Il progetto prevedeva un consumo idrico tra 5.000 e 100.000 galloni al giorno, con permessi ambientali mai richiesti
Più di 600 megawatt. Per dare un ordine di grandezza: è oltre 17 volte la potenza del più grande data center tradizionale oggi attivo in Florida. Non è la cifra di una centrale elettrica qualunque, ma la stima — fatta dagli oppositori — di quanto avrebbe consumato Project Tango, il campus per l’intelligenza artificiale che la contea di Palm Beach ha detto no a un progetto AI hyperscale lo scorso 15 luglio. Dopo più di 12 ore di dibattito, i commissari hanno votato 5-1 per respingere la proposta. Un paradosso, se si considera che il terreno era pronto ad accogliere un data center dal 2016.
Il voto che sfida la zonizzazione
La risposta a come si sia arrivati a un pronunciamento così netto sta in quei 720 minuti di discussione e in una dinamica che ha scavalcato anni di preparativi amministrativi. Già il 2 luglio, la commissione di zonizzazione della contea aveva raccomandato ai commissari di negare il progetto con un voto unanime di 6-0, ribaltando la posizione dello staff di pianificazione, che invece ne aveva suggerito l’approvazione. Trentanove residenti erano intervenuti contro il campus durante quell’udienza.
Il sito, 202 acri a nord di Southern Boulevard, aveva una zonizzazione favorevole ai data center dal 2016. Il developer PBA Holdings detiene tra l’altro approvazioni preesistenti che può perseguire per via amministrativa, senza ulteriori udienze pubbliche. Eppure, quando il 15 luglio i commissari della contea si sono pronunciati, solo Maria G. Marino ha dissentito. Il voto finale è stato 5-1: un rigetto senza pregiudizio, come riportato dalla stampa locale.
A pesare non è stata solo l’opposizione dei residenti, ma anche l’incertezza su due fronti che toccano risorse pubbliche: l’acqua e l’elettricità. Sul consumo idrico, le cifre ballavano in modo vistoso. Da un lato il project manager Ernie Cox parlava di 5.000 galloni al giorno. Dall’altro, il personale della contea proiettava un fabbisogno di 100.000 galloni di acqua potabile al giorno. Una forbice che da sola racconta quanto il progetto fosse ancora opaco nei suoi impatti reali. Sul fronte dei permessi, al 10 luglio il South Florida Water Management District non aveva ricevuto alcuna domanda né per l’uso dell’acqua né per i permessi ambientali.
I numeri, messi in fila, disegnano un progetto arrivato al voto senza che le autorità di regolazione avessero ancora avviato l’iter istruttorio sui suoi effetti concreti. E con una fame elettrica stimata in 600 MW dagli oppositori — una cifra che da sola spiega perché la discussione abbia rapidamente smesso di essere una pratica edilizia di routine per diventare un caso politico.
E adesso? Il fronte dell’AI si sposta
Se Palm Beach ha detto no, non è un caso isolato. Progetti simili a Indiantown, nella contea di Okeechobee e a Fort Pierce sono stati ritirati dopo la mobilitazione dei cittadini. Il voto del 15 luglio si inserisce in una sequenza che sta ridisegnando la geografia dei data center in uno stato che, paradossalmente, non ne ha ancora nemmeno uno su larga scala. Scott Bores, analizzando il mercato, lo ha detto con chiarezza: i grandi data center non sono ancora arrivati in Florida, ma con un ambiente favorevole agli affari, tariffe elettriche basse e un’affidabilità eccellente, è solo questione di tempo.
Il punto è che il tempo sta diventando una variabile politica, non solo economica. Earthjustice, l’organizzazione legale ambientalista, ha già aperto più di 70 controversie legate ai data center in tutto il paese. La resistenza locale, che in Florida ha già fermato diversi progetti, si sta strutturando come un attore capace di bloccare iter che pure partivano con anni di zonizzazione favorevole alle spalle. Il dato da tenere d’occhio non è più i 600 MW del progetto Tango, ma quanti altri piani per campus AI verranno ritirati prima ancora di arrivare a un voto. Perché la fame di energia dell’intelligenza artificiale non si ferma ai confini di Palm Beach.




