Oltre trecento esemplari recuperati tra Lazio e Campania in poche settimane, vittime delle catture accidentali nella pesca professionale
L’estate scorsa, passeggiando sulla spiaggia tra Lazio e Campania, potevi inciampare in una berta minore senza vita. Non un caso isolato: secondo l’allarme lanciato dalla Lipu, tra maggio e giugno 2025 sono stati recuperati oltre 300 esemplari morti lungo le coste del Tirreno centrale. Un’ecatombe che ha spinto l’associazione a chiedere ai ministeri dell’Ambiente e dell’Agricoltura un monitoraggio scientifico urgente, perché quei corpi senza vita non raccontano una fatalità naturale: raccontano l’impatto di un’attività che va avanti ogni giorno, a pochi chilometri dalla riva.
Spiagge di morte: l’ecatombe delle berte minori
La berta minore è un uccello marino che passa la maggior parte della vita in mare aperto, tornando a terra solo per nidificare. Vederne centinaia spiaggiate in poche settimane è un segnale che qualcosa, sotto la superficie, non funziona. I numeri sono quelli di una moria anomala: più di 300 esemplari in due regioni, in una finestra temporale ristretta. La Lipu non ha perso tempo e già nel 2024 aveva inviato alla Commissione europea una denuncia per segnalare la mancanza di monitoraggi adeguati del bycatch in Italia. Una denuncia rimasta, per ora, senza risposte concrete.
Ma quegli uccelli non sono morti per cause naturali: sono vittime di un killer invisibile che opera sott’acqua, lontano dagli sguardi.
Il killer silenzioso: le reti che svuotano i nostri mari
Dietro quei corpi senza vita c’è il bycatch, la cattura accidentale durante le operazioni di pesca professionale. Le berte minori inseguono i pesci, si tuffano, restano intrappolate nelle reti e muoiono annegate. Il problema non riguarda solo l’Italia. Ogni anno in Europa, secondo le stime, tra i 130mila e i 380mila uccelli marini muoiono per questa ragione. Altre stime di Rivista Natura parlano di circa 200mila esemplari l’anno. Già nel luglio 2024, i dati di BirdLife International indicavano quasi 200mila uccelli marini uccisi ogni anno nelle acque europee, con più di un terzo delle specie in declino.
Numeri che, messi in fila, compongono il quadro di una crisi sommersa. Non si vede, non fa notizia, ma sta erodendo la biodiversità marina a un ritmo che gli esperti giudicano insostenibile. E mentre le istituzioni litigano su chi debba occuparsi dei monitoraggi — la denuncia della Lipu alla Commissione europea è lì, ferma, dal 2024 — qualcuno ha deciso di passare all’azione con gli strumenti che ha a disposizione.
Occhi sulla costa: la citizen science come antidoto
È nato così, nella primavera del 2025, il progetto di citizen science lanciato dalla Lipu in collaborazione con le associazioni Ornis Italica e Ardea. L’idea è semplice: chiedere alle persone di segnalare la presenza di gruppi di berte minori in prossimità delle coste del Tirreno centrale. Non servono attrezzature, non serve essere ornitologi. Basta uno sguardo consapevole mentre si cammina sulla spiaggia o si osserva il mare da un punto panoramico.
Ogni segnalazione aiuta a mappare le zone più frequentate dalla specie e a incrociare i dati con le aree di pesca più attive. È un tassello che i ministeri, finora, non hanno messo in campo con la sistematicità necessaria. La citizen science colma un vuoto, offrendo ai cittadini un modo concreto per contribuire senza attendere che la macchina burocratica si metta in moto.
La prossima volta che cammini sulla spiaggia, guarda con attenzione: la vita di una berta potrebbe dipendere da una tua segnalazione. Non servono gesti eroici, basta uno sguardo consapevole.




