La specie è presente nel Connecticut dal 2010, ma i casi autoctoni di dengue restano in Florida.
Lo scorso 16 luglio il virus del Nilo occidentale è diventato la principale causa di malattia trasmessa dalle zanzare nel Nordest, secondo la ricostruzione di Inside Climate News. È il dato di cronaca, il sintomo visibile di una stagione che si ripete ogni estate.
Il numero che spiega la direzione di viaggio è però un altro. Oggi solo il 5% del territorio statunitense presenta condizioni ambientali adatte alla zanzara tigre asiatica; entro la fine del secolo la quota salirà al 43-49%, secondo Rochlin et al.. Non è una previsione meteo: è la variazione dell’area in cui Aedes albopictus può insediarsi stabilmente.
Il 49% che cambia la mappa
Il passaggio non sarà lineare. L’area compatibile con la specie salirà dal 5% attuale al 16% nei prossimi due decenni, per poi allargarsi fino al 43-49% entro fine secolo. In questo quadro, il virus del Nilo occidentale non è una minaccia nuova: compare ogni estate. La novità è la sua posizione in classifica nel Nordest, dove è diventato la prima causa di malattia trasmessa dalle zanzare. La domanda che resta aperta è come si sia passati da una presenza marginale della zanzara tigre a un fronte sanitario che riguarda direttamente la costa atlantica.
Dalla singola zanzara del 2006 alla dengue della Florida
Se il 49% è la proiezione, il punto di partenza è molto più piccolo: una singola femmina adulta di zanzara tigre asiatica catturata nel Connecticut nel 2006, come emerge da uno studio sui rilevamenti statali. La specie non fu più raccolta nello Stato fino al 2010; da allora è stata rilevata ogni anno con abbondanza e distribuzione crescenti, con l’eccezione dei due inverni insolitamente freddi del 2014 e 2015. È il dettaglio che mostra la meccanica dell’insediamento: non un episodio isolato, ma una progressione.
La zanzara tigre asiatica era arrivata negli Stati Uniti già negli anni ’80, secondo la Cornell Agricultural Experiment Station. Non è un vettore marginale: può trasmettere oltre 20 malattie note, tra cui dengue, chikungunya, zika e virus del Nilo occidentale. Il fronte meridionale resta il più colpito dalla dengue: la Florida ha contato 85 dei 105 casi localmente acquisiti segnalati a livello nazionale nel 2024, pari all’81%, secondo i dati di CIDRAP.
Nel Connecticut, intanto, la sorveglianza è già ordinaria: ogni anno più di 25 scienziati e membri dello staff, nell’ambito del programma statale di gestione delle zanzare, catturano, identificano e testano le zanzare per virus che possono causare malattie. Il contrasto sta qui: il virus del Nilo è già la principale causa di malattia trasmessa da zanzare nel Nordest, la zanzara tigre che può trasmetterlo è ormai rilevata ogni anno nel Connecticut, ma i casi autoctoni di dengue sono rimasti concentrati in Florida. Se il vettore può trasmettere più di 20 malattie, la questione diventa perché la sorveglianza e i finanziamenti si muovano più lentamente della specie.
Dieci milioni per non contare le zanzare?
Non è solo un problema ecologico: è un mercato della prevenzione. L’American Mosquito Control Association, stando ai documenti di posizione, chiederà al Congresso di finanziare lo SMASH Act, incluso un aumento di 10 milioni di dollari per i CDC, destinato alle divisioni per le malattie trasmesse da vettori e per l’epidemiologia e la capacità di laboratorio. La cifra va letta per quello che è: un aumento, non un intero programma di sorveglianza. Messa accanto al 5% che diventa 43-49% entro fine secolo, racconta una prevenzione che insegue il vettore invece di anticiparlo.
Il numero da osservare non è quindi il semplice conteggio dei casi di una stagione. È la velocità con cui gli Stati del Nordest adegueranno la sorveglianza prima della prossima stagione, quando la pressione del vettore sarà tornata a salire.
Il 16% atteso nei prossimi due decenni è il dato chiave: se il finanziamento non si adegua, il Nordest potrebbe contendersi con la Florida il primato dei casi autoctoni di dengue nelle prossime stagioni.




