Un volume equivalente a 17.000 piscine olimpioniche svanito in dieci giorni a inizio luglio

In dieci giorni, rispetto a fine giugno. Un volume che equivale a circa 17.000 piscine olimpioniche. Lo scorso anno la temperatura superficiale del bacino era già stata 0,75°C sopra la media trentennale 1995-2020. Non è soltanto una questione di caldo: è un sistema idrico che cede, e con lui il fragile equilibrio dei grandi laghi italiani.

Dieci giorni, 43 milioni di metri cubi

Il dato è contenuto nel rapporto “Laghi sotto pressione” diffuso da Legambiente. I 43 milioni di metri cubi svaniti sono stati registrati tra la fine di giugno e l’8 luglio 2026. Un ritmo di perdita che racconta qualcosa di più profondo di un’estate siccitosa. La temperatura superficiale dell’acqua — misurata dai satelliti del programma Copernicus — nel 2025 è stata di 0,75°C superiore alla media di lungo periodo per il Maggiore, e di 0,64°C superiore per il lago di Como. Due decimali non fanno notizia, ma su un corpo idrico profondo centinaia di metri significano stratificazione alterata, meno ossigeno negli strati inferiori, metabolismo accelerato dell’ecosistema.

La campagna Goletta dei Laghi di Legambiente monitora i bacini lacustri italiani da vent’anni. La costanza delle rilevazioni permette di distinguere un’anomalia passeggera da una tendenza. E i numeri degli ultimi due anni, sovrapposti ai dati termici e alle portate in calo, indicano una tendenza.

L’Italia sott’acqua… di infrazioni

Dietro i numeri del Maggiore c’è una condizione che tocca tutti i grandi laghi italiani e, in misura più generale, i corpi idrici superficiali europei. Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, nel 2021 solo il 37% dei corpi idrici superficiali europei aveva raggiunto uno stato ecologico buono o elevato. Per lo stato chimico la percentuale scendeva al 29%. Significa che in più di sei casi su dieci le acque interne del continente non godevano di buona salute già quattro anni fa, prima che la successione di annate calde accelerasse ulteriormente il deterioramento.

In questo quadro l’Italia si è trovata sulla traiettoria di Bruxelles. Lo scorso 30 gennaio la Commissione europea ha aperto una procedura di infrazione contro il paese per errata trasposizione della Direttiva Quadro sulle Acque 2000/60/CE. La direttiva, che compie ventisei anni, impone agli Stati membri di proteggere e ripristinare tutti i corpi idrici. L’apertura del caso ex articolo 258 TFUE segnala che i rilievi tecnici si sono trasformati in un procedimento formale. Non è un evento isolato: le temperature superficiali in crescita, i volumi che calano, la chimica dell’acqua che arretra sono tessere che compongono lo stesso mosaico. Se i laghi sono malati, il conto arriva — e può arrivare anche in termini di conformità al diritto europeo.

I prossimi mesi: numeri da tenere d’occhio

E allora, cosa ci aspetta? L’estate 2026 sarà scandita da indicatori precisi. Il livello idrometrico del Maggiore, innanzitutto: la perdita di 43 milioni di metri cubi in dieci giorni è un valore misurato a inizio luglio, prima del picco stagionale della domanda d’acqua per agricoltura e energia. Le prossime rilevazioni diranno se il ritmo di calo è proseguito o si è stabilizzato. Poi le temperature superficiali: il trimestre luglio-settembre è quello in cui l’accumulo termico si amplifica, e i dati Copernicus permetteranno di confrontare l’anomalia del 2026 con quella già osservata nel 2025. Infine la qualità ecologica e chimica, che Legambiente continuerà a campionare con Goletta dei Laghi. Il punto non è se farà caldo — lo farà — ma se i bacini mostreranno una resilienza ulteriore o se la pressione multipla (temperature, prelievi, nutrienti) produrrà un arretramento anche su quegli indicatori che Bruxelles ha già messo sotto osservazione.

Il lago Maggiore ha perso 43 milioni di metri cubi in dieci giorni. Il dato da guardare ora è un altro: la risposta dell’Italia alla procedura d’infrazione. Perché senza azioni di ripristino e adattamento, la prossima volta i numeri potrebbero essere peggiori. E l’acqua continuerà a scendere.