Il gas copre il 95% del fabbisogno, mentre Cina e Usa puntano su carbone e auto-produzione energetica.

Nel 2025, la dipendenza energetica dell’Italia è risalita di 1,7 punti percentuali, con le importazioni nette tornate a rappresentare oltre tre quarti dell’energia complessivamente immessa nel sistema energetico nazionale. Il peso dell’estero è passato dal 73,5% del 2024 al 75,2%, secondo il bilancio energetico Mase.

Eppure, il fotovoltaico ha toccato il record di 45 TWh, con una crescita del 25% sul 2024.

La produzione da fonti rinnovabili è stata di 132 TWh, in calo dell’1,5%: l’idroelettrico ha perso il 21%, l’eolico il 3,3%.

Gli impianti a gas hanno generato il 46,3% dei 274,2 TWh prodotti in Italia, circa 127 TWh. Le importazioni di gas hanno raggiunto 61,6 miliardi di metri cubi, in aumento del 4%, mentre la produzione nazionale si è fermata a 3,4 miliardi. La dipendenza dal gas resta al 95%, nonostante la crescita del biometano da 388 a 427 milioni di metri cubi.

Nel 2025, le emissioni di anidride carbonica del settore elettrico sono stimate a 70,7 milioni di tonnellate, il 4,2% in più, mentre la produzione elettrica è cresciuta del 2,5%.

Rispetto alle traiettorie Pniec, il divario è ampio: nel settore elettrico la quota di rinnovabili è al 43,5% contro il 63,4% previsto a fine decennio; nel termico al 20,6% contro il 35,9%; nei trasporti al 9,8% contro il 34,2%.

Pechino e la dottrina del carbone ‘fondamentale’

La Cina ha adottato il 15° piano quinquennale per il carbone per il periodo 2026-2030. Il testo definisce il carbone come una fonte fondamentale di energia.

La dichiarazione di Wang Hongzhi, capo della NEA, riportata dal People’s Daily, afferma: «Il carbone è la più grande fonte di fiducia per garantire un approvvigionamento energetico stabile».

Il giudizio di Li Shuo, direttore del China climate hub dell’Asia Society Policy Institute, riportato da Carbon Brief, è che il conflitto rafforzerà il ruolo del carbone nel sistema energetico cinese, sia come fonte di energia sia come materia prima per le commodities.

L’energia fai-da-te dei data center americani

Negli Stati Uniti, la richiesta di PJM ai data center di portare la propria energia sta facendo discutere. La Pennsylvania si trova ad affrontare la stessa questione dei data center in Pennsylvania.

Tre continenti, lo stesso sintomo: la sicurezza energetica è diventata l’alibi per restare aggrappati alle fonti fossili e alle vecchie logiche di rete.

I numeri mostrano che la transizione arretra invece di avanzare.

Per l’Italia, la domanda è se i target al 2030 siano ancora raggiungibili o se siano già una finzione. E per chi paga la bolletta, la differenza non è irrilevante.