Alabama: nodo costi rete; Illinois: batterie domestiche cambiano il modello.

Se i campus di data center proposti in Alabama venissero costruiti a piena capacità, consumerebbero più elettricità di tutte le case dello stato messe insieme. È un confronto che ribalta il dibattito: non si tratta di aggiungere qualche megawatt, ma di decidere chi paga per la rete che li servirà.

La partita non è tecnologica. È una questione di proprietà e controllo della flessibilità. Tre storie – in Alabama, a Westminster e in Illinois – mostrano come lo stesso conflitto assuma forme diverse.

Un campus da novanta città

In Alabama, la più grande utility elettrica dello stato ha un monopolio di fatto su gran parte del territorio. La società ha pubblicizzato che le bollette dei clienti non aumenteranno a causa dei data center, come si legge nell’.

Ma il dettaglio smentisce la promessa. Se costruiti a piena capacità, i campus dei data center proposti consumerebbero più energia di tutte le case dell’Alabama combinate, secondo.

Il caso più estremo è a Bessemer, che consumerà 90 volte più energia di tutte le residenze della città combinate.

Shannon Vanden Heuvel ha definito la mossa «al mille per cento una mossa di pubbliche relazioni per placare le preoccupazioni di tutti», come riporta l’analisi dell’Inside Climate News.

A Westminster i conti non tornano

Nel Regno Unito, il rapporto Onward è stato usato dal Partito Conservatore per sostenere la sua opposizione alle politiche net-zero. Il factcheck di Carbon Brief ha individuato dieci errori metodologici: numeri gonfiati sui costi, ipotesi di generazione irrealistiche e omissioni sui benefici delle rinnovabili.

Non è una divergenza accademica.

È un tentativo di orientare l’opinione pubblica contro le politiche climatiche usando dati che non reggono a un controllo indipendente. In Alabama, la stessa battaglia si combatte sul terreno delle tariffe e delle infrastrutture.

La batteria in cantina a 20 dollari

Solrite Energy ha annunciato l’ingresso nel mercato dell’Illinois con un programma che fornisce batterie domestiche a 20 dollari al mese, rendendole disponibili per la rete locale. A gennaio, il governatore JB Pritzker ha firmato il Clean and Reliable Grid Affordability Act, che impone alle utility di sviluppare programmi di virtual power plant.

L’Illinois è il quinto stato in cui Solrite possiede virtual power plant, dopo California, Connecticut, Massachusetts e Texas, come riporta. La società possiede batterie e pannelli solari e stabilisce un sistema in cui i clienti pagano canoni mensili per leasing a lungo termine, come spiega il modello di leasing di Solrite.

«Quando parliamo con un fornitore o una utility, spesso iniziano dicendo: ‘Non preoccuparti, useremo le vostre batterie solo 5-10 volte all’anno’. Io li fermo e dico: ‘No, no, no, non le nostre batterie. Voglio che le usiate il più possibile’»

La dichiarazione, riportata dalla frontiera dei virtual power plant in Illinois, segna il ribaltamento della logica: non più batterie di riserva, ma risorse da chiamare in causa ogni giorno.

Solrite genera ricavi vendendo elettricità dai suoi virtual power plant con contratti a utility e altri acquirenti, oltre ai canoni mensili dei clienti, come dettaglia il modello di business di Solrite. Kenworthy ha spiegato che una batteria che si scarica nelle poche ore di picco estivo evita al fornitore quel costo, e il risparmio passa ai clienti, come si legge nella copertura di Inside Climate News.

Nei prossimi mesi, il numero da tenere d’occhio è 20: i dollari al mese che in Illinois separano una bolletta passiva da una casa che partecipa al mercato dell’energia. La velocità con cui quel numero scenderà – o salirà – dirà chi controlla davvero la rete.