Il costo livellato dell’elettricità nucleare resta tre volte superiore a quello delle rinnovabili con accumulo

Un megawattora di elettricità eolica onshore negli Stati Uniti può arrivare a costare quasi zero nel suo esercizio, ma quel che colpisce è un altro numero: la capacità installata potrebbe più che raddoppiare senza consumare un solo ettaro aggiuntivo. I ricercatori di Stanford hanno calcolato che con il semplice repowering delle turbine esistenti si salirebbe da 453 TWh prodotti nel 2024 a circa 911 TWh, portando la capacità eolica raddoppiabile a 314 GW sullo stesso identico suolo, secondo un’analisi sul repowering eolico mentre Trump dorme.

Non è fantatecnologia: il repowering sostituisce macchine vecchie con pale più alte ed efficienti, spesso con meno unità, sfruttando meglio il vento. Il risultato è una generazione eolica annuale raddoppiabile a 911 TWh e una dinamica regolatoria favorevole: i progetti di repowering incontrano minore opposizione delle comunità rispetto ai nuovi impianti — lo segnala la stessa analisi, che parla di minori ostacoli al repowering. Il team di ricerca sottolinea che «il riconoscimento del repowering come processo negoziato tra comunità ospitanti e sviluppatori eolici sarà probabilmente fondamentale per sbloccare il pieno potenziale dell’energia eolica in futuro» — una frase che sposta il baricentro dall’ideologia alla contrattazione locale, e che emerge da un’indagine sul repowering eolico col sonno di Trump.

L’Australia fa i conti: il nucleare a 150 dollari non regge i 55 delle rinnovabili

Mentre negli Stati Uniti si raddoppia la potenza eolica senza muovere una zolla, dall’altra parte del mondo la politica australiana archivia l’ipotesi atomica con un rapporto parlamentare bipartisan di 150 pagine. Il dossier — consultabile in un confronto tra nucleare e rinnovabili in Australia — parte da un dato nudo: un MWh prodotto da nuovi grandi reattori costa intorno a 150 dollari (USA), i piccoli reattori modulari arrivano addirittura a 350 dollari al MWh. Nello stesso Paese le rinnovabili con accumulo viaggiano a circa 55 dollari al MWh. Sono cifre che rendono il ragionamento aritmetico, prima ancora che ambientale.

Il comitato stima che i tempi di costruzione del nucleare in Australia potrebbero raddoppiare o più, superando i 15‑20 anni, per via dell’individuazione dei siti e della necessità di convincere le popolazioni locali — come si legge nel rapporto sui costi del nucleare per le famiglie. Il conto per le famiglie sarebbe salato: il nucleare rischierebbe di aggiungere circa 1000 dollari all’anno alla bolletta elettrica di ogni nucleo. Non stupisce che il legislatore australiano abbia concluso che l’atomo è un’opzione nucleare incompatibile con le rinnovabili, perché i reattori faticano a modulare e mal si accoppiano a eolico e solare intermittenti.

L’idrogeno non scappa a questa aritmetica

La scure dei costi tocca anche un altro vettore su cui si sono riversate molte attese.

Un portavoce di Hyundai, commentando la costruzione di un nuovo impianto in Louisiana, ha dichiarato: «È difficile individuare quando l’idrogeno diventerà economicamente sostenibile». L’ammissione arriva da chi ha investito in un’acciaieria che potrebbe un giorno funzionare a idrogeno, eppure raffredda ogni entusiasmo: come riporta l’acciaieria Hyundai in Louisiana tra speranze e paure, la competitività dell’idrogeno resta un orizzonte sfocato. Non è un dettaglio: mentre le rinnovabili eoliche e fotovoltaiche offrono già oggi prezzi di generazione inferiori a 60 dollari al MWh in molte aree del mondo, l’idrogeno verde sconta ancora un costo di produzione tre‑quattro volte superiore, senza contare stoccaggio e trasporto.

Il 2026 e oltre: cosa guardare davvero

I numeri che contano per i prossimi mesi non sono i megawatt annunciati ma due rapporti: il tasso di repowering negli Stati Uniti e la differenza di costo livellato tra nuovo nucleare e nuove rinnovabili con stoccaggio nei mercati regolati. Un MWh nucleare a 150 dollari contro uno eolico o solare a 50‑60 dollari, con la prospettiva che il repowering regali il doppio dell’energia sulla stessa superficie, suggerisce che la resa dei conti energetica del 2026 sarà prima di tutto una questione di aritmetica. E l’aritmetica non ha bisogno di ideologie, solo di fogli di calcolo.