Il rimborso dell’80% sulla wallbox nasconde una procedura complessa tra documenti e certificazioni
Hai appena preso un’auto elettrica e nel box non c’è una presa dedicata. Il preventivo per la wallbox è 1.700 euro, ti dicono che lo Stato rimborsa l’80% e pensi di chiudere in pochi giorni. Poi scopri che prima servono PEC, SPID, fatture elettroniche, estratto conto, relazione finale e una certificazione. Non è un incentivo: è una pratica da commercialista.
Il bonus wallbox è stato annunciato per la prima volta a inizio 2026 con la presentazione del Fondo automotive; una nuova citazione è arrivata nel Dpcm del 10 giugno. Il Governo ha deciso di finanziare l’alimentazione domestica tramite questo strumento. Il contributo riconosciuto è pari all’80% del prezzo di acquisto e posa in opera, nel limite massimo di 1.500 euro; per un condominio il tetto per i condomini sale a 8.000 euro. Il 10 giugno sono stati approvati i numeri della misura: 10 milioni in conto residui 2025, 5 per il 2026, 15 per ciascuno degli anni dal 2027 al 2029 e 8 per il 2030.
Le risorse stanziate fino al 2030 non mancano sulla carta; manca la semplicità.
La trafila comincia da una casella PEC
La prima cosa da fare per partecipare è attivare una. Tutte le comunicazioni con il soggetto gestore dell’incentivo avverranno esclusivamente tramite posta elettronica certificata. La domanda potrà essere presentata solo tramite la piattaforma online all’indirizzo che verrà indicato nell’avviso di apertura e chiusura. L’accesso sarà possibile tramite SPID, CIE o CNS; per presentare la domanda è indispensabile avere attivato uno dei sistemi di identificazione digitale: SPID, CIE o CNS.
Poi parte la raccolta dei documenti. La documentazione probabile richiesta include copia delle fatture elettroniche relative all’acquisto e all’installazione dell’infrastruttura di ricarica. Le fatture elettroniche possono essere scaricate dall’area riservata dell’Agenzia delle Entrate; Invitalia ha messo a disposizione una guida sul download delle fatture elettroniche. Servono anche estratti del conto corrente dai quali risultino i pagamenti connessi alle fatture elettroniche. I pagamenti dei titoli di spesa devono essere effettuati attraverso un conto corrente intestato al soggetto beneficiario, esclusivamente per mezzo di bonifici bancari, SEPA Credit Transfer, o carta di credito/debito intestata al beneficiario. Si chiude con la relazione finale relativa all’investimento realizzato e con la certificazione di conformità rilasciata da un installatore.
Paolo Gorgoglione, parlando di criticità degli incentivi spot, descrive l’effetto annuncio che blocca le vendite:
«La notizia di un bonus fa esplodere la domanda, poi lo sportello chiude e la domanda cala drasticamente. Per chi lavora nel settore lo stop and go è difficile da gestire. Per il cliente è peggio: installazioni fatte di fretta, senza valutare bene impianto e assetto.»
Secondo lui serve una programmazione pluriennale chiara e costante: un incentivo stabile fa crescere il mercato meglio di uno che appare e sparisce. La ricarica a casa dei dipendenti diventa un tema serio solo quando smette di dipendere dalla notizia del mese. Negli ultimi dieci anni è mancata la programmazione pluriennale e la pubblicazione del bando è diventata spesso la notizia dell’ultima ora.
Dall’America arriva un’installazione senza pratiche
Mentre qui si raccolgono fatture e bonifici, negli Stati Uniti arriva una pompa di calore che si installa da soli. La pompa di calore MRCOOL Monoblock MTHP si collega a una presa standard da 115 volt. Contiene l’intero sistema di refrigerazione in un’unica unità a parete. Il circuito refrigerante sigillato arriva completamente chiuso: chi installa non deve maneggiare refrigerante né chiamare un tecnico HVAC per caricare il sistema.
Anche sul fronte auto la direzione è la stessa. L’Energy Pass di GM, integrato nelle app MyChevrolet, MyCadillac e MyGMC, permette di registrarsi e pagare su più reti. Oggi sono supportate Tesla Supercharger, IONNA, Electrify America e ChargePoint, con EVgo in arrivo. Nelle stazioni compatibili, il Plug & Charge di Energy Pass lascia che sia l’auto a gestire l’autenticazione mentre il pagamento avviene in background.
Se il tuo impianto costa 1.700 euro, il bonus vale 1.360 euro di rimborso: una cifra reale. Ma se per ottenerla devi fermarti parecchie ore tra PEC, SPID, fatture e bonifici, il beneficio si riduce. Per un condominio, con tetto a 8.000 euro, la pratica può avere senso; per un box singolo, l’incentivo spot resta una corsa a ostacoli. Non aspettare il click day per capire come è fatto il tuo impianto: fai prima la verifica tecnica, poi usa il bonus solo se i tempi coincidono.




