La Catalogna ha già fissato una soglia di resa agricola minima del 60%
Quando la Germania ha adottato la norma DIN SPEC 91434, che fissa al 15% la massima perdita di superficie agricola utilizzabile in un progetto agrivoltaico, in Spagna non esisteva ancora una definizione univoca di cosa sia l’agrivoltaico. A metà luglio 2026, quello spagnolo resta uno dei mercati solari più importanti d’Europa senza una definizione legale nazionale: la Francia l’ha introdotta nel 2023, la Germania dispone sia di leggi che di standard tecnici, e l’Italia ha già avviato il dibattito. Un vuoto che la piattaforma AURA, lanciata lo scorso 9 luglio, prova a colmare partendo dal monitoraggio, ma la strada per una regola nazionale è ancora lunga.
Il paradosso del 15%
Il caso tedesco è istruttivo: la DIN SPEC 91434 non è una legge, ma uno standard tecnico che definisce precisi limiti di progettazione, tra cui la percentuale di terreno agricolo che può essere occupata dalle strutture di supporto (massimo 15% dell’area totale). Su un ettaro di impianto, al più 1.500 metri quadrati possono essere sottratti alla coltivazione vera e propria. In Germania, inoltre, esiste una regolamentazione legale nazionale che riconosce l’agrivoltaico come uso duale del suolo. Sul fronte opposto, la Spagna è rimasta a lungo priva di un quadro comune: ancora nel 2025 non esisteva una regolamentazione nazionale per l’agrivoltaico, e già nell’aprile 2024 le linee guida catalane erano la prima definizione ufficiale in tutto il Paese.
La Francia, dal canto suo, con la legge APER del 2023 ha stabilito una definizione legale nazionale dell’agrivoltaico, sottolineando proprio il doppio utilizzo agricolo ed energetico. L’Italia ha avviato il proprio percorso normativo. La Spagna, invece, soffre di una frammentazione regionale che lascia agli operatori pochi riferimenti certi, mentre la potenza solare installata continua a crescere. La domanda, inevitabile, è se Madrid intenda seguire l’esempio di Berlino o se il vuoto sarà colmato dalle comunità autonome.
La Catalogna fa da apripista
A fare da battistrada è stata la Catalogna, che già nell’aprile 2024 ha pubblicato le prime linee guida ufficiali per l’agrivoltaico in Spagna. Il documento, firmato dal Dipartimento dell’Azione per il Clima, l’Alimentazione e l’Agenda Rurale (DACC) del governo catalano, impone che dopo l’installazione dei pannelli la produzione agricola resti almeno al 60% della resa originaria del terreno. Tradotto: se prima dell’impianto un campo produceva 100 quintali di grano, dopo deve continuare a produrne almeno 60. Un criterio diverso da quello tedesco – non una quota massima di suolo perso, ma una soglia minima di raccolto garantita.
Quella direttiva, per quanto limitata a una singola regione, ha aperto una breccia. Nel frattempo, anche a livello nazionale, qualcosa ha cominciato a muoversi. Nell’ottobre 2025, la Spagna ha modificato il quadro nazionale della Politica Agricola Comune (PAC) per includere i sistemi agrivoltaici tra le attività ammissibili ai sussidi. Un decreto reale ha riconosciuto per la prima volta l’uso duale del suolo – dove generazione solare e agricoltura coesistono – come idoneo agli aiuti PAC. Così, dal gennaio 2025, chi sviluppa impianti agrivoltaici può accedere ai fondi europei per l’agricoltura, un incentivo concreto che mancava.
Tuttavia, il passo catalano e l’apertura della PAC restano iniziative parziali, senza una cornice nazionale unica. La domanda è se questo attivismo regionale possa bastare a colmare il divario con la Germania o con la Francia, oppure se serva un intervento da Madrid che fissi regole valide per tutto il territorio.
AURA: un monitoraggio che anticipa la svolta?
Una prima risposta, almeno sul fronte della trasparenza, arriva dalla piattaforma AURA, lanciata lo scorso 9 luglio e definita dai suoi promotori la prima del suo genere in Europa. Si tratta di una mappa nazionale degli impianti agrivoltaici spagnoli, uno strumento di monitoraggio che potrebbe aiutare le autorità a raccogliere dati sulle performance e a definire, in futuro, parametri normativi comuni. Avere un quadro chiaro di quanti e quali progetti siano attivi, e con quali impatti sulla produzione agricola, è il prerequisito per qualsiasi regolamentazione basata su evidenze.
Se il governo centrale deciderà di muoversi, il 2027 appare l’anno chiave: da un lato per valutare i primi risultati della mappatura AURA, dall’altro perché l’esperienza catalana e la crescente pressione del settore rendono sempre più difficile rinviare una definizione nazionale. Il numero da osservare, allora, non è più il 60% di resa minima imposto dalla Catalogna, ma se – e quando – Madrid fisserà una soglia unica per l’agrivoltaico, che potrebbe ispirarsi al 15% tedesco o a criteri diversi. Il cronometro è partito.




