Oltre 150 miliardi di dollari investiti negli Usa dal 2022, ma il costo delle batterie resta alto
Una bolletta che pesa
Guardi la bolletta della luce, fai due conti e pensi che sia arrivato il momento di mettere un impianto fotovoltaico con accumulo. Poi chiedi un preventivo e ti cade il mondo addosso: le batterie, da sole, costano più dei pannelli. E ti chiedi come sia possibile, visto che ogni giorno leggiamo titoli su miliardi di investimenti nel settore. La domanda è legittima. Secondo i dati raccolti dalla American Battery Leadership Coalition, dal 2022 sono stati annunciati oltre 150 miliardi di dollari in investimenti manifatturieri di batterie negli Stati Uniti. Una cifra che suona come una promessa: più fabbriche, più produzione, prezzi più bassi. Ma la realtà, per chi deve scegliere se installare o meno un accumulo, è molto diversa. E allora, come mai con tutti questi miliardi i prezzi non scendono? La risposta sta in ciò che è stato finanziato – e in ciò che è stato ignorato.
Il gigante cinese e il fallimento americano
Non è solo una questione di soldi: è una questione di scelte industriali. Se si guarda a dove sono finiti i finanziamenti pubblici americani, il quadro diventa subito chiaro. Oltre il 90% dei fondi federali per le batterie è andato a progetti basati sul litio, secondo la coalizione. Tecnologie mature, certo, ma anche tecnologie che competono su un mercato dominato da pochi grandi attori globali e soggetto a oscillazioni di prezzo violente. Il resto – quel meno del 10% – è rimasto per tutto il resto, comprese le batterie agli ioni di sodio. Eppure il sodio è il sesto elemento più abbondante sulla Terra, disponibile in grandi quantità anche a livello domestico. Significa che non devi dipendere da catene di approvvigionamento lunghe e fragili per costruire le batterie. E i vantaggi economici, per lo stoccaggio stazionario, sono reali. “Lo ione di sodio offre forti vantaggi economici, inclusi minori costi operativi, lunga durata dei cicli, piena profondità di scarica e alta efficienza”, ha spiegato Graeme Grant, COO di Alsym Energy, a Energy Storage News. Parole che dovrebbero far tendere le orecchie a chiunque stia valutando un impianto di accumulo.
Eppure, mentre negli Stati Uniti si discute, la Cina va. Lo scorso aprile, a Pechino, CATL ha svelato una nuova batteria agli ioni di sodio per lo stoccaggio energetico, scrive ESS News. Non stanno facendo esperimenti: stanno portando il sodio sul mercato. Intanto, negli Stati Uniti, è arrivata in questi giorni la notizia che Natron Energy ha smesso di operare. Natron era una startup pioniera proprio sulle batterie al sodio, aveva raccolto oltre 363 milioni di dollari da investitori come Khosla Ventures, Liberty Oilfield Services e United Airlines, come riporta Latitude Media. Ma nel 2025, nota la IEA, la produzione globale di batterie agli ioni di sodio era inferiore all’1% di quella delle tecnologie agli ioni di litio. Una quota minuscola che da sola spiega la spirale: piccoli volumi, alti costi di produzione, difficoltà a competere.
È il cane che si morde la coda. Senza un intervento che riequilibri i finanziamenti, il sodio rischia di restare una promessa eterna mentre il consumatore continua a pagare caro l’accumulo al litio.
Per cercare di rompere questo circolo vizioso è nata proprio quest’anno l’American Battery Leadership Coalition, organizzata e gestita da Founders Policy Group, con l’obiettivo dichiarato di garantire che l’opportunità del sodio non venga persa. Ma intanto il gap resta. E la Cina guadagna terreno.
Cosa conviene fare
E per chi, come te, valuta un accumulo per casa o azienda, cosa cambia? Nel breve termine, poco. Se oggi chiedi un preventivo, ti proporranno ancora batterie al litio, perché sono quelle disponibili. Ma nel medio termine lo scenario potrebbe cambiare rapidamente. Le batterie al sodio non hanno bisogno di cobalto, né di litio, due materie prime care e volatili. Il sodio, lo ripetiamo, è ovunque. Questo significa che, una volta che la produzione raggiungerà una certa scala, il costo finale per il consumatore potrebbe scendere in modo significativo. Non è fantascienza: è la stessa dinamica che abbiamo visto con i pannelli fotovoltaici, crollati di prezzo quando la produzione è cresciuta. Una batteria più economica cambierebbe i conti di un impianto di accumulo. Oggi il tempo di rientro dell’investimento per un sistema fotovoltaico con batteria al litio può superare i dieci anni. Con il sodio, quel numero potrebbe dimezzarsi, rendendo l’accumulo finalmente conveniente non solo per chi ha consumi alti, ma per una platea molto più ampia.
Nel frattempo, la strategia migliore è tenersi informati. Informarsi sui progressi della tecnologia al sodio, capire quando i primi prodotti saranno disponibili sul mercato europeo e non farsi abbagliare dal marketing che spinge solo sul litio. La prossima volta che guarderai un preventivo, saprai che oltre al litio esiste un’alternativa molto più abbondante – e potenzialmente molto più economica. Il mercato delle batterie sta cambiando. Non farti ingannare dai grandi numeri: la vera rivoluzione potrebbe arrivare da un elemento che hai già in cucina, il sodio. Tieni d’occhio i nuovi sviluppi: per il tuo portafoglio, potrebbe fare la differenza.




