Quattrocento speaker da sessanta Paesi e una bike parade hanno attraversato la città
Rimini è un paradosso ambulante: una città antica e minuscola sommersa ogni estate da un’onda di turisti che arrivano quasi esclusivamente per la vacanza al mare. Le strade sono strette, i parcheggi pochi, e per decenni la risposta è stata aggiungere corsie e posti auto. Non ha funzionato. La congestione è rimasta, e con lei il rischio di perdere terreno rispetto alle località europee che nel frattempo hanno puntato su mobilità dolce, centri pedonalizzati e percorsi ciclabili come parte integrante dell’offerta turistica.
È qui che entra in gioco la scommessa: usare la bicicletta non come accessorio da domenica mattina, ma come leva per riposizionare l’intero prodotto turistico della città e della regione. Una scommessa che, a guardare i numeri di Velo-city 2026, sta pagando.
Quattrocento speaker e una Bike Parade: i numeri che spostano la città
A giugno la risposta è arrivata con cifre che pochi si aspettavano: più di quattrocento speaker, oltre ottanta sessioni, rappresentanti da sessanta Paesi in quattro giorni di lavori. FIAB, la federazione italiana che ha curato la selezione dei contenuti, ha analizzato 806 abstract arrivati da tutto il mondo. L’Italia è stata il secondo Paese per numero di proposte inviate, con oltre cento contributi.
Il 17 giugno, alle sette di sera, la Bike Parade ha attraversato la città: non una sfilata di attivisti, ma un pezzo di quella Rimini che ha scelto di muoversi diversamente. C’erano famiglie, professionisti arrivati da sessanta Paesi, amministratori locali. È stato il momento in cui i numeri della conferenza sono scesi in strada e sono diventati visibili a chiunque.
Ma dietro le quinte c’è una storia più lunga. La serie di conferenze Velo-city vanta cinque decenni di storia, inaugurati a Brema nel 1980. È l’evento annuale di punta della Federazione Europea dei Ciclisti, e in tutti questi anni era tornata in Italia una sola volta, nel 1991 a Milano. Poi più nulla, per trentacinque anni.
Non solo turismo: la strategia dei 15 anni che può cambiare (anche) la tua città
Velo-city non è atterrato a Rimini per caso. FIAB ha lavorato per anni con il Comune di Rimini e i suoi partner per riportare il vertice in Italia dopo la lontana edizione del 1991. E se la Federazione Europea dei Ciclisti ha scelto proprio la Romagna, è perché qui c’era già una storia da raccontare.
La città ha adottato nell’arco di quindici anni una strategia di quindici anni che considera la bicicletta come soluzione strutturale alla congestione, non come palliativo estivo. L’idea è semplice ma radicale per una località balneare: togliere spazio all’auto e restituirlo alle due ruote non allontana i turisti — al contrario, ne attrae di nuovi, quelli che da una vacanza al mare si aspettano anche percorsi ciclabili sicuri, aria pulita e un centro vivibile. È una scommessa che ridisegna il posizionamento di Rimini rispetto alle altre località europee, e i numeri di Velo-city suggeriscono che sta funzionando.
La lezione per chi vive in qualunque altra città italiana è meno scontata di quanto sembri: non servono fondi miliardari né rivoluzioni urbanistiche. È bastata una strategia paziente, pensata sul lungo periodo, con obiettivi intermedi misurabili e la volontà politica di non tornare indietro alla prima protesta per un parcheggio in meno. Non è una formula magica — e va detto con onestà che non funziona ovunque allo stesso modo, perché ogni città ha densità, orografia e abitudini diverse — ma il caso Rimini dimostra che si può cominciare anche da una realtà storicamente dipendente dall’auto e dal turismo mordi-e-fuggi.
La prossima volta che resti incolonnato sul lungomare della tua vacanza, o che cerchi un’alternativa all’auto per il tragitto casa-lavoro, ricorda che una strategia simile potrebbe già esistere nella tua città. Basta chiedere al tuo Comune se ha un piano per la mobilità ciclabile, e se non ce l’ha, segnalarlo. Quello che è successo a Rimini non è magia: è pianificazione. E può succedere ovunque, a partire dal tuo tragitto casa-lavoro.




