Il Net Zero Tracker misura i requisiti minimi di integrità degli impegni climatici, non i traguardi raggiunti
Quattro città su cento. Sette aziende su cento. Sei regioni e mezzo su cento. Non sono refusi: sono le quote di chi supera la «linea di partenza» minima di integrità per gli impegni net-zero, secondo il Net Zero Tracker. A metà luglio, un articolo di Trellis dedicato alle posizioni di Katharine Hayhoe — scienziata dell’atmosfera, professoressa alla Texas Tech University e chief scientist di The Nature Conservancy — tornava su questo divario con una tesi scomoda: la teoria del cambiamento su cui abbiamo costruito la diplomazia climatica era rotta fin dall’inizio.
La linea di partenza quasi deserta
Dietro questi numeri c’è un divario che corre parallelo alla moltiplicazione degli annunci. La «linea di partenza», nella terminologia del Net Zero Tracker, non è un traguardo ambizioso: è l’insieme dei requisiti minimi di integrità procedurale e sostanziale che un impegno net-zero dovrebbe soddisfare per essere preso sul serio. Non si parla di chi ha tagliato abbastanza emissioni, né di chi ha raggiunto la neutralità. Si parla di chi ha fatto i compiti di base.
Già nella rilevazione pubblicata nel 2025, il 93% delle aziende, il 93,5% delle regioni e il 96% delle città non li soddisfaceva tutti. Rovesciando la prospettiva: sette aziende su cento, il 6,5% delle regioni e quattro città su cento superano la verifica minima. C’è anche una scala visibile nella distanza dalla linea di partenza: più si scende nel dettaglio territoriale, più il numero si restringe. Sette per le aziende, sei e mezzo per le regioni, quattro per le città.
Il problema, in altre parole, non è la quantità di obiettivi dichiarati — cresciuta di anno in anno — ma la distanza tra quelli e la sostanza minima con cui vengono costruiti. È un divario di credibilità. E la credibilità, quando diventa misurabile, smette di essere un argomento retorico e diventa un indicatore. Si conta chi supera la linea di partenza, non chi la annuncia.
Ma c’è un paese in cui il contrasto tra retorica e realtà raggiunge livelli estremi: il Canada.
Il paradosso canadese
Prendiamo il Canada, dove il clima non è un’astrazione. Nel 2023 il paese ha vissuto la peggiore stagione di incendi boschivi della sua storia recente, come documenta anche la ricostruzione della BBC. Il superlativo, come sempre con i record, va maneggiato con cautela: la base di confronto è la storia recente documentata, non un orizzonte indefinito. Ma il segnale è chiaro, e arriva da due fonti indipendenti: la stessa valutazione emerge anche dall’articolo di Trellis, che citava la stagione record del 2023.
Eppure, stando all’articolo di Trellis, nelle elezioni federali del 2024 gli elettori canadesi hanno scelto Mark Carney — ex inviato delle Nazioni Unite per la finanza climatica — su una piattaforma che includeva l’abolizione della tassa sul carbonio per i consumatori. Non un negazionista, tutt’altro: un nome che arriva dal cuore della finanza climatica internazionale. Il paradosso è tutto qui: il paese che nel 2023 bruciava come mai prima sceglie, l’anno dopo, un profilo tecnico con un programma che smantella uno degli strumenti più diretti di formazione del prezzo del carbonio.
Se la tassa sul carbonio per i consumatori sparisce, cosa resta degli impegni net-zero? La domanda non riguarda solo Ottawa. Riguarda il meccanismo di fondo: senza un prezzo del carbonio, gli obiettivi dichiarati hanno meno presa sulla realtà. E senza quella presa, il rischio è che la linea di partenza — già quasi deserta — si allontani ancora.
Il prezzo da sorvegliare
La risposta è una questione di prezzo, non di promesse. Il vero indicatore da tenere d’occhio non è il numero di nuovi obiettivi net-zero, ma la tenuta del prezzo del carbonio. Là dove il prezzo tiene, gli impegni hanno un ancoraggio; là dove cede, restano i proclami. Il Canada è il laboratorio: un paese che conosce il costo materiale del clima e che, allo stesso tempo, mette in discussione lo strumento principe per internalizzarlo.
Il prossimo aggiornamento dirà se quel 4% di città è un pavimento o un soffitto. Nei prossimi mesi, il numero da osservare non è quanti nuovi obiettivi net-zero vengono annunciati, ma se la quota di chi rispetta la linea di partenza — oggi ferma al 4% per le città — sale con l’attuazione o scende con la retorica.




