Il sistema informatico Traces non era pronto già dal 2023, ma gli avvertimenti sono rimasti inascoltati
Alla fine del 2025, la Commissione europea ha annunciato il secondo rinvio dell’applicazione del regolamento sulla deforestazione (EUDR), spostando la scadenza a dicembre 2026. La ragione ufficiale fornita da Bruxelles è stata chiara: problemi significativi con il sistema informatico che dovrebbe gestire i controlli, la piattaforma TRACES. Una spiegazione che suona come una resa tecnica, ma che a uno sguardo più attento rivela crepe più profonde, dove inefficienza burocratica e pressioni geopolitiche si intrecciano fino a minare la credibilità della normativa ambientale europea.
L’allarme inascoltato del 2023
Che il sistema TRACES non fosse pronto è un dato di fatto, ma non è una scoperta dell’ultimo minuto. Già dal dicembre 2023, come rivelato da lettere visionate dalla testata FTM, i più grandi gruppi di pressione dell’industria alimentare avevano avvertito la Commissione che la piattaforma era inadatta a gestire il volume di dati richiesto dalla nuova legge. Un avvertimento che è rimasto inascoltato per quasi due anni, mentre la data della prima applicazione si avvicinava senza che i problemi venissero risolti. Colpisce il contrasto tra la rapidità con cui l’EUDR è entrata in vigore, nel giugno 2023, e la lentezza con cui si è affrontata una criticità informatica che rischiava di rendere la normativa inapplicabile. Un’inerzia che, se da un lato denota una preoccupante sottovalutazione tecnica, dall’altro ha creato il vuoto perfetto in cui si sono inserite pressioni di ben altra natura. Se il problema era noto da tempo, come è possibile che si sia arrivati a un secondo rinvio senza una soluzione?
Pressioni da Jakarta: la diplomazia dell’olio di palma
Dietro la retorica dei bug informatici si muove infatti un’altra spinta, meno dichiarata ma molto più insistente. A confermarlo a FTM è stato Djatmiko Bris Witjaksono, direttore generale delle trattative commerciali internazionali del ministero del Commercio indonesiano, il quale ha dichiarato che le pressioni indonesiane per ottenere un ulteriore rinvio sono state effettivamente esercitate su Bruxelles. La coincidenza tra le défaillance tecniche e la richiesta di Jakarta di prendere tempo è quantomeno notevole. L’industria dell’olio di palma, con l’Associazione indonesiana dell’olio di palma (GAPKI) in prima linea, ha spinto non solo per il rinvio, ma anche per esentare i piccoli agricoltori dai requisiti di rendicontazione e per ottenere il riconoscimento dello schema di certificazione nazionale ISPO come percorso di conformità equivalente all’EUDR.
La strategia di Jakarta si è mossa su più livelli. Da un lato, la pressione diplomatica ufficiale; dall’altro, una critica più sottile all’impianto stesso della normativa europea, considerata asimmetrica. Ad aprile 2025, il vice ministro degli Esteri indonesiano Arief Havas Oegroseno aveva messo in discussione l’equità di richiedere dati di geolocalizzazione ai produttori del Sud del mondo mentre le leggi europee sulla privacy limitano una condivisione di dati simile all’interno dell’Europa. Un argomento che sposta il discorso dal piano della sostenibilità ambientale a quello della sovranità dei dati e delle relazioni commerciali, e che sembra aver trovato un’eco nelle proroghe concesse da Bruxelles. L’ironia è che una legge pensata per imporre standard ambientali ai mercati globali si trova oggi a dover negoziare la propria applicazione con i paesi che quegli standard dovrebbero rispettare.
Dicembre 2026: l’ultima chiamata?
Mentre Bruxelles prende tempo, i produttori spingono per ottenere altre concessioni. Il regolamento, che vieta l’immissione sul mercato europeo di prodotti provenienti da terreni deforestati dopo il 31 dicembre 2020, è stato concepito come un pilastro della politica ambientale comunitaria. Oggi, con due rinvii alle spalle, il rischio è che si trasformi in un guscio vuoto. Le incognite per i mercati restano alte e la richiesta di esentare i piccoli coltivatori, se accolta in modo esteso, potrebbe aprire falle significative nella tracciabilità delle filiere. Il numero da tenere d’occhio è dicembre 2026: se per quella data il sistema TRACES non sarà ancora in piedi, o se l’impianto sanzionatorio sarà stato diluito al punto da risultare inefficace, la deforestazione importata avrà semplicemente vinto. Il vero test per l’EUDR non sarà tecnico, ma politico: se l’Unione Europea cederà ancora, l’importazione di prodotti legati alla deforestazione potrà continuare indisturbata.




