La Corte impone alla società di correggere il piano sulle emissioni indirette entro sei mesi

Il dubbio alla pompa

Da quel gesto quotidiano nasce una domanda che fino a ieri non aveva una risposta giuridica: chi risponde delle emissioni di un litro di benzina, chi lo produce o chi lo brucia? La Francia ha provato a rispondere già nel 2017, con la legge sul dovere di vigilanza, che obbliga le aziende francesi a identificare e prevenire, in un piano di vigilanza, le gravi violazioni dei diritti umani e dell’ambiente che potrebbero derivare dalle loro attività, incluse quelle delle filiali estere e dei subappaltatori. La norma è il punto di partenza: prima di questa, il pieno di un automobilista era un gesto lontanissimo da qualunque aula di tribunale. Adesso non lo è più.

I numeri che contano

La risposta è arrivata, ed è più dura di quanto TotalEnergies avrebbe voluto. Il tribunale ha riconosciuto che la società ha un dovere di vigilanza climatica che si estende alle emissioni Scope 3, quelle prodotte quando i clienti bruciano petrolio e gas: quasi il 90% dell’impronta di carbonio del gruppo. In pratica, nel mirino non ci sono solo raffinerie e uffici, ma anche il serbatoio di chi guida, i jet, le navi. Il giudice ha ordinato di migliorare il piano di vigilanza entro sei mesi, fissando un’udienza di follow-up il 21 gennaio 2027.

La causa non nasce dal nulla. Già nel gennaio 2020, diverse ONG francesi — Notre Affaire à Tous, Sherpa, Zéa, Les Eco Maires e France Nature Environnement — insieme ad alcuni governi locali avevano intentato una causa contro TotalEnergies presso il Tribunale giudiziario di Nanterre. Sostenevano che il piano di vigilanza non identificava né affrontava adeguatamente i rischi climatici, incluse le emissioni di gas serra derivanti dall’uso dei prodotti venduti. La sentenza del 25 giugno 2026, arrivata dal Tribunale giudiziario di Parigi, dà loro ragione sul punto chiave. A fine luglio, però, TotalEnergies ha annunciato la decisione di appellarsi: la partita è tutt’altro che chiusa.

Per chi sta leggendo e guida, il costo alla pompa oggi non cambia per questa sentenza. Cambia però il perimetro di responsabilità dell’azienda: quei litri bruciati non sono più un esterno indistinto, ma rientrano nel piano di vigilanza, e un tribunale può pretendere che il piano li affronti in modo misurabile. È un passaggio concreto, non solo simbolico: un conto è avere un documento ben scritto, un altro è doverlo correggere entro sei mesi davanti a un giudice.

Parigi contro L’Aia

Non tutti i tribunali, infatti, sono arrivati alla stessa conclusione. La sentenza TotalEnergies è innovativa perché afferma il dovere di vigilanza e concede un rimedio; al contrario, la sentenza d’appello nel caso Milieudefensie v. Shell, nei Paesi Bassi, ha affermato il dovere ma non ha concesso alcun rimedio. Per un cittadino o un’impresa la differenza è enorme: un conto è vedersi riconoscere un principio, un altro è avere un tribunale che impone all’azienda di correggere il piano entro una data certa. È questo che rende il caso francese più duro per i produttori di energia.

Con il ricorso di TotalEnergies, però, la parola passa ai giudici d’appello: il 21 gennaio 2027 sarà il primo banco di prova. Fino ad allora, il piano di vigilanza resta sotto osservazione, e il precedente francese può influenzare altri contenziosi climatici in Europa.

Per chi oggi sceglie un’auto, un fornitore o un investimento, la lezione è concreta: i piani di vigilanza non bastano più scritti bene, devono produrre risultati misurabili. Il prossimo 21 gennaio 2027 dirà se la Francia farà sul serio.