Il passaggio alla presa NACS sposta il problema sugli adattatori, tra CCS1 e J1772 per le diverse colonnine
Hai appena ritirato la tua nuova elettrica General Motors del 2027 e nel bagagliaio trovi due adattatori da portare sempre con te: uno per le colonnine veloci con presa CCS e uno per la ricarica lenta di casa o dell’ufficio. La resa di GM al connettore Tesla viene raccontata come una semplificazione, ma il 2027 rischia di essere l’anno in cui il problema cambia lato: non più “dov’è il cavo giusto”, ma “quale dongle ho pagato e quale mi manca”.
GM metterà le porte di ricarica NACS sull’intera gamma EV 2027. La maggior parte delle GM 2026, invece, arriva ancora con. Chi possiede un modello 2026 deve comprare l’adattatore NACS DC di GM per usare i Supercharger Tesla compatibili: GM lo vende a 275 dollari. Chi compra una GM 2027 si trova nella situazione opposta: per le colonnine fast con presa CCS1 serve l’adattatore CCS1 per le GM 2027. E per la maggior parte delle colonnine lente Level 2, comprese molte unità domestiche, servirà l’adattatore J1772 per la ricarica domestica. GM vende l’adattatore CCS1 a 189 dollari e quello J1772 a 67, oppure entrambi in un pacchetto di adattatori GM da 256 dollari.
L’app unica non elimina i dongle
GM prova a mettere ordine con l’Energy Pass di GM, integrato nelle app MyChevrolet, MyCadillac e MyGMC: registri i pagamenti e passi da una rete all’altra senza tessere diverse. Oggi supporta Tesla Supercharger, IONNA, Electrify America e ChargePoint, con EVgo in arrivo; insieme, secondo GM, coprono quasi il 70% delle ricariche fast negli Stati Uniti. Su alcune colonnine compatibili è attivo il Plug & Charge delle GM, con l’auto che si autentica e il pagamento in background: al momento funziona su IONNA e si sta estendendo ad altre reti, compresi i Supercharger.
A casa il cortocircuito è burocratico
Negli Stati Uniti il fai-da-te elettrico prova almeno a ridurre i tecnici: la pompa di calore MRCOOL Monoblock si collega a una presa standard da 115 volt, non ha l’unità esterna della pompa di calore MRCOOL e arriva con il circuito refrigerante sigillato: niente ricarica di gas, niente passaggio da un tecnico HVAC. In Italia, per installare una wallbox con il bonus di Stato, la prima cosa da fare è attivare la casella PEC per il bonus wallbox. Le comunicazioni con il soggetto gestore avvengono esclusivamente tramite posta elettronica certificata.
La domanda per il bonus potrà essere presentata solo sulla piattaforma online del bonus wallbox, accessibile con SPID, CIE o CNS. Per presentarla è indispensabile avere attivato. Il contributo riconosciuto per il bonus wallbox è pari all’80% del prezzo di acquisto e posa, nel limite massimo di 1.500 euro.
Illudersi con gli incentivi spot non conviene
Paolo Gorgoglione, su Vaielettrico, sottolinea: l’effetto annuncio blocca le vendite, perché chi deve comprare aspetta il bando. Serve una programmazione pluriennale chiara e costante. Negli ultimi dieci anni invece è mancata la programmazione e il bando è diventato spesso la notizia dell’ultima ora.
Se stai pensando a un’elettrica GM o a una wallbox in Italia, il consiglio pratico è: non farti incantare dalla presa unica. Per la macchina, metti in conto 100-300 euro di adattatori a seconda dell’anno e delle colonnine che frequenti. Per la wallbox, prepara PEC e SPID prima che apra il bando, perché l’incentivo spot non ti aspetta. E se trovi un sistema che si attacca alla presa di casa senza tecnici, vale la pena fare i conti anche senza bonus: a volte il risparmio vero è la burocrazia che riesci a evitare.




