Il calo delle importazioni cinesi di petrolio del 32% nel secondo trimestre segnala una transizione energetica più rapida del previsto

Nel secondo trimestre 2026, la Cina ha registrato un taglio delle importazioni di petrolio del 32%. Non è un errore di battitura. È il segnale che la transizione energetica sta correndo più veloce dei mercati.

La domanda complessiva di petrolio è scesa del 9% nello stesso periodo, secondo l’analisi sulle emissioni cinesi. Nel solo trasporto su strada il calo è stato ancora più netto: -16%, un dato che emerge dallo stesso report sul crollo del petrolio.

Per la prima volta, la riduzione dei consumi di petrolio è stata responsabile del calo delle emissioni complessive del Paese, secondo il report sulle emissioni cinesi. Le emissioni di CO2 della Cina, riportate da le emissioni di CO2 della Cina, sono scese dell’1% nel secondo trimestre 2026.

Veicoli elettrici e trasporto pubblico sono diventati i fattori chiave della domanda di petrolio: i livelli di trasporto sono aumentati anche se il consumo di carburante è crollato, come mostra l’analisi sulle emissioni cinesi. L’impatto delle auto elettriche sui consumi di petrolio è stato quasi il doppio di quanto ci si sarebbe aspettati dal semplice aumento del parco circolante, secondo il report sul crollo del petrolio. Nei primi sei mesi del 2026, il petrolio spiazzato dalle auto elettriche in Cina ha superato l’intero consumo semestrale del Regno Unito, come emerge dallo studio sul crollo del petrolio.

Quando l’elettricità vale zero

La stessa dinamica si sta manifestando in Europa, ma sul prezzo dell’elettricità. Nel 2025, i prezzi negativi in Europa hanno fatto registrare oltre tredici volte le ore sotto zero del 2022 nei cinque maggiori mercati.

Secondo la nuova analisi di S&P sui prezzi elettrici negativi, il fenomeno non è più un’anomalia. In Italia, nel secondo trimestre, sono state registrate complessivamente le 106 ore a zero in Sud, Calabria e Sicilia.

L’articolo afferma che serve al più presto la nuova capacità di accumulo per mantenere bancabili le energie rinnovabili merchant.

Il conto della flessibilità

L’offerta pulita sta superando la domanda. In Cina, il petrolio perde terreno più in fretta di quanto i produttori abbiano previsto. In Europa, l’elettricità solare ed eolica a volte non trova acquirenti nemmeno a prezzo zero.

Per gli investitori, il messaggio è duplice. Chi ha scommesso sulle rinnovabili merchant vede i prezzi calare e i ricavi diventare più incerti. Chi ha scommesso sul petrolio vede la domanda strutturalmente in calo, non solo per un rallentamento congiunturale.

La transizione corre più veloce dei mercati. Ma senza accumulo e flessibilità, questo successo può strangolare gli investimenti: se l’energia non si può immagazzinare, il suo valore crolla proprio quando serve di più.

Per i prossimi mesi, il numero da tenere d’occhio è il 32%.

Se il taglio delle importazioni cinesi di petrolio si ripeterà nel terzo trimestre, i mercati petroliferi dovranno rivedere le loro ipotesi. E per l’elettricità, attenzione alle ore sotto zero estive in Europa: se supereranno il record del 2025, diventerà impossibile ignorare l’urgenza dello stoccaggio.