Scegliere un’auto nuova è già complicato. Se poi è elettrica, ogni conversazione finisce con la stessa domanda: è davvero il momento o sto inseguendo una moda? I numeri, però, raccontano due storie opposte. Alla fine di luglio, secondo l’ultimo aggiornamento dell’International Energy Agency, nel secondo trimestre del 2026 le vendite di veicoli alla spina sono cresciute del 35%, con nuovi record trimestrali registrati in 50 Paesi. Basta guardare i numeri per capire perché il dubbio è legittimo: nello stesso mondo in cui il mercato globale accelera, c’è chi va in direzione opposta.
Il dubbio legittimo: elettrico sì o no?
Il dubbio di chi compra nasce da segnali difficili da conciliare. Da una parte, il mercato globale continua a correre: la stessa IEA prevede che nel 2026 le auto elettriche rappresentino il 29% delle vendite mondiali di nuove auto, un punto percentuale in più rispetto alle stime di maggio. Dall’altra, però, ci sono mercati che frenano. Negli Stati Uniti, le vendite di veicoli elettrici sono calate del 27% su base annua nel primo trimestre del 2026, dopo che a fine 2025 avevano già segnato un meno 36% rispetto all’anno precedente. Non stupisce che, secondo Edmunds, lungo tutto il 2026 le elettriche si siano attestate stabilmente tra il 5 e il 6% delle vendite di auto nuove.
Questa frattura non è un dettaglio statistico: cambia il modo in cui bisogna leggere i listini, gli incentivi e il valore futuro dell’auto. Ma la risposta non sta nei singoli mercati: serve uno sguardo più ampio.
La fotografia IEA: il mondo accelera, trainato dalla Cina
E qui arriva la fotografia IEA del secondo trimestre 2026. Il dato più importante non è solo la crescita: è dove sta avvenendo. Nel confronto con il primo trimestre, le vendite globali di auto elettriche sono salite del 35%, e del 4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In Cina, oltre il 60% delle nuove auto vendute nel 2026 sarà elettrico: un nuovo massimo storico, secondo l’IEA.
Il ritmo cinese non si ferma ai confini nazionali. Nei primi sei mesi del 2026 la Cina ha esportato quasi tante auto elettriche quante ne aveva esportate durante tutto il 2025. È un’accelerazione che sposta il baricentro del mercato: già nel 2025 le vendite globali avevano superato i 20 milioni di unità, con una crescita del 20% rispetto al 2024. Se nel 2026 le elettriche arriveranno al 29% delle vendite mondiali, come stima l’IEA, il merito sarà soprattutto di Pechino.
Restano però le conseguenze concrete per chi compra o gestisce flotte. La crescita cinese non è solo un dato geopolitico: arriva nei listini, nei tempi di consegna e nei valori residui.
Il vantaggio nascosto: sconti e valori residui
La velocità cinese non è solo un dato geopolitico: arriva nei listini. Come ha detto Russo, citato da Rest of World: «l’eccesso di scorte di veicoli elettrici cinesi porta a sconti, incentivi e pressione sui valori residui mentre i distributori svuotano le scorte». E il motivo è strutturale: «Abbiamo già visto questo film: la Cina può esportare veicoli più velocemente di quanto le reti di vendita al dettaglio all’estero possano assorbirli».
Per chi compra, questo cambia i criteri di scelta. Da una parte c’è più offerta e prezzi più aggressivi; dall’altra, un valore residuo sotto pressione può pesare sul costo reale dell’auto al momento della rivendita o del leasing. Non è vero che l’elettrico non conviene mai, né che convenga sempre. Conviene ragionare sul costo totale: prezzo d’acquisto scontato, costi di ricarica, manutenzione e valore futuro.
La scelta informata, oggi, passa da qui: non tanto se passare all’elettrico, ma dove e a che condizioni. Chi compra oggi può approfittare di un mercato sbilanciato: l’offerta cinese genera sconti, ma i valori residui sono sotto pressione. Valutare il costo totale, non solo il prezzo d’acquisto, è la vera transizione pratica.




