Il dato aggregato nasconde una divaricazione tra scooter in crescita e moto in stagnazione
228.181. È il numero di due ruote immatricolate in Italia nei primi sei mesi del 2026. Un incremento del 13,29% che restituisce l’immagine di un settore in salute. Il bilancio semestrale ANCMA certifica un giugno da 50.512 veicoli, con un +14,28% sullo stesso mese dell’anno precedente. Ma la fotografia cambia non appena si separano i segmenti: gli scooter sono cresciuti del 18,56% a giugno, toccando 31.074 unità, mentre il comparto moto scivola verso livelli più contenuti. Una divaricazione che dice molto sull’umore dei consumatori italiani.
Non è una dinamica inedita. Già nell’estate del 2023, secondo un comunicato stampa ANCMA di agosto, gli scooter viaggiavano a un +24,48% nei primi otto mesi dell’anno, trascinando l’intero comparto verso un +16,67%. Ma tra allora e oggi c’è stato un terremoto normativo che ha reso il mercato molto più volatile di quanto i numeri grezzi lascino intuire. E a renderlo ancora più instabile, da quattro anni, c’è anche un fattore artificiale: gli incentivi all’elettrico, che hanno già immesso su strada circa 140 mila veicoli a batteria. Una spinta silenziosa ma costante, che però non ha ancora modificato la struttura profonda del mercato.
L’ombra lunga dell’Euro 5+
Il +13,29% di questo semestre va maneggiato con cautela, perché arriva dopo un 2025 chiuso in negativo. Secondo i dati raccolti da Confindustria ANCMA e pubblicati nell’analisi di Moto.it, lo scorso anno erano state immatricolate 345.287 unità, con una flessione complessiva del 7,52% rispetto al 2024. Un crollo che aveva fatto parlare di crisi, ma che in realtà era il rovescio della medaglia di un anno record.
Quel 2024, infatti, si era chiuso con 373.344 veicoli immatricolati, il miglior risultato dal 2011. Un record drogato, però: a dicembre concessionari e acquirenti si erano affrettati a immatricolare modelli ancora conformi alla vecchia normativa europea, prima dell’entrata in vigore dello standard Euro 5+. Un surplus di fine serie che aveva gonfiato artificialmente i volumi e che, specularmente, ha svuotato quelli dei mesi successivi. Il rimbalzo del 2026, in questa prospettiva, è anche un ritorno verso una domanda più fisiologica, dopo due anni di oscillazioni provocate da un calendario normativo. Resta da capire quanto di questo recupero sia strutturale e quanto sia invece il semplice esaurirsi di una distorsione tecnica.
Incertezza e incentivi: la nuova geografia del mercato
Al di là degli effetti normativi, però, qualcosa sta cambiando nelle scelte di consumo. L’incertezza economica, scrive ANCMA nel suo report, spinge gli acquirenti verso veicoli più accessibili, allontanandoli dalle moto di valore più elevato. È un meccanismo noto agli economisti: quando il futuro è opaco, si rimanda la spesa discrezionale e ci si rifugia nell’utilità quotidiana. Gli scooter, centrali nella mobilità urbana e con prezzi d’ingresso molto più bassi, beneficiano di questa prudenza. Non si compra meno, si compra diverso.
Il paradosso è che il mercato cresce a doppia cifra proprio mentre i consumatori stringono i cordoni della borsa. È il segno di una polarizzazione che rischia di sfuggire a una lettura superficiale dei dati aggregati: la crescita c’è, ma è concentrata nei segmenti a minor margine per i produttori e a minor impatto economico complessivo. Sul fronte elettrico, il quadro è altrettanto stratificato. I 140 mila veicoli a batteria immessi dal 2021 grazie agli incentivi sono un numero significativo se preso in sé, ma va rapportato al volume complessivo del parco circolante: resta una quota minoritaria, per quanto in crescita. Il DPCM Automotive, entrato in vigore il primo luglio, destina 90 milioni di euro agli incentivi per motoveicoli e quadricicli elettrici nel periodo 2027-2030: una dotazione che punta a dare continuità alla spinta iniziata quattro anni fa, ma che arriva in un momento in cui il grosso delle vendite si gioca ancora sui modelli a combustione più economici.
La domanda che resta aperta è se questi fondi basteranno a trasformare l’elettrico da eccezione a regola, oppure se il 2026 si limiterà a essere l’ennesima oscillazione di un mercato che, tra normative ambientali, incentivi a intermittenza e consumatori in cerca di risparmio, fatica a trovare un baricentro stabile. Tenere d’occhio la quota di veicoli a batteria nei prossimi mesi sarà il modo migliore per capire se siamo davanti a un cambio di passo o soltanto a un’altra distorsione statistica.




