Lighthouse Reports: 239 cause dei big del food contro le regole su etichette e pubblicità.
Quel bollino nero non è lì per caso
Giri la confezione dei cereali e cerchi i bollini neri sulla parte frontale: in un colpo d’occhio ti dicono se dentro ci sono troppi zuccheri, grassi o sale. Sembrano informazione neutra, ma dietro c’è una guerra legale. Secondo l’inchiesta di Lighthouse Reports, pubblicata lo scorso 22 luglio, tra il 2010 e il 2025 sono state presentate 239 cause in Messico, Colombia, Brasile, Stati Uniti, Regno Unito e India contro politiche di salute pubblica dedicate a cibi e bevande. Nel mirino sono finite l’etichettatura frontale, le restrizioni alla pubblicità di cibo spazzatura rivolta ai bambini, le tasse sulle bibite zuccherate e le imposte sugli alimenti ultraprocessati.
In pratica, qualcuno ha portato in tribunale proprio quelle informazioni che oggi leggi sulla confezione. Il bollino nero non è quindi una scelta scontata: è il punto di arrivo di uno scontro tra regolatori, aziende e consumatori. La domanda che resta aperta è semplice: chi ha davvero interesse a far sparire quelle informazioni?
Nove gruppi, 239 cause
Se si guarda a chi ha presentato le cause, il quadro si restringe. Più di un terzo delle azioni promosse da aziende private con un querelante identificabile arriva da soli nove gruppi genitori, guidati da Coca-Cola, PepsiCo e Mondelez. Non è una rissa diffusa tra centinaia di aziende: è una partita concentrata, in cui pochi grandi nomi usano i tribunali per frenare regole che considerano scomode.
Il Messico è il teatro principale: 193 cause su 239, molte delle quali contro la regolamentazione dell’etichettatura. In Brasile, 11 delle 17 cause hanno avuto come bersaglio l’agenzia regolatoria sanitaria ANVISA, che secondo l’inchiesta è stata di fatto ostacolata. È uno schema che si ripete: quando un’agenzia prova a introdurre regole più severe, riceve una causa e il processo regolatorio rallenta.
Per chi fa la spesa, il conto è semplice. Se una multinazionale riesce a bloccare o ritardare l’etichettatura frontale, l’etichetta che trovi sullo scaffale diventa meno chiara, più ambigua, più difficile da usare in fretta. Non si tratta solo di aule di tribunale lontane: si tratta di cosa riesci a vedere quando scegli un prodotto.
Il copione del tabacco
Ed è qui che il manuale diventa riconoscibile. Secondo Marion Nestle, le aziende alimentari seguono alla lettera il manuale dell’industria del tabacco. La sua sintesi è brutale: «Le aziende alimentari sono ben addestrate. Seguono alla lettera il manuale dell’industria del tabacco. Quando fallisce tutto il resto, fanno causa.» Prima si provano altri mezzi, poi si cita in giudizio lo Stato o l’agenzia che ha deciso la regola.
La prossima volta che leggi un’etichetta, puoi chiederti quante delle confezioni che hai in dispensa sono già state al centro di una causa. Rallentare e leggere con calma è la risposta più semplice: non perché l’etichetta sia perfetta, ma perché sapere che dietro c’è stato uno scontro legale cambia il modo in cui guardiamo la confezione.




