La regione Asia-Pacifico vede minacciato il 95% della propria produzione alimentare

36 miliardi di tonnellate. È la perdita netta annuale di suolo sul pianeta, l’equivalente di un metro di terra fertile raschiato via da un’area grande quanto la Svizzera. E la regione Asia-Pacifico, che da sola custodisce il 50% della terra arabile mondiale – secondo un dato della World Bank – vede già minacciato il 95% della propria produzione alimentare proprio a causa del degrado del suolo. La scorsa settimana, la FAO ha messo a punto una strategia regionale per invertire la rotta. Il piano c’è, ma il divario tra gli obiettivi globali e la realtà sul campo resta il vero banco di prova.

Il paradosso dell’Asia-Pacifico: metà della terra arabile mondiale, ma il suolo che scompare

L’Asia e il Pacifico rappresentano un paradosso agricolo: la regione ospita la metà di tutta la terra coltivabile del pianeta, ma è anche l’area dove la pressione sul suolo si fa sentire con maggiore intensità. I suoli regionali sono sempre più compromessi da erosione, squilibri nutrizionali, salinizzazione, acidificazione e contaminazione. Fenomeni che la crescita demografica, pratiche umane insostenibili e i cambiamenti climatici accelerano anno dopo anno.

La posta in gioco va ben oltre la produzione agricola. I suoli sani svolgono funzioni che diamo per scontate: ciclo dei nutrienti, sequestro del carbonio, regolazione del clima e dell’acqua, supporto alla biodiversità. Quando un suolo si degrada, questi servizi ecosistemici collassano in cascata. Già nel dicembre 2023, la FAO lanciava l’allarme: oltre tre quarti della popolazione dell’Asia-Pacifico soffre di insicurezza idrica. Non è un caso: un suolo impoverito perde capacità di infiltrazione e ritenzione idrica, trasformando le piogge in deflussi superficiali invece che in riserve disponibili per le colture.

Il paradosso è tutto qui. La regione con la maggiore dotazione di terra arabile è la stessa dove la fragilità del suolo rischia di azzerare i margini di sicurezza alimentare per miliardi di persone. E i numeri globali raccontano di un’emorragia che non accenna a fermarsi: ogni anno si perdono circa 36 miliardi di tonnellate di suolo. Un tasso di erosione che supera di gran lunga la velocità naturale di rigenerazione, che viaggia nell’ordine di pochi centimetri ogni secolo.

La strategia FAO: quattro pilastri per invertire la rotta

Di fronte a queste cifre, la risposta non può essere simbolica. La FAO ha strutturato un intervento per l’Asia e il Pacifico articolato in quattro punti chiave. Il documento non scende nel dettaglio operativo di ogni azione, ma definisce una roadmap allineata con le priorità regionali e nazionali e con il Quadro d’Azione 2022–2030 del Global Soil Partnership, approvato durante la decima Assemblea Plenaria del GSP nel maggio 2022.

La scelta di appoggiarsi a un framework già esistente ha una logica tecnica: evita la proliferazione di piani paralleli e punta a incanalare risorse su binari già rodati. I quattro punti toccano il monitoraggio dello stato di salute dei suoli, la diffusione di pratiche di gestione sostenibile, il supporto tecnico ai governi e la mobilitazione di investimenti. Sulla carta, una struttura solida. Ma la distanza tra un pilastro elencato in un documento e un appezzamento dove un agricoltore decide se adottare o meno una rotazione colturale è fatta di incentivi economici, accesso alla conoscenza e condizioni climatiche locali. Tradurre una strategia regionale in risultati misurabili significa colmare proprio quel vuoto.

Obiettivi globali, limiti reali: cosa cambia sul campo

Quell’obiettivo globale si chiama 50% entro il 2030, fissato dal Global Soil Partnership nel suo Quadro d’Azione: migliorare e mantenere la salute di almeno la metà dei suoli mondiali. Un target ambizioso, che implica interventi coordinati su scala planetaria. Ma se ogni anno 36 miliardi di tonnellate di suolo continuano a essere persi, invertire la tendenza richiede più di un impegno dichiarativo.

Il Quadro è stato approvato quattro anni fa e da allora il contesto non è migliorato. La regione Asia-Pacifico resta un termometro sensibile: con il 95% della produzione alimentare minacciata dal degrado del suolo – come segnalato dalla stessa FAO in occasione della Giornata Mondiale del Suolo 2023 – e tre quarti della popolazione alle prese con insicurezza idrica, i margini per fallire sono inesistenti. La strategia regionale presentata nei giorni scorsi è un passo necessario, ma la forbice tra il target del 50% e la realtà della perdita netta annuale resta il vero banco di prova. Servono metriche verificabili, non solo piani.

Senza suoli sani, la promessa di sicurezza alimentare per miliardi di persone resta appesa a un filo. La strategia c’è; ora serve la stessa urgenza sul campo che riserviamo alle tecnologie che fanno notizia.