L’intesa sul calcolo arriva mentre le misure energetiche non sono ancora validate e i gestori di rete aggiornano le configurazioni
È passato più di un mese da quando Solar Valley e il GSE hanno consolidato il dialogo istituzionale sugli incentivi per le comunità energetiche. L’incontro con la direzione fonti rinnovabili del GSE risaliva al 5 giugno; la notizia è arrivata l’11 luglio. Nel verbale c’è un’intesa sul calcolo degli incentivi. Il dettaglio che conta, però, è un altro: mentre si discute di intese, il GSE sta già erogando su dati provvisori. Si parla di incentivi definitivi quando tutto il resto è provvisorio. È il paradosso da cui conviene partire.
Il paradosso dell’incontro: annuncio tardivo e pagamenti su dati provvisori
Il punto è che l’erogazione degli incentivi per le comunità energetiche avviene sulla base dei dati attualmente disponibili, mentre sono ancora in corso le attività di aggiornamento delle configurazioni delle CER e di validazione delle misure energetiche trasmesse dai gestori di rete. Detto in chiaro: il denaro esce prima che i numeri siano definitivi. Non è un dettaglio tecnico, è il cuore del problema.
L’intesa del 5 giugno tra Solar Valley e la direzione fonti rinnovabili del GSE riguarda proprio il calcolo degli incentivi. Letto da solo, sembra un passo avanti: chi opera sul campo e chi eroga gli incentivi si parlano. Ma un’intesa sul calcolo, quando i dati di partenza sono provvisori, che valore ha? Non è una domanda accademica: se il GSE paga su dati provvisori oggi, cosa succede quando la platea dei beneficiari si allarga?
La corsa normativa: dai 5.000 ai 50.000 abitanti, ma i portali non reggono
Per capire perché la provvisorietà è un problema, serve un passo indietro. Il quadro normativo delle comunità energetiche poggia sul Decreto CACER, il DM 414/2023 del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, in vigore dal 24 gennaio 2024, e sul Testo Integrato per l’Autoconsumo Diffuso, allegato alla Delibera 727/2022/R/eel dell’ARERA. Sono le fondamenta su cui si è costruito tutto il resto.
Su quel quadro si è innestata, a luglio 2025, l’estensione più rilevante: con il Decreto Direttoriale 228 del MASE la platea si è allargata ai Comuni con popolazione fino a 50.000 abitanti, rispetto al precedente limite di 5.000. In teoria, è un’estensione quasi naturale: più Comuni, più impianti, più autoconsumo diffuso. In pratica, moltiplica il numero di configurazioni da aggiornare e di misure da validare: proprio le attività che restano in corso mentre gli incentivi vengono erogati.
Ed è qui che il quadro si incrina. Già a maggio 2026, Cisambiente Confindustria aveva segnalato l’esigenza di superare alcune limitazioni del portale GSE in termini di estrazione dati e scalabilità, soprattutto per configurazioni di media e grande dimensione. La richiesta, formulata in occasione della presentazione della nuova Area Comunità Rinnovabili, è di promuovere interoperabilità tramite API o web service, per superare un processo manuale non sostenibile su larga scala.
In altre parole: la normativa corre, gli strumenti no. Il Decreto 228 ha allargato una platea che il portale GSE, così com’è, fatica a servire su larga scala. E il dato sui pagamenti provvisori chiude il cerchio: se l’erogazione avviene su misure non ancora validate, il rischio è che l’incentivo arrivi in ritardo proprio quando serve. Di fronte a un processo manuale non sostenibile, chi resta indietro?
Chi paga il costo della provvisorietà?
Solar Valley, lo scorso luglio, è stata riconosciuta tra i modelli di riferimento della nuova Area Cer di Cisambiente Confindustria. È un segnale: chi ha costruito competenze sul campo diventa punto di riferimento per gli altri operatori. Ma il riconoscimento non risolve il nodo dell’interoperabilità. La richiesta di API resta una richiesta, non una realtà operativa. E finché resta tale, il costo della provvisorietà lo pagano gli operatori che si muovono in processi manuali, con dati non ancora validati.
Se il GSE lavora su dati provvisori e il portale non scala, gli incentivi alle comunità energetiche rischiano di arrivare in ritardo proprio quando la platea si allarga. La transizione energetica dal basso ha bisogno di strumenti all’altezza, non di buone intenzioni.




