La ricarica notturna a 20 centesimi regge il confronto con la benzina

A casa la bolletta della luce arriva insieme al preventivo dell’auto nuova. La colonnina si può installare, la rata per l’elettrica pure. Ma il risparmio che ti sei raccontato sta nascosto in una riga che quasi nessuno guarda: il costo di un kWh quando ricarichi davvero.

Il listino di un’elettrica fa discutere, gli incentivi pure. La verità è più noiosa: o sai leggere la bolletta, o il passaggio all’elettrico rischia di deluderti.

Il carburante dell’elettrica si compra in bolletta

Marcello Senesi, lettore di Vaielettrico, mette il dito su un numero concreto: il costo della ricarica domestica viaggia intorno a 0,20 euro/kWh. Con 6 ore di ricarica notturna, dalle 24 alle 6, a 5 kW si rimettono 30 kWh per 6 euro: è lì che si costruisce il vantaggio.

Ecco perché la risposta di Vaielettrico non fa giri di parole: chi può ricaricare a casa a quella tariffa può passare all’elettrico anche subito. Il confronto è brutale: 2,6 euro per 100 km contro 11 euro della benzina. il risparmio per 100 chilometri è il margine che paga l’eventuale costo iniziale più alto.

Dall’altra parte dell’Atlantico i conti tornano. il calcolo per gli Stati Uniti parte da 12.000 miglia all’anno, benzina a 4 dollari al gallone ed elettricità a 20 centesimi di dollaro per kWh. Un veicolo elettrico che percorre quella distanza consuma circa 3.000 kWh: il consumo annuo di un veicolo elettrico è il primo dato da fissare. A 20 centesimi, il costo annuale di elettricità è di 600 dollari, 50 al mese se si ricarica a casa: il costo annuale di elettricità per un EV è il tuo vero confronto di spesa, non la rata del finanziamento.

Il punto non è il prezzo della macchina. Il punto è il prezzo del kWh che compri alle 3 di notte.

Perché il prezzo al kWh non basta

Dal 1° luglio 2025 la struttura standardizzata delle bollette ha cambiato le carte: energia e gas si leggono con la stessa impalcatura. Ma sapere se un’offerta conviene resta un lavoro da detective. Prima di tutto bisogna capire: la quota fissa si paga anche se non ricarichi mai, e incide molto sul costo medio per kWh di chi fa pochi chilometri.

Poi c’è il tranello del prezzo esposto. Per il confronto tra offerte non si può guardare la cifra pubblicizzata al kWh o allo Smc: va ricostruita la spesa annua sui propri consumi, perché una tariffa bassa con quota fissa alta può battere una tariffa media solo a certe percorrenze.

E qui entrano in scena le fasce orarie F1, F2 e F3: ricaricare di notte conviene solo se la tua offerta multioraria paga davvero il kWh notturno meno di quello diurno. La differenza tra le offerte monorarie, biorarie e multiorarie non è un dettaglio: per chi ricarica a casa, la bioraria o multioraria può essere l’equivalente di comprare benzina con lo sconto fedeltà.

Esistono però strumenti pubblici per non farsi abbindolare: il Portale Offerte e il Portale Consumi permettono di confrontare i contratti e di risalire ai propri dati reali. Soprattutto il profilo di consumo sul Portale Consumi aiuta a capire quando consumi e quanto pagheresti davvero, prima di firmare.

Non si confronta il prezzo al kWh: si confronta la bolletta che uscirà a fine anno.

Quando l’elettrica conviene (e quando no)

Se hai una presa di casa o puoi installare una wallbox, una tariffa notturna sotto i 25 centesimi e fai più di 10-12.000 km all’anno, i conti reggono: la bolletta cresce, la benzina sparisce. Se invece sei costretto alle colonnine pubbliche, con tariffe che spesso triplicano rispetto a 0,20 euro/kWh, il risparmio per 100 km si assottiglia fino a sparire.

Meglio farsi due calcoli con la bolletta alla mano.

Puoi aspettarti una cosa concreta: prima di scegliere l’auto, apri il portale consumi, guarda i kWh che usi la notte, calcola con il tuo prezzo orario. La risposta non sta nel listino, sta nella bolletta. Se il costo per 100 km non scende sotto quello della benzina, nessun incentivo potrà rendere l’elettrico un affare.