L’elettrificazione dei consumi e la burocrazia rischiano di vanificare i progressi del fotovoltaico
Nel 2025 l’Italia ha installato 6.437 MW di nuova capacità fotovoltaica, un dato che supera di slancio ogni record precedente. Ma il numero – per quanto impressionante – racconta solo una parte della storia. L’altro pezzo, quello che dà la misura della sfida, arriva dalla domanda di elettricità attesa nei prossimi anni e dalla fragilità di una rete che deve adattarsi in fretta. Come fa notare un’analisi di GlobalData e Review Energy, il Paese si trova in un momento in cui l’accelerazione delle rinnovabili e i colli di bottiglia infrastrutturali rischiano di entrare in rotta di collisione.
Un dato che sorprende, un fabbisogno che cresce
I 6,4 GW dello scorso anno non sono un fuoco di paglia. Secondo i dati di Terna, riportati da PV Magazine, si tratta di un balzo che consolida il fotovoltaico come il segmento di generazione in più rapida crescita in Italia. Per dare un termine di paragone: già nel 2023 la nuova potenza solare installata era stata poco più della metà. Ora siamo a un livello che da solo basterebbe a coprire il fabbisogno annuo di oltre un milione di famiglie, almeno sulla carta.
Il punto è che la fame di elettricità del Paese non farà che aumentare. Stando alle proiezioni di GlobalData, i consumi italiani passeranno da circa 292,2 TWh nel 2025 a 311,1 TWh entro il 2030. Una crescita del 6,5% in cinque anni, trainata dall’elettrificazione di trasporti e industria, dal raffrescamento urbano e dalla digitalizzazione. In questo scenario, il solare non è un di più: è il mattone che mancava per evitare che il divario tra domanda e offerta si allarghi. Ma proprio qui inizia il groviglio.
I due lati della crescita: ibridi contro burocrazia
Dietro la cifra record convivono due forze contrapposte. Da un lato, la tecnologia sta provando a farsi largo con soluzioni che aggirano l’ostacolo più grande, la congestione della rete. I progetti ibridi che abbinano accumulo a impianti solari o eolici stanno guadagnando slancio: consentono di immagazzinare energia quando la produzione supera la capacità di trasmissione, riducendo il rischio di fermi forzati. Secondo GlobalData, questa è la strada che sempre più sviluppatori scelgono per dare sostenibilità economica ai propri investimenti e non sprecare elettroni già prodotti.
Dall’altro lato, però, restano in piedi barriere che la tecnologia da sola non può rimuovere. Le restrizioni di zonizzazione regionale, le norme di tutela del patrimonio e le valutazioni ambientali sovrapposte continuano a rallentare l’iter autorizzativo in molte delle aree con il più alto potenziale. Lo segnala ancora l’analisi di GlobalData: senza uno snellimento delle procedure, la distanza tra la potenza installabile e quella effettivamente allacciata rischia di diventare strutturale. Non è un problema nuovo, ma oggi pesa di più proprio perché i volumi sono cresciuti e la finestra per raggiungere gli obiettivi climatici si sta chiudendo.
Il paradosso è evidente: il segmento più rapido della transizione si scontra con la lentezza delle regole che dovrebbero accompagnarlo. Non si tratta solo di autorizzazioni singole, ma di un intreccio di competenze tra Stato, Regioni e soprintendenze che allunga i tempi e scoraggia i capitali. Ogni GW aggiuntivo installato l’anno scorso è stato il frutto di un percorso a ostacoli; i prossimi GW dovranno fare i conti con le stesse incognite, se non peggiori.
La sfida della rete è già qui
Quale direzione prenderà il Paese? La risposta, secondo GlobalData, dipende dalla velocità con cui arriveranno le riforme della rete e gli investimenti in stoccaggio. L’Italia è a un punto di svolta: da una parte la domanda in aumento spinta da elettrificazione e obiettivi climatici, dall’altra un sistema di trasmissione che va modernizzato in fretta. E qui il tempo è denaro. Le tariffe di trasmissione di Terna, che pesano per circa il 4% sui costi dei clienti, dovrebbero restare su quei livelli fino al 2028. Significa che il margine per finanziare gli ammodernamenti senza scaricare costi eccessivi sulle bollette c’è, ma non è infinito. La finestra utile per agire è adesso.
Il vero numero da tenere d’occhio, insomma, non sono i GW installati in un anno, ma la rapidità con cui la rete riesce ad assorbirli. I 6.437 MW del 2025 sono un punto di partenza. Se il collo di bottiglia autorizzativo e infrastrutturale non si allenta, rischiano di restare una fotografia più che un trampolino.




