Soglia di 29 gradi: 17 città oggi, 217 nel 2100.
L’estate è finita da poche settimane, eppure l’afa in città non è un ricordo: è il segnale che qualcosa è cambiato. La soglia dei 29 gradi — oltre la quale vivere in un centro urbano diventa faticoso — è diventata il cuore di un rapporto scientifico globale. Dallo scorso 3 al 7 agosto, più di 100 scienziati provenienti da 56 paesi si sono riuniti a Bhopal, in India, per la quarta riunione degli autori principali del rapporto speciale IPCC su cambiamento climatico e città, il cui completamento è previsto per marzo 2027.
Oltre i 29 gradi
Il punto di partenza non è un’opinione, ma un dato. Uno studio peer-reviewed ha calcolato che il numero di città che superano la soglia di abitabilità di 29°C potrebbe passare da 17 nel periodo 2011–2040 a 217 nel periodo 2071–2100, con un’esposizione potenziale fino a 320 milioni di residenti. Rispetto ai 17 del primo periodo, si parla di un aumento di oltre dieci volte. In pratica, ciò che oggi è un problema di poche decine di città diventerà, nell’arco di qualche decennio, la condizione normale per centinaia di centri urbani.
Non è un dettaglio accademico. La soglia dei 29 gradi non misura solo il disagio nelle ore più calde: è una misura di abitabilità, cioè del confine oltre il quale vivere in città diventa più faticoso. E la traiettoria è netta. Ma come si passa da un dato allarmante a una decisione concreta? La risposta è in un rapporto che si sta costruendo dall’altra parte del mondo.
Il cantiere del rapporto (e il suo paradosso)
La riunione di Bhopal non è un convegno qualsiasi. È la quarta riunione degli autori principali del rapporto speciale IPCC su clima e città, l’unico rapporto speciale dell’IPCC nel settimo ciclo di valutazione. Le radici di questo lavoro affondano nell’aprile 2016, quando durante la 43ª sessione del Panel a Nairobi l’IPCC decise che il settimo ciclo avrebbe incluso un rapporto speciale su cambiamento climatico e città. L’IPCC, da parte sua, esiste dal 1988, istituito da UNEP e Organizzazione meteorologica mondiale per fornire ai leader politici valutazioni scientifiche periodiche su clima, implicazioni, rischi e strategie di adattamento e mitigazione.
La revisione del rapporto ha dimensioni industriali. Il primo progetto ha ricevuto oltre 32.000 commenti da più di 1.300 revisori esperti; il secondo progetto ha ricevuto oltre 25.000 commenti da 960 revisori governativi ed esperti provenienti da 102 paesi. C’è un altro primato che segnala uno spostamento culturale: con 46 autori e 51 autrici, è il primo rapporto con più autrici che autori nella storia trentasettennale dell’IPCC.
Il paradosso è tutto qui. Da una parte, città che superano già oggi i 29 gradi e un problema che cresce; dall’altra, un processo che richiede anni: la decisione risale al 2016, la riunione di Bhopal discute la bozza finale nell’estate 2026, la pubblicazione arriverà a marzo 2027. Nel frattempo le estati continuano a scaldarsi. Ma il rapporto, da solo, non accende i condizionatori né cambia i mezzi pubblici: cosa significa per chi vive in città?
Marzo 2027: cosa aspettarsi davvero
Non è un documento scritto solo da scienziati. Per la prima volta l’IPCC ha coinvolto anche operatori urbani nella riunione di scoping, non solo scienziati, per decisione dell’Ufficio di presidenza dell’IPCC. I risultati di quella riunione sono stati presentati alla 61ª sessione dell’IPCC, che si è tenuta nel luglio 2024 a Sofia, in Bulgaria. Il messaggio è concreto: chi gestisce le città — amministrazioni, aziende di trasporto, costruttori — è parte del processo, non solo destinatario del risultato.
E qui entrano in gioco i numeri delle emissioni. Le aree urbane sono responsabili del 70 percento delle emissioni globali di CO2, secondo l’IPCC, e trasporti ed edifici sono tra i maggiori contributori. Non serve aspettare marzo 2027 per capire la direzione: il rapporto punterà proprio su questi due assi. Per un cittadino, significa che le discussioni sul futuro della propria città passeranno da come ci si muove e da come sono costruiti gli edifici in cui si vive. Per un’amministrazione, da dove concentrare gli investimenti.
Il punto, alla fine, è questo: la soglia dei 29 gradi non è più solo una sensazione personale, ma un parametro su cui scienziati, amministrazioni e imprese stanno costruendo il futuro delle città. La prossima estate arriverà prima del rapporto: la domanda è se sapremo usare i dati per decidere con meno ansia e più metodo. Il prossimo passo concreto è prepararsi alla pubblicazione di marzo 2027 e alle scelte su edifici e trasporti che ne deriveranno.




