L’articolo di Trellis svela il cortocircuito: manca una definizione condivisa di “rigenerativo” e i numeri rischiano di restare solo dichiarazioni

Sessantamila acri di riso “rigenerativo” nel 2025. Peccato che non esista una definizione condivisa di “rigenerativo”. È il cortocircuito che emerge dall’articolo pubblicato da Trellis il 22 luglio scorso: secondo Kelsey Ryan, Purina ha supportato pratiche di agricoltura rigenerativa su più di 60.000 acri di solo riso nel 2025. Un numero tondo, pronto per la comunicazione. Ma senza una definizione condivisa, che cosa misura davvero?

Sessantamila acri senza definizione

A sentire Ryan, le pratiche promosse sono concrete: riduzione e non lavorazione del terreno, rotazione delle colture, asciugatura e bagnatura alternata per il riso, diffuse tra gli agricoltori del Midwest e del Delta del Mississippi. Il problema non è la qualità di queste tecniche, ma il perimetro del termine. “Rigenerativo” non è una categoria con un confine tecnico verificato da terzi: è un ombrello sotto il quale ogni azienda colloca pratiche diverse. Lo ammette la stessa Ryan: la standardizzazione è una sfida in corso in tutta l’industria. E se manca il metro, resta il dubbio su quanto valga il numero annunciato rispetto agli sforzi misurati negli anni passati.

La realtà dei numeri: 47.098, 200.000 e un’adozione limitata

Per dare una scala al numero del 2025 conviene guardare ai dati dell’anno precedente. Secondo Field to Market, nel 2024 il programma Arva/Nestlé Purina/Riceland Sustainable Rice Program ha supportato 138 agricoltori rigenerativi su 871 campi, per un totale di 47.098 acri. È un perimetro più contenuto rispetto ai 60.000 acri di riso rivendicati per il 2025. La differenza può dipendere da nuove adesioni, da una contabilità diversa o da una crescita reale: senza un metodo comune, però, non si può distinguere la crescita vera dalla semplice ridefinizione dei confini.

L’altro tassello è la partnership tra Cargill e Nestlé Purina, annunciata ad aprile 2024. Secondo il comunicato di Purina, l’accordo punta a sostenere pratiche di agricoltura rigenerativa su oltre 200.000 acri di terreni coltivati a mais e soia nel Midwest. L’obiettivo dichiarato è ridurre fino al 40 per cento l’impronta di carbonio della fornitura di granaglie Purina da Cargill nell’arco dei tre anni successivi. Anche qui il verbo da tenere d’occhio è “sostenere”, non “misurare”: è una stima di impatto, con risorse e tempi da verificare, non un consuntivo. E il 40 per cento è una previsione, non un risultato.

A raffreddare gli entusiasmi c’è però un dato di contesto: già nel dicembre 2024, FoodNavigator osservava che l’adozione dell’agricoltura rigenerativa rimane limitata negli Stati Uniti. Sessantamila acri da una parte, duecentomila dall’altra sembrano cifre grandi, ma restano una nicchia rispetto all’insieme della produzione agricola. Ed è proprio questo il punto: senza un termine di paragone e senza una definizione condivisa, ogni cifra dice meno di quanto promette.

Se l’adozione resta limitata e le definizioni restano assenti, il problema smette di essere solo agronomico e diventa di fiducia. Che cosa compra, esattamente, chi paga un prodotto che promette di sostenere campi rigenerativi?

L’84% che chiede conto e la verifica che non c’è

La pressione dal basso, intanto, è misurabile. Secondo il rapporto 2025 della Pet Sustainability Coalition, l’84 per cento dei proprietari di animali domestici ritiene le aziende responsabili di affrontare il cambiamento climatico. Più di otto pet parent su dieci chiedono conto, non solo uno slogan. Ma chiedere conto è possibile solo se esiste qualcosa da controllare. E qui il cerchio si chiude: la standardizzazione è una sfida aperta, l’adozione è limitata e i numeri diffusi sono dichiarati, non certificati.

Chi controllerà che “rigenerativo” non sia solo un’etichetta? Per ora nessuno. Il quadro descritto da Ryan è quello di un settore che sta ancora costruendo gli strumenti di verifica. Senza di essi, confrontare i 47.098 acri del 2024 con i 60.000 acri dichiarati per il 2025 diventa un esercizio di fiducia, non di controllo. I consumatori possono fidarsi, oppure no. Ma fidarsi non è verificare.

Se “rigenerativo” non troverà una definizione condivisa e misurabile, i 60.000 acri di Purina resteranno quello che sono oggi: una promessa annunciata, non un dato che un pet parent possa verificare. Non è una condanna delle pratiche, che possono essere serie. È la constatazione che, senza un metro comune, ogni acro dichiarato vale quanto la fiducia che si decide di accordargli.