Il governo federale paga per cancellare dodici concessioni eoliche offshore, mentre il gas tocca nuovi record di produzione

121,3 miliardi di piedi cubi al giorno: è la produzione media di gas naturale commercializzato negli Stati Uniti nella prima metà del 2026. Nello stesso semestre, l’amministrazione federale ha speso 3,9 miliardi di dollari pubblici per cancellare dodici concessioni eoliche offshore già assegnate.

Due cifre che convivono male: da un lato il gas cresce senza sosta, dall’altro si paga per eliminare una fonte tra le più economiche disponibili.

Un record che non si ferma

Secondo la previsione dell’EIA per il gas naturale, nel 2026 gli Stati Uniti produrranno in media 122,5 miliardi di piedi cubi al giorno. La prima metà dell’anno è già andata oltre le attese: la produzione di gas naturale negli Stati Uniti ha toccato 121,3 Bcf/d, con un aumento di 4,6 Bcf/d rispetto allo stesso periodo del 2025. Un +4% che conferma la traiettoria, come evidenziato da l’aumento della produzione di gas.

La crescita non è distribuita ovunque: l’espansione nel Permiano e Haynesville spiega gran parte dell’incremento, con il Permiano tra Texas e Nuovo Messico e il Haynesville tra Louisiana e Texas. Del resto, gli Stati Uniti sono stati il più grande produttore mondiale di gas naturale dal 2009 al 2024, come ricorda.

Il gas avanza perché c’è domanda, ma anche perché le politiche federali hanno scelto di non ostacolarlo. Sul versante opposto, però, la stessa amministrazione sta facendo qualcosa di più radicale: pagare per far sparire progetti già approvati.

Comprare le concessioni per non costruire

Lo scorso anno, l’amministrazione Trump ha fermato tutti i futuri permessi per l’eolico offshore, e in primavera e in estate ha cancellato 12 concessioni già assegnate, come documentato da la scomparsa dell’eolico offshore. Nel 2026 è iniziata la fase degli acquisti forzati: il governo federale ha iniziato a pagare i titolari di concessioni eoliche offshore perché le abbandonassero, secondo la battaglia per l’eolico offshore.

Finora, l’operazione è costata 3,9 miliardi di dollari di denaro pubblico, come indicato da l’acquisto delle concessioni eoliche offshore. Nel Golfo del Maine, l’amministrazione ha pagato entrambe le società, Avangrid Renewables e Invenergy, cancellando tutte e quattro le concessioni della zona, come riportato in la strategia di buyout delle concessioni.

Il paradosso è che l’energia eolica è una delle forme di energia più economiche disponibili, come segnalato da l’analisi sulle tangenti miliardarie sull’elettricità. Pagare per cancellarla non ha una giustificazione di mercato, ma politica.

Si paga per rinunciare all’energia a basso costo, mentre il gas record non abbassa le bollette.

Il conto per i consumatori

Nel primo semestre 2026, il prezzo del greggio è aumentato del 27%, come emerge da un’analisi sulle emissioni di CO2 e i target 2030. Con il petrolio in salita e il gas ai massimi, la scelta di smantellare l’eolico si traduce in una maggiore esposizione ai combustibili fossili e ai loro prezzi volatili. Non è un effetto collaterale: è il costo diretto di una strategia che privilegia il fossile anche quando l’alternativa costa meno.

Tre virgola nove miliardi di dollari pubblici. Per non costruire impianti che avrebbero prodotto energia a basso costo.

Da tenere d’occhio nei prossimi mesi: la produzione media annua di gas prevista a 122,5 Bcf/d e l’ammontare totale dei buyout eolici, che potrebbe salire oltre i 3,9 miliardi già spesi se l’amministrazione estenderà la politica ad altre aree. Il numero da monitorare è il saldo tra quanto si produce e quanto si paga per non produrre l’alternativa.