L’80% del ritiro è attribuibile a cause naturali, ma la componente climatica sta crescendo rapidamente

Nel 1940 il ghiacciaio Pine Island, uno dei colossi dell’Antartide occidentale, cominciava a ritirarsi. Vent’anni dopo, il clima di origine antropica cominciava appena a scaldare le acque che lambiscono la calotta. Ieri, uno studio pubblicato su Carbon Brief ha quantificato il paradosso: dal 1940 a oggi, il cambiamento climatico spiega circa un quinto del ritiro del Pine Island — qualcosa come 4 chilometri. Il ghiacciaio aveva già preso la sua corsa prima che il termometro globale premesse sull’acceleratore.

Un ritiro cominciato in sordina

Già negli anni ’40, quando il ghiacciaio iniziò il suo arretramento, il sistema climatico terrestre non aveva ancora registrato l’impronta delle emissioni industriali sulle correnti oceaniche antartiche. Soltanto a partire dagli anni ’60, stando ai dati dello studio, l’aumento della quantità di acqua calda che raggiunge la calotta dell’Antartide occidentale è diventato riconducibile all’attività umana. C’è uno iato di due decenni tra l’innesco del ritiro e l’arrivo del forcing climatico: il Pine Island si stava già sganciando dal continente per ragioni che la climatologia fatica ancora a spiegare in modo univoco.

È un dettaglio che ribalta la percezione comune. Quando si parla di fusione dei ghiacci, il riflesso è collegare tutto al riscaldamento globale. Il Pine Island racconta invece una storia più stratificata, in cui le dinamiche interne della calotta — la geometria del letto roccioso, l’instabilità del fronte, la temperatura delle acque profonde preindustriali — hanno innescato un processo che il clima ha poi ereditato, amplificandolo.

La matematica del disgelo

La risposta al paradosso è complessa, ma i numeri raccontano una storia chiara. Il Pine Island è il ghiacciaio che fonde più rapidamente in Antartide e da solo è responsabile di circa il 13% della perdita di ghiaccio dell’intero continente. Insieme al Thwaites, forma due dei cinque più grandi flussi di ghiaccio antartici: se entrambi si sciogliessero completamente, il livello globale del mare salirebbe di circa 1,5 metri. Non è uno scenario imminente, ma è il serbatoio a cui guardano i modelli di innalzamento per i prossimi secoli.

Tra il 1979 e il 2017, secondo le stime riportate da Wikipedia, il ghiacciaio ha perso 1.066 gigatonnellate nette di ghiaccio. Per dare un ordine di grandezza: una gigatonnellata è un miliardo di tonnellate. Il contributo netto del solo Pine Island all’innalzamento del mare, dagli anni ’70 agli anni ’90, è stato di 0,34 millimetri — una frazione che sembra esigua ma che, sommatasi ad altre fonti, ha già pesato sulle coste di tutto il pianeta. E quel contributo è arrivato in gran parte prima che il segnale climatico diventasse dominante.

Lo studio pubblicato ieri mette ora un punto fermo: il cambiamento climatico ha inciso per circa un quinto sul ritiro complessivo. Significa che l’80% del percorso compiuto dal ghiacciaio dal 1940 a oggi è attribuibile a cause naturali, alla memoria dinamica della calotta. Eppure, se il clima è entrato in gioco solo in un secondo momento, cosa sta succedendo adesso? La quota antropica, per quanto minoritaria nel bilancio storico, si sta concentrando nelle ultime decadi, quando il ritmo del ritiro è aumentato drasticamente.

Accelerazione sotto gli occhi di tutti

Dal 1992 al 2011, il ghiacciaio Pine Island è arretrato di 31 chilometri. Un ritmo senza precedenti rispetto alla fase iniziale, che copre in meno di vent’anni una distanza superiore a quella attribuibile al clima nell’intero periodo 1940-2026. È qui che il dato storico e il dato recente si toccano: la dinamica interna aveva preparato il terreno, ma la spinta termica degli ultimi decenni ha cambiato la pendenza della curva.

Il Pine Island ha una dinamica propria, ma il clima sta premendo sull’acceleratore. La domanda non è se continuerà a ritirarsi — lo farà, perché il sistema ha una quantità di moto che non si esaurisce in pochi anni — ma quanto velocemente lo farà d’ora in poi. E su questo, il quinto di responsabilità climatica calcolato ieri è un dato da monitorare: non è una quota fissa, ma una frazione che sta crescendo mentre le acque circumpolari continuano a scaldarsi. Il ghiacciaio che correva da solo ora ha un compagno di strada, e quel compagno si sta facendo sempre più ingombrante.