L’operazione è finanziata per l’85% da capitale esterno, con una leva che riduce l’esposizione diretta della società

Un modulo fotovoltaico da 1 MWp, tre cantieri per 7 MWp complessivi, un investimento di 3,87 milioni di euro coperto all’85% da capitale esterno: non è l’annuncio di una multinazionale dell’energia, ma il primo passo concreto di Zenith Energy Ltd. sul suolo italiano. Alla fine di giugno, la costruzione del primo impianto solare fotovoltaico nella regione Puglia è entrata nel vivo, segnando l’avvio operativo di una pipeline che l’azienda stima in circa 200 MWp di progetti fotovoltaici sul territorio nazionale.

Il cantiere: 1 MWp con leva finanziaria

L’impianto appena entrato in costruzione ha una capacità installata di circa 1 MWp — una taglia da utility-scale minore, lontana dai parchi da decine di megawatt che dominano le cronache del settore, ma sufficiente per testare sul campo un modello di finanziamento che Zenith intende replicare. Il progetto, localizzato in Puglia, fa parte di un portafoglio di tre impianti solari — il cosiddetto Under Construction Portfolio, o UCP — annunciato già lo scorso marzo e che totalizza 7 MWp.

I numeri della struttura finanziaria meritano attenzione. Secondo quanto riportato dagli analisti che hanno seguito l’operazione, il costo totale del progetto ammonta a circa 3,87 milioni di euro, suddivisi tra 720.000 euro per l’acquisizione dei terreni e circa 3,15 milioni di costi di costruzione previsti. Di questa somma, la quota di equity versata da Zenith si limita al 15%, pari a circa 580.500 euro. Il restante 85% — siamo nell’ordine di 3,3 milioni — è coperto da finanziamento esterno. È una leva finanziaria spinta, che riduce l’esposizione diretta della società e al contempo segnala la fiducia dei finanziatori nel progetto e nel quadro regolatorio italiano. Zenith aveva già annunciato a fine marzo 2026 che il portafoglio Puglia UCP da 7 MWp era completamente finanziato e che l’avvio dei lavori sarebbe scattato all’inizio di luglio: tempistica che, stando al comunicato ufficiale di fine giugno, è stata rispettata.

Dietro l’operazione c’è una struttura societaria giovane. Zenith ha costituito una nuova filiale italiana nell’aprile 2025, battezzata WESOLAR S.R.L., veicolo attraverso il quale canalizza lo sviluppo del portafoglio fotovoltaico nel Paese. Una mossa che parla di radicamento e di una strategia pensata sul medio periodo, non di un’incursione estemporanea.

La cornice FER X e i 23 miliardi UE

Il tempismo con cui Zenith avvia i cantieri non è casuale. Sullo sfondo c’è l’approvazione del regime di sostegno FER X da parte della Commissione Europea, che ha autorizzato fino a 23 miliardi di euro in aiuti di Stato per accelerare la diffusione della generazione di elettricità rinnovabile in Italia. L’iniziativa italiana — che ha ricevuto il sostegno formale dell’Unione Europea — è pensata per dare prevedibilità ai ricavi degli impianti rinnovabili attraverso un meccanismo di contratti per differenza, riducendo il rischio di mercato per sviluppatori e finanziatori. Per progetti di taglia contenuta come quelli del portafoglio UCP, la presenza di un quadro di sostegno stabile è la variabile che può far pendere la bilancia tra lo stallo autorizzativo e l’ingresso in cantiere. Resta da vedere con quali tempi le procedure di allaccio e le autorizzazioni locali riusciranno a tenere il passo del regime incentivante.

Sul campo: connessione entro il 2026 e oltre

L’orizzonte operativo è già tracciato. Zenith prevede che i tre impianti del portafoglio UCP diventino operativi, connessi alla rete elettrica nazionale e in grado di generare ricavi entro la fine del 2026. Significa che tra l’avvio dei lavori — fine giugno 2026 — e l’allaccio passerebbero circa sei mesi, una tempistica che presuppone iter autorizzativi già risolti e nessun intoppo tecnico di rilievo nella fase di costruzione. Se mantenuta, sarebbe un’esecuzione rapida per il contesto italiano, dove i colli di bottiglia sulle connessioni di rete e le lungaggini burocratiche sono cronaca nota.

Il portafoglio UCP da 7 MWp non va però letto come un punto di arrivo: è il banco di prova per un portafoglio ben più ampio, che Zenith quantifica in circa 200 MWp di progetti fotovoltaici in Italia. La progressione è significativa: dai tre impianti pugliesi in costruzione a una pipeline venti volte più grande, che se dovesse concretizzarsi collocherebbe l’azienda tra gli sviluppatori indipendenti di media taglia con una presenza rilevante nel Sud Italia. La Puglia, del resto, è da anni una delle regioni italiane con la più alta irradiazione solare e con la maggiore densità di impianti fotovoltaici già operativi — caratteristiche che la rendono un terreno favorevole ma anche competitivo, dove la disponibilità di punti di connessione alla rete di media tensione inizia a saturarsi in alcune aree.

Dal punto di vista tecnico, impianti da 1 MWp appartengono alla fascia che può allacciarsi in media tensione, evitando le complessità delle connessioni in alta tensione tipiche dei grandi parchi. È una scelta progettuale che minimizza i costi di infrastruttura di rete e semplifica l’iter autorizzativo — due variabili che, in Italia, pesano più del costo dei moduli. Non è un dettaglio: la struttura dei costi del progetto Puglia UCP, con un costo di costruzione stimato intorno a 3,15 milioni di euro per 7 MWp — circa 450 euro per kWp installato — è in linea con i benchmark del settore per impianti a terra di questa taglia e suggerisce che le economie di scala non sono state sacrificate sull’altare della replicabilità.

Sul fronte della generazione, tre impianti da 7 MWp complessivi in Puglia possono produrre, con un capacity factor tipico per la regione intorno al 14-15%, qualcosa come 8.500-9.200 MWh all’anno — sufficienti a coprire il fabbisogno elettrico di circa 3.000 famiglie italiane. Non sono numeri che spostano il mix energetico nazionale, ma sono numeri che contano quando moltiplicati per le decine di progetti simili che il FER X potrebbe sbloccare nei prossimi mesi. Il modello Zenith — equity contenuta, leva finanziaria alta, taglia media degli impianti, veicolo societario locale — è un termometro di quanto il mercato italiano del fotovoltaico stia diventando accessibile a sviluppatori che non hanno i bilanci dei colossi energetici.

L’immagine di un portafoglio da 7 MWp che si connette entro fine anno è solo l’inizio di una pipeline da 200 MWp: un banco di prova per un modo diverso di fare utility-scale in Italia, dove l’agilità finanziaria e la conoscenza del territorio contano almeno quanto la scala. Se i tempi di allaccio reggeranno e il FER X manterrà le promesse di prevedibilità sui ricavi, la Puglia potrebbe diventare molto più che il primo tassello di Zenith nel mercato italiano.