Calore oltre 200°C: i blocchi incandescenti di Antora puntano a sostituire il metano.
Tra il 2021 e il 2024 il calo della domanda Ue di gas ha raggiunto 78,5 miliardi di metri cubi, un quinto dei consumi totali. I numeri per settore sono ancora più netti: domestico −24%, industria −20%, servizi −19%, generazione elettrica e termica −18%.
Il tracollo non è arrivato solo dai capricci del clima o dalla frenata dell’economia. Dentro quei metri cubi risparmiati c’è un pezzo consistente di trasformazione strutturale.
Un quarto di gas in meno entro il 2030, se i numeri tengono
Secondo i dati IEEFA, il potenziale taglio dei consumi Ue di gas grazie a fotovoltaico, eolico e pompe di calore è di circa il 25% al 2030. Solo nel 2024, gli 8,8 miliardi di metri cubi evitati con più sole, vento e nuove pompe di calore danno la misura di quanto il disaccoppiamento dal metano sia già in corso.
Per ampliare l’effetto, il passo da mantenere è il ritmo annuale di 4 milioni di pompe di calore, 75 GW di fotovoltaico e 22 GW di eolico per i prossimi cinque anni. Numeri ambiziosi ma non campati in aria, se si guarda alla capacità installata negli ultimi due anni.
Eppure c’è un comparto che sfugge a questa elettrificazione diretta.
Il calore che le pompe non toccano
Riscaldare casa o l’acqua sanitaria con una pompa di calore è una strada tracciata. Ma nell’industria il calore di processo oltre i 200 °C — cemento, acciaio, chimica, vetro, alimentare — ha bisogno di temperature che le pompe non raggiungono. Qui il gas resta il combustibile di default, e la sua sostituzione è la parte più difficile della partita europea.
Nel frattempo, il ruolo del gas nella generazione elettrica si sta già sgonfiando: la crescita anemica dell’energia da gas naturale è stata solo del 2,5%, mentre il carbone arretra e le rinnovabili avanzano.
Il convitato di pietra, appunto, resta il calore ad alta temperatura. Ed è qui che una tecnologia ancora poco raccontata cambia lo schema.
Il round Series C da 550 milioni di dollari chiuso da Antora Energy, oversubscribed, non è solo un segnale finanziario.
L’azienda produce i blocchi solidi di carbonio scaldati con elettricità fino a diventare incandescenti, in grado di fornire calore industriale direttamente o di riconvertirlo in elettricità quando serve.
Il sistema non è un prototipo da laboratorio. Il progetto del South Dakota da 5 gigawattora su più giorni è uno degli impianti di stoccaggio a batteria più grandi al mondo. Antora sostiene che le sue batterie si caricano quando l’elettricità è abbondante e forniscono energia quando la domanda cresce, soddisfacendo nuovi grandi carichi senza aumentare i costi per i consumatori, grazie a la ricarica con elettricità a basso costo.
Cinque gigawattora nel South Dakota e uno sguardo sull’industria europea
Le applicazioni industriali dei moduli coprono chimica, alimentare, acciaio, data center e gestione di rete. Una flessibilità che spiega perché il mercato stia guardando a questa soluzione con un interesse che va oltre la curiosità tecnologica.
Per l’Europa, che ha già dimostrato di saper tagliare un quinto del gas in tre anni, il prossimo passo è decidere se la decarbonizzazione del calore di processo resta un capitolo rinviato o se modelli come quello di Antora entrano nell’agenda industriale. Non domani. Adesso che i blocchi di carbonio si scaldano con l’elettricità in eccesso, il differenziale di costo con il gas inizia ad assottigliarsi sul serio.
Nei prossimi mesi il numero da guardare non è solo il prezzo del metano al TTF, ma quanti altri impianti simili a quello del South Dakota verranno annunciati. Perché la partita del calore industriale si gioca lì.




