La ricarica pubblica in Italia resta un’incognita tra QR code che non si aprono e colonnine fuori servizio
Succede anche a te: scegli l’auto elettrica per risparmiare, poi il fine settimana lo passi a scansionare QR code che non si aprono. Non è un dettaglio, è la transizione reale.
Mentre Alberto, insegnante della Valle d’Aosta, cerca una presa funzionante tra Svizzera e trafori, i laboratori promettono batterie che cambieranno tutto.
Il divario tra queste due velocità è la notizia.
Il numero che dovrebbe battere il diesel
Geely ha annunciato che la sua prossima batteria a stato solido per auto elettriche raggiungerà una densità energetica fino a 500 Wh/kg. Le conterrebbero circa il doppio dell’energia per chilogrammo rispetto alle migliori batterie agli ioni di litio attualmente in produzione.
Dall’altra parte dell’oceano, la startup californiana Aptera lavora da oltre dieci anni a un veicolo elettrico solare. Per accelerare la produzione dell’auto a tre ruote ha stretto una partnership con Launch Design. Il primo lotto di produzione in Cina servirà a mettere a punto i processi, poi l’assemblaggio si sposterà in California.
Numeri e promesse importanti, ma lontani dalla strada.
Il Monte Bianco, il Gran San Bernardo e quindici colonnine
La procedura di attivazione della ricarica su colonnina pubblica richiede: inquadrare il QR, accedere al portale del gestore, inserire i dati della carta di credito, attendere il codice di verifica del pagamento, poi inserire la password della banca. Sembra un percorso burocratico, ma è solo l’inizio.
Alberto elenca i possibili problemi durante la ricarica: la colonnina non interagisce con l’utente, il QR non è visibile, non si riesce ad aprire la pagina del portale, il pagamento viene rifiutato, il pagamento è accettato ma la ricarica non si avvia, la ricarica si avvia ma si interrompe senza motivo.
La sua disavventura al tunnel del Monte Bianco è un concentrato: due ore in coda, la colonnina più accessibile che non lo fa ricaricare perché la pagina del portale non si carica, e poi due ore di corsa in salita con la batteria quasi esaurita.
Al Gran San Bernardo, stesso copione con finale diverso: batteria quasi esaurita, nessuna colonnina con prese adatte sul lato svizzero, e la richiesta di usare la colonnina privata dei dipendenti per non restare a piedi.
In Svizzera, per trovare una presa utile, Alberto ha dovuto provare circa 15 colonnine nell’arco di 30 chilometri. Il problema, spiega, non è trovare una colonnina ma trovare una colonnina funzionante. La ricarica per auto elettriche è tutt’altro che razionale: serve un test colonnina per colonnina, wallbox per wallbox.
Non serve il 2027, serve un QR code che si apra
La promessa dei 500 Wh/kg racconta un futuro in cui l’auto elettrica può fare mille chilometri senza ricariche. Ma oggi, per chi vive in montagna o viaggia sui valichi, il collo di bottiglia non è la batteria: è l’affidabilità della colonnina.
Prima di comprare un’auto elettrica, conviene testare le colonnine della tratta abituale. Il test costa un paio d’ore in un fine settimana, molto meno di una riparazione o di una ricarica di emergenza. Se nella tua zona si carica bene, l’elettrico ha senso. Se per ogni ricarica devi sperare che la pagina si apra, allora l’autonomia dichiarata non ti salverà.
Tra una batteria da 500 Wh/kg annunciata e una colonnina muta davanti al Monte Bianco, oggi vince la colonnina muta.




