L’analisi della New Economics Foundation stima rincari fino a 250 euro l’anno in cinque Paesi europei

Quanto ti costa davvero quel volo low cost?

Nei giorni scorsi Transport & Environment ha diffuso un’analisi della New Economics Foundation (NEF) che getta una luce scomoda sul turismo low cost: l’aumento medio annuo degli affitti in cinque delle maggiori economie turistiche europee potrebbe arrivare fino a 250 euro nei prossimi cinque anni. La stima, riferita al periodo 2026‑2031, riguarda Paesi come Irlanda, Italia, Spagna, Grecia e Portogallo, dove l’afflusso di passeggeri in aereo è uno dei motori principali della pressione sulle case.

Il meccanismo è semplice: ogni nuovo volo low cost riempie le città di turisti, moltiplicando gli alloggi destinati agli affitti brevi e sottraendo immobili al mercato residenziale. I canoni salgono per tutti. L’Irlanda, secondo i calcoli della NEF, subirebbe il rincaro maggiore, fino a 250 euro l’anno. Anche in Italia e negli altri Paesi turistici l’impatto sarà sensibile: già oggi centri come Firenze, Venezia o Barcellona fanno i conti con affitti insostenibili in parte legati all’esplosione dei voli economici. Venti euro in più al mese possono sembrare pochi, ma in un periodo di caro‑vita equivalgono a un mese di spesa alimentare per molte famiglie. E non sono solo gli affitti a salire: c’è un altro conto che stiamo pagando, in termini ambientali.

Il clima paga il conto più salato

Uno studio pubblicato su Nature ha documentato che tra il 2009 e il 2019, le emissioni globali del turismo sono cresciute del 3,5% all’anno, il doppio del ritmo dell’economia mondiale. Nel 2019, prima della pandemia, il settore ha raggiunto 5,2 miliardi di tonnellate di CO₂ equivalente, pari all’8,8% di tutte le emissioni di gas serra di origine umana. Un’impronta che pesa quasi quanto l’intera industria globale e che rende il turismo un gigante climatico, alimentato in buona parte dal trasporto aereo.

Dietro questi numeri si nasconde un paradosso: il biglietto low cost ci ha abituato a pensare che volare costi poco, ma il costo vero non compare sul biglietto. Ogni volta che scegliamo un volo da trenta euro, contribuiamo a emissioni che si trasformano in eventi meteo estremi, danni alle infrastrutture e premi assicurativi più alti. La tregua imposta dal Covid è durata poco: già nel 2024 i flussi di passeggeri sono tornati ai livelli pre‑pandemia, riportando in alto anche la curva delle emissioni. Eppure, mentre noi contiamo i costi, qualcuno continua a puntare su un’espansione senza freni.

Aeroporti d’oro: chi vince e chi perde

Mentre gli affitti lievitano e il clima si surriscalda, i gestori aeroportuali non stanno a guardare. Aena, che controlla gli scali spagnoli, ha proposto un investimento di 12,9 miliardi di euro per gli aeroporti spagnoli nel piano 2027‑2031. Nel frattempo, l’aeroporto di Atene – che nel 2024 ha già gestito 31,9 milioni di passeggeri, quasi quattro milioni in più del 2023 – ha lanciato un’espansione da 1,3 miliardi di euro per portare la capacità annuale da 26 a 40 milioni di viaggiatori entro il 2032. Mentre le famiglie si stringono la cinghia, il business aeroportuale investe miliardi per accogliere ancora più turisti, dando per scontato che ogni passeggero aggiuntivo sia un beneficio netto. A quale prezzo?

La prossima volta che valuti un weekend low cost a Barcellona o un ponte a Parigi, ricordati che il prezzo del biglietto è solo l’anticipo. Il resto lo paghi ogni mese in affitto più alto, e lo paghi in una bolletta climatica che, prima o poi, arriva a tutti.