordinato da Akvaplan-niva, prevede di produrre 500 giovani esemplari di pesce lupo atlantico a partire da riproduttori selvatici catturati in natura. Il rilascio controllato in mare dovrà seguire protocolli da mettere a punto, e nel frattempo si raccolgono campioni di tessuto – muscolo o pinna – da 50 a 100 individui prelevati in tre o quattro aree geografiche distinte lungo la costa del Troms e del Finnmark, per una futura mappatura genetica delle popolazioni. Sono numeri piccoli, che rispecchiano la delicatezza dell’operazione. Il pesce lupo atlantico non è una specie qualsiasi: impiega almeno sei anni per raggiungere la maturità riproduttiva e le diverse popolazioni locali mostrano scarsi scambi genetici. Significa che ogni singolo rilascio è un investimento a lunghissimo termine e che i risultati – la riduzione visibile dei ricci, il ritorno del kelp – potrebbero non arrivare prima di un decennio. Inoltre, la specie è nota per la fecondazione esterna e la deposizione delle uova in ammassi gelatinosi che richiedono cure parentali: riprodurre in cattività questi pesci è un esercizio di precisione. Il primo schiudimento di uova fecondate artificialmente di lupo di mare maculato, un parente stretto, risale al 1994 nei laboratori del Norwegian College of Fishery Science di Tromsø. Da allora la tecnica è stata affinata, ma passare dall’allevamento sperimentale al ripopolamento in natura è un salto di scala che richiede tempo e molti tentativi.

Calce o allevamento: le due facce del restauro

Non è solo l’allevamento la strada per riconquistare le foreste perdute. Nel 2013, un esperimento su larga scala scelse la drasticità: su settanta ettari di fondale ridotto a deserto dai ricci da oltre 45 anni, gli stessi ricercatori sparsero 200 tonnellate di calce viva per eradicare la popolazione di ricci di mare. Il kelp si riprese entro un anno nelle aree trattate, dimostrando che, una volta rimosso il pascolatore, l’habitat può rigenerarsi con relativa rapidità. La via chimica ha però costi ambientali e logistici elevati e un effetto localizzato, mentre l’approccio del BlueRewilding punta a ricostruire un equilibrio trofico che si automantenga nel tempo. I due metodi non si escludono, ma rispondono a filosofie opposte: intervento una tantum contro ripristino graduale della catena alimentare. Resta da chiedersi se i 500 giovani lupi – e i sei anni necessari perché maturino – basteranno a invertire la tendenza. Il numero da tenere d’occhio sarà il tasso di sopravvivenza dopo il rilascio in natura, un dato che oggi nessuno può ancora calcolare.