I due proclami riaprono alle attività estrattive i territori rimossi dalla tutela federale, con effetti su sacri siti tribali
Lo scorso 13 luglio 2026, Donald J. Trump ha firmato i proclami che riducono due monumenti nazionali nello Utah. Bears Ears è passato da circa 1,36 milioni di acri a circa 121.100 acri. Grand Staircase-Escalante è sceso da circa 1,87 milioni di acri a circa 181.500. In percentuale, il primo conserva l’8,9% della superficie precedente, il secondo il 9,7%. A più di un mese dalla firma, il dato che conta non è la superficie cancellata: è il conto alla rovescia di sessanta giorni che separa le terre rimosse dalla riapertura alle locazioni minerarie.
Il 91% cancellato
I numeri lasciano poco spazio all’interpretazione. Secondo le elaborazioni di Earthjustice, i proclami riducono Bears Ears all’8,9% della dimensione precedente e Grand Staircase-Escalante al 9,7%. Insieme, i due monumenti coprivano circa 3,2 milioni di acri; dopo il 13 luglio ne restano protetti poco più di 300.000. Non è un ritocco ai margini: è una cancellazione di oltre il 90% del territorio protetto. I tagli sono più profondi di quelli già operati nel primo mandato di Trump.
Lo stesso presidente che prima proteggeva il deserto
Dietro quei numeri non c’è un colpo di testa improvviso. C’è una preparazione giuridica avviata più di un anno fa. A giugno 2025 è arrivato il parere legale del Dipartimento di Giustizia che ha sconfessato la determinazione del 1938 secondo cui i presidenti non possono revocare i monumenti creati dai predecessori. Quel parere ha aperto la strada ai proclami del luglio 2026, inquadrati nella spinta all’espansione della produzione energetica.
Tre settimane prima della firma, il 22 giugno 2026, la corte d’appello del Decimo Circuito ha rinviato la causa dello Utah contro i monumenti nazionali alla corte distrettuale per un riesame secondo lo standard corretto. Non è un dettaglio: lo Stato dello Utah ha intentato cause legali contro i monumenti per anni. Il rinvio ha lasciato il campo aperto all’esecutivo proprio mentre preparava i proclami.
Il contrasto con il primo mandato è marcato. Entro il 20 gennaio 2021, la stessa amministrazione aveva designato 1,3 milioni di nuovi acri di deserto, aggiunto 1.645 miglia di sentieri al sistema nazionale e ampliato le opportunità di caccia e pesca su oltre 2,3 milioni di acri. Nel luglio 2025 aveva istituito la Make America Beautiful Again Commission; a maggio 2026 aveva revocato due ordini esecutivi sulla gestione dei veicoli fuoristrada. La stessa amministrazione che ha azzerato due monumenti, a inizio decennio ampliava le aree protette.
Cosa succede tra 60 giorni
Il tempo per fermare le locazioni minerarie si è già assottigliato: manca meno di un mese al termine dei sessanta giorni. La proclamazione del 2026 non si limita a ridurre il monumento: sancisce la fine della Bears Ears Commission, l’organismo che riuniva le tribù nella gestione del territorio. E dispone che le terre rimosse dal monumento possano essere riaperte a locazioni minerarie e attività estrattive dopo 60 giorni. Il conto parte dal 13 luglio: a metà settembre scade il termine e le prime richieste potrebbero arrivare.
La reazione non si è fatta attendere. Secondo Curtis Yanito, della Nazione Navajo, la riduzione delle protezioni “minaccia i luoghi sacri e ignora la conoscenza tradizionale necessaria per prendersene cura”. Yanito aggiunge che la Nazione Navajo continuerà a difendere le proprie terre ancestrali nonostante l’azione federale. La domanda, a questo punto, è chi difenderà i luoghi sacri senza la Bears Ears Commission.
Il precedente conferma che la partita è legale prima ancora che politica. Bears Ears era stato istituito da Barack Obama già nel dicembre 2016 con il Proclama 9558, che riservava circa 1,35 milioni di acri di terreno federale. La base giuridica — l’Antiquities Act — è la stessa che nel 2025 il Dipartimento di Giustizia ha reinterpretato per consentire la revoca. Il numero da guardare nei prossimi mesi non è più l’8,9%, ma i 60 giorni: a metà settembre sapremo se le prime richieste minerarie arriveranno davvero.




