La cancellazione degli incentivi federali ha azzerato il vantaggio economico per molti acquirenti

Ad aprile 2026, più di un americano su quattro si è detto «molto propenso» ad acquistare un veicolo elettrico. Un dato che segna il terzo superamento della soglia del 25% da quando JD Power conduce il sondaggio. Eppure, nello stesso momento, il mercato racconta una storia opposta: nel primo trimestre le vendite di auto elettriche sono precipitate del 27% rispetto all’anno precedente. Un paradosso che non nasce dal caso, ma da uno spartiacque preciso nella politica industriale americana.

Il paradosso del 2026: intenzioni record, vendite in caduta libera

I numeri del sondaggio JD Power di aprile, pubblicati da InsideEVs, mostrano una propensione all’acquisto che tocca il 26%, con un balzo di tre punti percentuali rispetto al mese precedente. Parallelamente, la quota di intervistati che si dichiara «molto improbabile» a passare all’elettrico è scesa al 18%, quattro punti in meno. Sono cifre che, lette da sole, dipingerebbero un mercato in piena accelerazione.

La realtà dei concessionari è diversa. Secondo i dati di Kelley Blue Book, la divisione di Cox Automotive che traccia il mercato automobilistico americano, le immatricolazioni di veicoli elettrici a batteria nel primo trimestre 2026 sono calate del 27% su base annua. La quota di mercato si è fermata al 5,8%, invariata rispetto al quarto trimestre 2025 e lontanissima dal picco del 10,6% toccato nel terzo trimestre dello scorso anno. Per dare un riferimento: tra il 2024 e il 2025 la quota EV oscillava intorno all’8%. Nei primi mesi del 2026 è scesa al 6-7%.

Brent Gruber, che guida le rilevazioni per JD Power, ha sottolineato come aprile sia stato solo la terza volta in cui più di un quarto degli intervistati è rientrato nella categoria dei «molto propensi». Un segnale di interesse crescente, che coesiste con una contrazione reale delle vendite. Due curve che, per la prima volta in anni, si muovono in direzioni opposte.

La spiegazione: incentivi evaporati e modelli rinviati

La chiave del paradosso sta in un evento che ha segnato la fine del 2025: la rimozione degli incentivi federali per l’acquisto di veicoli elettrici. Non un ritocco, non una riduzione graduale: una cancellazione netta, che ha ridisegnato i conti di chi si avvicinava a un concessionario. Il primo trimestre 2026, con le sue vendite in calo e la quota di mercato ridimensionata, è stato definito da Cox Automotive come «un necessario reset» dopo anni di crescita sostenuta dai sussidi.

A questo si aggiunge un altro fattore, di natura industriale. Già nel 2024 diverse case automobilistiche avevano visto i loro modelli elettrici cancellati o ritardati, con programmi di lancio rivisti al ribasso o rinviati a data da destinarsi. La combinazione tra un’offerta meno ricca del previsto e la scomparsa del sostegno pubblico ha creato un attrito che il 26% di intenzioni dichiarate ad aprile — in un mese peraltro segnato dal rialzo dei carburanti, che storicamente spinge l’interesse verso l’elettrico — non è bastato a compensare.

Il sondaggio di aprile, pubblicato da InsideEVs, ha registrato l’impennata nelle intenzioni proprio mentre i prezzi alla pompa tornavano a salire. Non è una coincidenza: nei cicli precedenti, ogni fiammata del costo dei carburanti ha prodotto un picco nelle dichiarazioni di interesse per l’elettrico. Ma tra dichiarare un’intenzione e firmare un contratto di acquisto c’è uno scarto che gli incentivi servivano a colmare. Senza quel ponte, il 26% di aprile rischia di restare un numero su un grafico.

Il termometro del futuro: un numero da non perdere di vista

Superata la fase di spiegazione, lo sguardo si sposta ai prossimi trimestri. La quota di mercato dei veicoli elettrici è ferma sotto il 6%, ben al di sotto di quel 10,6% che nel terzo trimestre 2025 sembrava aver segnato un punto di non ritorno. La domanda ora è se il 26% di propensi tornerà a crescere nei mesi successivi o se resterà una semplice aspirazione statistica, slegata dalle vendite reali.

La vera cartina di tornasole sarà il terzo trimestre: senza il traino degli incentivi, la quota EV rischia di restare sotto quel 10,6% raggiunto un anno fa. Il 26% di intenzioni può diventare il punto di svolta o una semplice illusione statistica. La risposta non sta nei sondaggi, ma nei contratti firmati.