La sentenza del Massachusetts limita l’uso della Termination Clause, ma una nuova regola dell’OMB potrebbe ribaltare il principio
Ventitré stati e un consorzio di organizzazioni non profit hanno vinto una causa che si giocava su una clausola di poche righe. Lo scorso 17 luglio, il tribunale del Massachusetts ha concesso la mozione di giudizio sommario dei ricorrenti sulla Count I, dichiarando che la Termination Clause non consente di terminare sovvenzioni federali sulla base di nuovi obiettivi programmatici o di priorità dell’agenzia individuati dopo la concessione del finanziamento.
La giudice Indira Talwani ha stabilito che la lettura della Termination Clause data dall’amministrazione non è chiaramente supportata dal testo, contrasta con lo schema normativo, non riceve conforto nella storia regolamentare e violerebbe il requisito della Spending Clause secondo cui le condizioni devono essere imposte in modo non ambiguo. In concreto, il tribunale ha detto che la clausola — indicata come 2 C.F.R. § 200.340(a)(4) nella versione del 2024 e come 2 C.F.R. § 200.340(a)(2) in quella del 2021 — non è uno strumento per allineare i grant già concessi alle nuove priorità dell’amministrazione.
Il numero che ha fermato i tagli
La decisione non è solo una vittoria processuale per i ventitré stati e per il consorzio di organizzazioni non profit. Il tribunale ha letto la Termination Clause come un limite, non come un’autorizzazione: le sovvenzioni esistenti non possono essere risolte in nome di priorità programmatiche sopraggiunte. Il punto non è il singolo programma, ma il principio. La posta in gioco è il perimetro della Spending Clause: il governo federale può imporre condizioni ai finanziamenti solo se le scrive in modo non ambiguo.
Eppure, come si è arrivati a questa clausola? La risposta sta in una storia regolamentare che parte da lontano.
La clausola che non prometteva nulla di tutto questo
Per capire la portata della decisione bisogna tornare al 13 agosto 2020, quando l’OMB promulgò la Final Guidance che modificava le politiche federali sulle sovvenzioni e includeva la prima versione della Termination Clause. Già allora il testo regolava gli standard per la risoluzione dei grant. Quattro anni dopo, il 22 aprile 2024, l’OMB pubblicò una revisione che modificava leggermente la clausola; lo stesso giorno uscì la regola finale delle revisioni alla Uniform Guidance. In quella revisione, l’OMB chiarì che la previsione secondo cui un premio «non promuove più gli obiettivi del programma o le priorità dell’agenzia» può essere usata solo quando è espressamente inclusa nei termini e nelle condizioni del premio.
È qui che il contrasto diventa visibile. Il testo nato nel 2020 e ritoccato nel 2024 non prometteva all’amministrazione un potere generale di ripensamento. Nel 2024 l’OMB aveva legato l’uso della clausola a una scelta esplicita scritta nei termini del premio. Poi, il 20 gennaio 2025, il presidente Trump firmò l’ordine esecutivo che creava il Dipartimento dell’Efficienza Governativa, il DOGE. Nell’agosto dello stesso anno, come riportato da GT Law, l’ordine esecutivo del 7 agosto 2025 ha istituzionalizzato l’uso della clausola 2 C.F.R. § 200.340(a)(4) per terminare i grant discrezionali. In pochi mesi, una disposizione tecnica è diventata lo strumento per tagliare finanziamenti già concessi.
La regola che vuole riscrivere il presente
Il paradosso è che, mentre il tribunale smontava l’interpretazione presidenziale, l’OMB aveva già mosso un’altra pedina. Lo scorso 29 maggio, prima ancora della sentenza, l’Office of Management and Budget aveva proposto una regola che consentirebbe alle agenzie di terminare i premi federali discrezionali se il premio non realizza gli obiettivi del programma, le priorità dell’agenzia o l’interesse nazionale «come esistono al momento della terminazione». Secondo quanto riportato da LeadingAge, la proposta di regola dell’OMB attribuirebbe alle agenzie una discrezionalità molto maggiore nella risoluzione dei premi.
È esattamente il linguaggio che la sentenza del Massachusetts ha ritenuto illegale per gli award esistenti. La formula «come esistono al momento della terminazione» prova a legalizzare ciò che la giudice Talwani ha dichiarato non consentito dalla Termination Clause. Non è un conflitto teorico: la proposta era già sul tavolo quando la sentenza è arrivata, e ora le due letture convivono in tensione. Se la regola venisse finalizzata in questa forma, si creerebbe un contrasto diretto tra il nuovo testo regolamentare e il principio fissato a metà luglio.
La decisione del Massachusetts, insomma, non chiude la partita. L’OMB ha già proposto una regola che prova a riscrivere il confine tra priorità politiche e sovvenzioni esistenti. Il prossimo indicatore da osservare è la versione finale di quella regola — e se i ventitré stati torneranno a chiedere a un giudice di rileggere la stessa clausola.




