I cinque collegamenti non raggiungono i 2.000 MW minimi indicati dagli esperti per il raddoppio della rete.
Ottantuno virgola tre per cento: è la quota delle importazioni di elettricità degli Stati Uniti coperta dal Canada nel 2025, secondo il Canada Energy Regulator. Le 86 linee elettriche internazionali che collegano le province canadesi agli stati statunitensi raccontano la stessa asimmetria. Eppure, lo stesso Paese che alimenta il vicino ha annunciato lo scorso luglio solo cinque interconnessioni provinciali: British Columbia–Yukon, Alberta–British Columbia, Alberta–Saskatchewan, Saskatchewan–Manitoba e Prince Edward Island–New Brunswick.
La tesi che emerge dai numeri è semplice: il Canada è un gigante dell’export elettrico verso gli Stati Uniti, ma resta internamente frammentato. E la scala dei cinque progetti di interconnessione annunciati a luglio è troppo piccola per sostenere l’obiettivo di raddoppio della rete entro il 2050.
Il paradosso del gigante elettrico
La forza del Canada verso sud contrasta con la debolezza interna. Come ha riconosciuto lo stesso governo federale, il sistema elettrico canadese è frammentato tra le reti provinciali e territoriali, costando miliardi di dollari in interruzioni, infrastrutture duplicate ed energia sprecata. Le 86 linee internazionali rappresentano un corridoio di export robusto; verso l’interno, invece, restano mosaici provinciali separati. L’annuncio di luglio nasce da questa diagnosi: si tratta dei primi confini provinciali indicati dal governo federale per nuove infrastrutture elettriche.
Il paradosso è numerico. Un sistema che fornisce l’81,3% delle importazioni elettriche statunitensi non ha ancora un numero equivalente di collegamenti tra le proprie province. Le cinque interconnessioni nominate a luglio sono un segnale, ma bastano a cambiare la geografia interna? La risposta non sta nei chilometri di linee, ma nei megawatt previsti.
La scala mancante: cinque progetti contro 2.000+ MW
La rete canadese è già circa l’80% non emissiva in aggregato, e Ottawa ha discusso di raddoppiare la capacità della rete entro il 2050. Raddoppiare significa aggiungere, tra oggi e metà secolo, una quantità di capacità pari a quella già installata. Ma la scala dei nuovi collegamenti annunciati non sembra all’altezza di questa traiettoria. Secondo Stephen Thomas della David Suzuki Foundation, nessuno dei progetti annunciati si avvicina alla scala di 2.000+ megawatt che gli esperti di politica considerano necessaria.
Il contrasto è netto. Il Canada parte da una base di generazione in gran parte non emissiva e da un’infrastruttura di export molto sviluppata verso gli Stati Uniti; eppure, dentro i confini, le nuove interconnessioni restano sotto la soglia che gli esperti indicano come rilevante. Cinque progetti non raggiungono, singolarmente, la scala considerata minima: resta da capire se rappresentino un primo passo o un limite rispetto al fabbisogno dichiarato.
Il punto non è la quantità di progetti, ma la capacità che ciascuno può effettivamente autorizzare. La soglia dei 2.000+ megawatt non è un dettaglio tecnico: è l’ordine di grandezza che gli esperti associano a un’interconnessione in grado di spostare volumi significativi di elettricità tra regioni con esigenze diverse. Un’interconnessione da poche centinaia di megawatt può avere senso per bilanciare un confine locale, ma non cambia la capacità complessiva di una rete che dovrebbe raddoppiare. La differenza tra un primo passo e un limite sta proprio in questa scala.
Il test dei prossimi mesi: Saskatchewan–Manitoba e la strada per il 2050
Se la scala attuale è insufficiente, la strategia si gioca sulla selezione dei progetti giusti. Tra le cinque interconnessioni annunciate, quella Saskatchewan–Manitoba è probabilmente la più strategicamente importante. È il progetto che, se autorizzato su scala adeguata, potrebbe dare sostanza all’obiettivo di una rete nazionale più integrata; se resterà sotto la soglia dei 2.000 megawatt, invece, dirà molto sui limiti reali dell’ambizione federale. Non basterà annunciare confini provinciali: serviranno autorizzazioni, finanziamenti e tempi certi per trasformare i progetti in infrastrutture reali.
Il numero da tenere d’occhio, nei prossimi mesi, non è il numero di interconnessioni annunciate, ma i megawatt realmente autorizzati. Il termometro sarà Saskatchewan–Manitoba: se la connessione strategicamente più importante non decollerà oltre i 2.000 megawatt richiesti dagli esperti, il raddoppio della rete al 2050 resterà un numero sulla carta.




