Il contratto fissa il prezzo a 70,50 sterline per megawattora fino al 2055

Lo scorso 8 luglio, il governo britannico e EDF hanno concordato un’estensione della vita operativa di 20 anni per la centrale nucleare di Sizewell B, nel Suffolk, che potrà così continuare a produrre elettricità fino al 2055. Il cuore economico dell’accordo è un Contract for Difference della durata di 20 anni, con un prezzo fissato a 70,50 sterline per megawattora — calcolato sui prezzi del 2025 — che scatterà a partire dal 2035, data in cui era prevista la chiusura originaria dell’impianto. Per capire quanto questo meccanismo incida sulle tasche dei cittadini basta un dato: secondo le stime diffuse dal Department for Energy Security and Net Zero, se Sizewell B avesse operato con questo accordo durante la crisi dei prezzi energetici successiva all’invasione russa dell’Ucraina, i consumatori avrebbero risparmiato circa 2 miliardi di sterline in bolletta.

Un conto che torna: la scelta su Sizewell B

Il risparmio potenziale di 2 miliardi di sterline — pari a circa 2,3 miliardi di euro al cambio attuale — non è un numero astratto, ma la proiezione di un meccanismo pensato per sterilizzare la volatilità dei prezzi del gas, che ancora oggi condiziona il costo dell’elettricità in gran parte d’Europa. Un Contract for Difference funziona come una polizza a lungo termine: quando il prezzo di mercato sale oltre la soglia concordata, il produttore restituisce la differenza ai consumatori; quando scende, scatta un conguaglio a favore del produttore. Nel caso di Sizewell B, il tetto di 70,50 sterline a megawattora — equivalenti a circa 82 euro — è significativamente più basso dei picchi toccati durante la crisi energetica del 2022-2023, e questo spiega perché l’impianto, che già oggi fornisce circa il 3% del fabbisogno elettrico nazionale, viene considerato un pilastro di stabilità per il sistema. L’intesa ha coinvolto anche Centrica, che affianca EDF con investimenti dedicati.

La solidità tecnica dell’impianto offre un’ulteriore garanzia. Già nel corso del 2025, Sizewell B ha operato per il 99% del tempo, registrando la seconda produzione più alta nei suoi 30 anni di storia. Un livello di affidabilità che rende più credibile l’orizzonte temporale al 2055 e che, traducendo i numeri in termini pratici, significa meno ore in cui il sistema deve ricorrere a fonti più costose e intermittenti per coprire la domanda. Ma questa scelta non è solo una questione di numeri: cosa significa per il futuro energetico del paese e per chi è contrario al nucleare?

Il nucleare che divide: posti di lavoro, sicurezza e nuovi reattori

Eppure, dietro le promesse di risparmio, c’è un dibattito acceso che va avanti da decenni. L’associazione TASC — Together Against Sizewell C — ha bollato l’estensione come un’ulteriore prova della dipendenza del governo da un’energia nucleare “sporca e pericolosa”, secondo quanto riportato dalla BBC. È una posizione che affonda le radici nella lunga storia dell’atomo britannico: Sizewell B venne annunciato per la prima volta nel 1969, allora come reattore raffreddato a gas, per poi essere riconvertito in un reattore ad acqua pressurizzata nel 1980 — il primo del suo genere nel Regno Unito — tra polemiche e rinvii che ne hanno segnato la genesi.

Sul fronte opposto, i numeri dell’occupazione pesano in modo concreto sul territorio. L’estensione salvaguarderà circa 900 posti di lavoro nucleari qualificati all’interno del sito, dove oggi lavorano 620 dipendenti EDF e circa 300 appaltatori. Non si tratta solo di conservare competenze esistenti: l’accordo permetterà di continuare a reclutare una nuova generazione di giovani del Suffolk, inserendoli in quella che viene già definita una “rinascita nucleare” nazionale. La partita sull’atomo britannico, del resto, non si gioca solo a Sizewell. Lo scorso luglio 2025, il progetto Sizewell C — il nuovo impianto gemello — ha ottenuto la decisione finale di investimento, con l’obiettivo di diventare operativo prima del 2039. Pochi mesi dopo, a novembre 2025, il sito di Wylfa, sull’isola di Anglesey, è stato selezionato per ospitare il primo Small Modular Reactor del Regno Unito, una tecnologia di taglia ridotta su cui il governo punta per accelerare la decarbonizzazione. Nel frattempo, già nel settembre 2025, era stato annunciato un ulteriore anno di estensione per le centrali di Heysham 1 e Hartlepool, che ora potranno operare fino a marzo 2028.

Questo mosaico di scelte mostra una strategia che punta sul nucleare come asse portante della sicurezza energetica, ma che convive con una contestazione radicata, capace di mobilitare comunità locali e organizzazioni ambientaliste. La domanda per il cittadino, a questo punto, è: come orientarsi in uno scenario in cui le decisioni prese a Londra si riflettono direttamente sulla bolletta di casa?

La tua transizione: cosa guardare per risparmiare davvero

Alla fine, la politica energetica si misura in casa. Sapere che Sizewell B produrrà elettricità a un prezzo stabile fino al 2055 non significa che domani la bolletta sarà più leggera: il Contract for Difference entra in vigore solo nel 2035, e fino ad allora l’impianto continuerà a vendere energia ai prezzi di mercato. Tuttavia, il segnale è chiaro: quando un governo fissa per legge un tetto di prezzo su una quota significativa della produzione elettrica, sta offrendo una copertura contro futuri shock da gas. È lo stesso principio per cui un’azienda blocca il costo di una materia prima con un contratto a termine, e per un’impresa energivora — un panificio industriale, una fabbrica di ceramica — questa prevedibilità vale quanto un piano industriale solido.

Per i singoli consumatori, il dato da monitorare non è tanto la singola notizia su Sizewell B, quanto il combinato disposto di tutte le estensioni nucleari in corso. Heysham 1, Hartlepool e ora Sizewell B, insieme ai nuovi progetti come Sizewell C e i reattori modulari di Wylfa, stanno costruendo una rete di capacità produttiva a basso costo marginale che, nel medio termine, potrebbe ridurre la dipendenza dal gas anche nei meccanismi di formazione del prezzo all’ingrosso. In concreto: più energia nucleare ed eolica immessa in rete, meno ore in cui il prezzo è dettato dalle centrali a gas, che restano le più costose. Il suggerimento pratico, per chi oggi valuta un contratto a tariffa fissa o variabile, è di pesare la durata dell’offerta: un prezzo bloccato per 24 o 36 mesi potrebbe incorporare già oggi una parte di queste aspettative di stabilità, mentre sul brevissimo termine la volatilità resta legata alle quotazioni del metano. Non ci sono bacchette magiche, ma la direzione di marcia è più chiara di quanto non fosse solo due anni fa, e ignorarla significa rinunciare a un pezzo di informazione che incide sulle scelte di spesa.

L’estensione di Sizewell B è un tassello di un puzzle più grande: informarsi è il primo passo per una scelta consapevole, sia che tu sia un cittadino o un imprenditore.