La polvere desertica nel Sud Europa pesa 5,28 µg/m³ l’anno e gli eventi intensi aumentano.
Lo scorso luglio, uno studio pubblicato su Nature ha messo un numero preciso su una presenza con cui il Sud Europa convive da anni: entro il 2021, la sola polvere trasportata dal Sahara rappresentava già il 31% del valore guida annuale per il PM10 dell’Organizzazione mondiale della sanità, fissato a 15 µg/m³. Non è un picco estivo. È la quota di fondo di un inquinante che arriva da lontano e che, nei dati dell’ultimo decennio, sta aumentando.
Un terzo del limite OMS è già polvere
La geografia della polvere è netta. Nel decennio 2012-2021 le concentrazioni medie di polvere PM10 vanno da 2,09 ± 1,05 µg/m³ nel nord e centro Europa a 5,28 ± 2,65 µg/m³ nel sud. Il Sud non è solo più esposto: è anche il luogo dove quell’esposizione ha un costo misurabile. Durante gli eventi di polvere trasportata, i residenti dell’Europa meridionale sono esposti a concentrazioni medie di 9,68 ± 4,85 µg/m³, associate a un aumento dello 0,67 ± 0,02% della mortalità giornaliera.
La tendenza non è stabile. Durante gli eventi di intrusione, le concentrazioni sono aumentate di 1,40 ± 0,33 µg/m³ nell’arco del decennio nella regione adriatico-ionica, nell’Egeo e in buona parte dei Balcani. Nell’Italia meridionale l’incremento è stato ancora più marcato: 0,270 ± 0,063 µg/m³ all’anno. Tradotto in termini pratici, non è una variabilità occasionale: è un solco che si approfondisce anno dopo anno. Da dove arrivi questa polvere e perché continui a crescere è la domanda che resta aperta.
Il ghiaccio racconta una storia di desertificazione
Una parte della risposta è scritta nei ghiacciai. I dati di una carota di ghiaccio alpina mostrano un aumento del 110% delle concentrazioni di polvere rispetto ai tempi preindustriali, associato principalmente alla desertificazione nordafricana. Non è una variazione di breve periodo: è un segnale lungo, che parte da lontano e che negli anni recenti ha trovato nuove conferme.
Che qualcosa stia cambiando nelle stagioni lo mostra anche un articolo di Copernicus/ECMWF, pubblicato nel 2024, che documenta intrusioni di polvere sahariana insolitamente intense in Europa durante l’inverno 2023-2024, la stagione che tradizionalmente registra la più bassa attività di polvere. Se la polvere aumenta e arriva anche nei mesi in cui non ce l’aspetteremmo, il passo successivo è capire come la trattano le norme.
La polvere è “naturale”, quindi scontabile
Qui la questione diventa burocratica, oltre che scientifica. Nel rapporto 2025 dell’Agenzia europea dell’ambiente si legge che le eccedenze del valore limite giornaliero di PM10 nelle Isole Canarie sono dovute principalmente ai contributi naturali della polvere sahariana. E non è solo una constatazione geografica: gli Stati membri possono scontare il contributo di fonti naturali, come la polvere sahariana, dalle concentrazioni totali per le valutazioni di conformità. In pratica, una parte dell’inquinamento che arriva dal deserto può essere sottratta dal conteggio.
Nel frattempo, i sistemi di previsione si rafforzano. Il WMO Barcelona Dust Regional Center coordina le attività di ricerca e le operazioni del sistema SDS-WAS dell’Organizzazione meteorologica mondiale per l’Africa settentrionale, il Medio Oriente e l’Europa, e fornisce previsioni giornaliere di polvere a 72 ore. Il servizio meteorologico spagnolo per le Isole Canarie utilizza regolarmente le previsioni CAMS per allertare sulle intrusioni di polvere sahariana.
Il paradosso è che la polvere è misurabile, prevedibile e associata a un costo sanitario concreto. Non è una scoperta recente: uno studio epidemiologico condotto a Roma su 80.423 decessi tra il 2001 e il 2004 aveva già quantificato un aumento dello 0,67% della mortalità giornaliera associato agli eventi di polvere sahariana, come ricorda la pubblicazione apparsa su Nature. Eppure, nei limiti di legge, la polvere sahariana può essere considerata un contributo naturale da non contare del tutto.
Il numero da osservare ora non è soltanto la concentrazione di polvere, ma quanto ancora gli Stati potranno scontarla prima che il valore guida dell’OMS perda il suo significato protettivo.




