Il modello testato nel Sud Italia dimezza gli errori, ma in un caso su dieci sottostima i picchi.
Più di un milione di italiani ha avuto l’acqua razionata nel 2024: il 5,8% dei residenti nei comuni capoluogo. Da allora la situazione non è migliorata, e a metà luglio di quest’anno un algoritmo predittivo basato su Gaussian Process Regression ha mostrato di poter ridurre l’errore di previsione dei consumi idrici del 59-66% nei giorni feriali e del 67-69% nei fine settimana. È la schizofrenia del sistema idrico italiano: un modello che promette precisione quasi chirurgica, applicato a una rete che perde quasi metà dell’acqua che trasporta.
Un algoritmo troppo ottimista
Il modello è stato applicato a una rete idrica reale nel Sud Italia, quella di una comunità di circa 73.000 abitanti. L’errore di previsione si è più che dimezzato: nei giorni feriali la riduzione è tra il 59 e il 66%, nei fine settimana arriva al 67-69%. In un sistema dove ogni metro cubo d’acqua è prezioso, prevedere con precisione la domanda significa pompare meno, trattare meno, sprecare meno. Per un gestore vuol dire anche dimensionare meglio gli investimenti e ridurre i costi operativi.
Ma c’è un dettaglio che va guardato con attenzione. In circa il 10-11% dei casi i consumi reali cadevano fuori dal margine di sicurezza previsto. Il sistema tende a essere leggermente troppo ottimista: sottostima i picchi, concede meno margine di quello che servirebbe. È una percentuale piccola, quasi trascurabile in astratto. Diventa molto più rilevante se la si applica a una rete che perde quasi metà dell’acqua prima che arrivi al rubinetto.
Il 40% che non vediamo
Il modello promette precisione; i numeri del sistema raccontano un’altra storia. Nel Sud, dove il modello nasce e dove è stato testato, la situazione è ancora più pesante. Secondo i dati pubblicati lo scorso luglio, nella distribuzione idrica per usi civili in Italia la perdita media è del 40 per cento, con punte superiori al 50 nel Sud. Il 35% delle condutture ha un’età compresa tra 31 e 50 anni. Di ogni dieci litri immessi in rete, quattro non arrivano al rubinetto. Non si tratta di un problema marginale: è la struttura stessa della rete a essere in deficit.
I numeri dell’ISTAT raccontano le conseguenze concrete di questo stato di cose. Già nel 2024, più di un milione di residenti nei comuni capoluogo di provincia e città metropolitana è stato colpito da misure di razionamento idrico, pari al 5,8% della popolazione di quei comuni. L’anno precedente erano stati 760.000, il 4,3%. L’aumento è netto e va in una sola direzione: più persone, ogni anno, costrette a convivere con l’acqua razionata.
Quando un algoritmo di previsione viene applicato a una rete che perde il 40% dell’acqua che trasporta, il suo margine di errore — quel 10-11% di casi fuori dal margine di sicurezza — cambia significato. Non è più una questione di raffinamento statistico. È la differenza tra un quartiere che riceve acqua e uno che resta a secco. Per le imprese il costo non è solo idrico, è economico: le aziende che dipendono da forniture stabili — agroalimentare, manifattura, turismo — si trovano a convivere con un’infrastruttura che non garantisce continuità. Il razionamento non colpisce solo le famiglie, colpisce anche chi produce. Ed è qui che l’ottimismo dell’algoritmo diventa un problema pratico: un margine di sicurezza sottostimato può tradursi in interruzioni che il modello non aveva previsto. Resta aperta la domanda su quali investimenti arrivino davvero sul territorio, e con quali tempi.
Contatori intelligenti, tubi antichi
Una risposta parziale esiste, ed è finanziata dal PNRR. Il progetto “Reti Idrica Intelligente” prevede la sostituzione di circa 40 mila contatori tradizionali con contatori smart in 20 comuni, per 15 milioni di euro. Sostituire i contatori non ripara le condutture. Ma permette di sapere esattamente quanta acqua si perde, con che cadenza, su quali tratte. Resta da chiedersi se sapere con esattezza quanta acqua si perde sia sufficiente, o se serva ben altro.
La tecnologia può misurare la crisi, non risolverla. Finché non si sostituiscono le condutture, i contatori smart rischiano di essere solo testimoni più precisi di un’emorragia. L’algoritmo saprà dirti con esattezza quanto stai perdendo. Ma non riparerà il tubo.




