Il 18% dei pixel è in conflitto tra mappe diverse, con due agroforestieri su tre classificati come deforestatori

Mettetevi davanti a una mappa globale della copertura forestale, di quelle che l’Unione Europea userà per far rispettare il regolamento contro la deforestazione. Zoomate su un punto qualsiasi dell’Indonesia. Vedete una macchia verde scuro, classificata come foresta. C’è il 18% di probabilità che un’altra mappa, altrettanto ufficiale, dica esattamente il contrario: quello stesso pixel, per un secondo dataset, è terreno agricolo, savana alberata o agroforesta. Non è un dettaglio statistico: è il rumore di fondo con cui dovremo convivere quando, a partire dal 30 dicembre 2026, scatteranno gli obblighi di due diligence per soia, caffè, cacao, olio di palma, gomma, legno e bovini. Lo segnala un rapporto Landscape Alliance che incrocia i dataset messi a punto per la conformità EUDR con altre fonti globali. Peggio ancora: due giardini agroforestali su tre — quelli dove caffè, cacao e gomma crescono sotto una copertura arborea gestita — vengono letti dalle mappe come deforestazione. Non è un bug. È il prezzo di una scelta tecnica che rischia di produrre più danni della deforestazione che intende fermare.

La promessa infranta del telerilevamento globale

Quando il regolamento europeo è entrato in vigore nel giugno 2023, l’impianto logico sembrava inattaccabile. L’EUDR richiede che i prodotti immessi sul mercato comunitario non provengano da terreni deforestati dopo il 31 dicembre 2020. Per verificarlo, ci si affida a mappe satellitari globali che stabiliscono una baseline della copertura forestale al 2020 e tracciano le variazioni successive: un sistema binario, apparentemente oggettivo. Ma la precisione è solo apparente.

I numeri cominciano a scricchiolare appena si confrontano i dati. Secondo la FAO, le mappe EUDR sovrastimano la copertura forestale globale del 12% — una differenza che, su scala planetaria, equivale a milioni di chilometri quadrati classificati come foresta senza esserlo realmente. Il tasso di incoerenza interna tra i diversi dataset utilizzati per la conformità arriva al 18%, stando ai ricercatori del CIFOR-ICRAF che hanno analizzato le mappe in uno studio su MDPI. In pratica, quasi un pixel su cinque è in disaccordo con gli altri. Non sono errori distribuiti a caso: si concentrano proprio dove la distinzione tra foresta vergine e agroecosistemi arborei si fa più sfumata.

Il punto è che tutti i dataset attualmente disponibili per la conformità EUDR si basano su sensori ottici multispettrali — Sentinel-2, Landsat — che dall’alto vedono clorofilla, struttura della canopia, indice di vegetazione. Quello che non vedono è la gestione umana. Una piantagione di gomma con alberi d’ombra, un caffetale in consociazione con banani e leguminose arboree, un sistema agroforestale complesso che imita la struttura della foresta naturale: per il satellite sono indistinguibili da ciò che l’EUDR vuole proteggere. E così, paradossalmente, vieta di toccarli.

Quando l’algoritmo esclude chi coltiva in modo sostenibile

L’errore tecnico produce conseguenze concrete e misurabili. Il secondo effetto — forse il più grave — è già in corso, e non aspetta il 30 dicembre 2026 per manifestarsi. «Gli errori nelle mappe stanno già danneggiando gli agroforestieri», avverte Peter Minang, direttore per l’Africa del CIFOR-ICRAF e co-autore dell’analisi: «lo sentiamo da chi è sul campo, in molti paesi». Commercianti e intermediari, anticipando gli obblighi di conformità, iniziano a escludere dalle catene di approvvigionamento proprio quei piccoli agricoltori che producono in sistemi agroforestali, perché i loro terreni appaiono come foresta nei dataset di riferimento e vengono segnalati come ad alto rischio.

Il meccanismo è perverso e ha due facce complementari. Da un lato, come spiega ancora Minang, «prodotti basati sulla deforestazione possono ancora raggiungere i mercati europei» — perché le mappe, sovrastimando la foresta dove non c’è, non intercettano chi ha realmente disboscato. Dall’altro, i trader evitano «prodotti conformi all’EUDR se pensano che verranno segnalati come rischiosi e respinti alla frontiera». Il risultato netto? Piccoli coltivatori di cacao in Costa d’Avorio, produttori di caffè in Indonesia, estrattori di gomma in Camerun — tutti agroforestieri che mantengono copertura arborea e sequestrano carbonio — si vedono tagliare l’accesso al mercato europeo proprio a causa di un regolamento nato per premiare la sostenibilità. Mentre chi deforesta davvero può passare attraverso le maglie larghe del 18% di errore statistico.

Il problema è strutturale, non contingente. I sistemi agroforestali tropicali sono deliberatamente progettati per assomigliare a foreste: mantengono la biodiversità, il ciclo idrologico, lo stock di carbonio nel suolo. L’agroforestazione non è deforestazione, è il suo opposto. Ma le variabili che le mappe EUDR misurano — copertura arborea percentuale, altezza della canopia, persistenza temporale della vegetazione — sono le stesse. Nessun dataset attuale è in grado di discriminare in modo affidabile i due sistemi, come conferma il lavoro su MDPI: «tutti i dataset sono incapaci di distinguere le foreste da altri sistemi arborei non forestali».

In Indonesia, il dato è impietoso: la probabilità che un giardino agroforestale produttivo — caffè, cacao, gomma — venga erroneamente mappato come foresta è di due terzi. Significa che per ogni tre agricoltori agroforestali, due risultano deforestatori sulla carta. Non serve immaginare lo scenario: sta già accadendo. Le supply chain si stanno riorganizzando in anticipo, e lo fanno sulla base di mappe sbagliate.

A cinque mesi dall’applicazione: si può correggere la rotta?

L’EUDR entrerà in piena applicazione il 30 dicembre 2026. Cinque mesi e mezzo per ricalibrare un sistema che, già oggi, sta producendo effetti distorsivi. La domanda tecnica è se Bruxelles riuscirà a integrare strati informativi aggiuntivi — mappe di uso del suolo ad alta risoluzione, dati raccolti a terra dalle comunità locali, classificazioni che distinguano la gestione agroforestale dalla foresta naturale — in tempo per non istituzionalizzare l’errore. La domanda politica è se ci sia la volontà di farlo. Il precedente c’è: già nel dicembre 2025 i prodotti stampati come libri e giornali erano stati rimossi dall’ambito di applicazione del regolamento. Dimostrando che i correttivi sono possibili, quando si riconosce un problema.

Prima che l’EUDR diventi operativa, va risolto il nodo tecnico della classificazione: senza una distinzione affidabile tra foresta e agroforestazione, la normativa rischia di boicottare proprio i sistemi produttivi più sostenibili dei tropici. Quelli che, al contrario, andrebbero premiati.