L’isola ha installato 56 nuovi parchi solari in sei mesi, ma resta dipendente dal petrolio bloccato dalle sanzioni statunitensi
Lunedì scorso, 7 luglio, Cuba è rimasta al buio per l’ennesimo blackout nazionale, il terzo in meno di sei mesi e l’ottavo dalla fine del 2024. Un copione che si ripete, e che basterebbe da solo a raccontare un paese allo stremo. Eppure, in quei sei mesi, sull’isola è successo qualcosa di apparentemente contraddittorio: sono stati installati 56 parchi solari fotovoltaici per oltre 1.000 MW di nuova capacità, portando la quota del solare dal 3% al 10% della produzione elettrica totale. Come è possibile che il paese con una delle transizioni rinnovabili più veloci del pianeta resti al buio con questa frequenza?
I problemi di Cuba con l’elettricità non sono certo una novità. Già nel febbraio 2024, interruzioni di corrente colpirono quasi metà del paese, e nell’ottobre dello stesso anno un blackout totale durato quattro giorni fu causato dal guasto della centrale termoelettrica Antonio Guiteras. Da allora, la sequenza di collassi si è fatta solo più ravvicinata. Ma se la diagnosi tecnica è chiara — un parco di generazione obsoleto e una rete fragile — la vera spiegazione del paradosso va cercata altrove. Va cercata a Washington.
L’assedio del carburante
Il paradosso si fa ancora più amaro se si guarda a chi sta beneficiando della stretta. Secondo i dati raccolti da Ember, le esportazioni cinesi di pannelli solari verso Cuba sono schizzate da circa 3 milioni di dollari nel 2023 a 117 milioni nel 2025. Un balzo che racconta di un paese costretto a cercare un partner energetico indispensabile proprio nel rivale strategico di Washington. Cuba sta realizzando una delle più rapide rivoluzioni solari del pianeta, ma lo fa con componenti e capitali cinesi, mentre il petrolio che servirebbe a tenere in funzione ciò che il fotovoltaico da solo non può garantire — la continuità dell’erogazione — viene trattenuto al largo dalle sanzioni. È l’ironia di una politica che, pensata per piegare L’Avana, finisce per spingerla più a fondo nell’orbita di Pechino.
Il conto umano
L’altra faccia del blackout è fatta di frigoriferi che smettono di funzionare e di sale operatorie che si svuotano. Come documentato, i blackout hanno portato alla riduzione delle ore di lavoro e al deterioramento del cibo, mentre in alcuni casi gli ospedali hanno cancellato interventi chirurgici. Per milioni di cubani, la vita quotidiana è diventata un conto alla rovescia tra una interruzione e l’altra, senza sapere se il prossimo blackout durerà ore o giorni. La corsa al solare cubana è impressionante, ma la domanda resta: potrà mai superare la pressione geopolitica che la tiene al buio? Quanti blackout dovrà ancora subire Cuba perché ci si accorga che la sua rivoluzione solare è solo metà della storia?




