La Commissione rallenta le quote CO2, ma i prezzi restano vicini a 80 euro, in attesa del collegamento con Londra.
Il numero da cui partire è 79,97 euro per tonnellata: è la previsione media per le quote EUA nel 2026 secondo un sondaggio di nove analisti riportato da Reuters. Lo scorso 17 luglio la Commissione europea ha presentato una revisione mirata del sistema di scambio di quote per sostenere la competitività industriale. Pochi giorni prima, un’analisi pubblicata da Montel News notava che una riforma a favore dell’industria non avrebbe indebolito alla base il meccanismo. La stretta rallenta, eppure il prezzo atteso resta alto. È il paradosso da cui conviene partire.
Un paradosso: prezzi a 80 euro mentre l’offerta rallenta la stretta
Il paradosso non è un espediente retorico: ha cifre precise. Il fattore di riduzione lineare, cioè la velocità con cui si riduce ogni anno la quantità di quote in circolazione, è oggi al 4,3% per il periodo 2024-2027 e salirà al 4,4% dal 2028. L’ultima revisione dell’ETS aveva fissato il fattore al 4,4% annuo dal 2028, una traiettoria che avrebbe portato il tetto delle quote a zero entro il 2039. Il disegno era semplice: meno quote disponibili ogni anno, un segnale di scarsità più forte, più incentivo a decarbonizzare.
La proposta presentata a luglio va in direzione opposta per il decennio successivo. La Commissione propone un fattore del 3,7% per il periodo 2031-2035 e dell’1,7% dal 2036. In pratica, il ritmo di riduzione diventerebbe molto più lento rispetto alla traiettoria che aveva portato il sistema verso la chiusura del rubinetto nel 2039. Più basso è il fattore, più lentamente si restringe il totale dei permessi disponibili; a parità di domanda, minore è la pressione al rialzo sul prezzo. Eppure le previsioni restano intorno a 80 euro per tonnellata. Per chi osserva il mercato, è il dato da spiegare: un’offerta futura meno scarsa dovrebbe premere sui prezzi; il fatto che le attese restino elevate dice che gli analisti guardano ad altro, probabilmente alla domanda e alla credibilità politica dell’intero percorso.
Un punto di metodo aiuta a leggere il dato. La previsione media riguarda il 2026, mentre la revisione del fattore di riduzione entrerebbe in vigore dal 2031. Il mercato, in altre parole, non è chiamato a rivedere le proprie attese di breve termine. La proposta agisce su un orizzonte lontano, e per questo può convivere con quotazioni ancora vicine a 80 euro senza che vi sia una contraddizione immediata.
La frenata politica: competitività contro ambizione climatica
Dietro il paradosso c’è una scelta politica esplicita. La revisione presentata il 17 luglio ha due obiettivi dichiarati: rafforzare la competitività industriale europea e sostenere il raggiungimento dell’obiettivo climatico dell’Unione al 2040. Sono due spinte che non convivono facilmente. Rallentare il fattore di riduzione lineare significa lasciare più quote in circolazione più a lungo; per l’industria è un alleggerimento dei costi di conformità, ma per il clima è una traiettoria meno ripida.
Va letta in questa luce la scelta di non toccare il principio del sistema, ma solo il ritmo. Il mercato europeo delle quote resta un meccanismo di riduzione delle emissioni; cambia la velocità con cui la scarsità viene costruita. Da qui anche il carattere mirato della revisione: non si mette mano all’architettura complessiva, ma a un singolo parametro, per quanto centrale. Ed è proprio qui che si annida l’ironia: la Commissione usa il 2040 come orizzonte, ma per difendere l’industria accetta di spalmare lo sforzo su un arco più lungo. Se l’obiettivo fosse la sola ambizione climatica, il fattore di riduzione non si discuterebbe in questa direzione.
E se il prezzo del carbonio si decidesse a Londra?
Mentre Bruxelles frena, Londra è già al tavolo. Le negoziazioni per il collegamento formale tra EU ETS e UK ETS sono iniziate già a gennaio 2026. Una volta implementato l’accordo, i permessi emessi nell’ambito dell’EU ETS o dell’UK ETS saranno riconosciuti reciprocamente per la conformità in entrambi i sistemi. Sarebbe un passaggio concreto verso un mercato del carbonio più ampio e potenzialmente più liquido. La convergenza dei prezzi tra quote EUA e UKA potrebbe ribaltare ogni previsione: se Bruxelles rallenta l’offerta futura, il collegamento con Londra può cambiare la geografia e la determinazione dei prezzi molto più di quanto non faccia il fattore di riduzione.
Il numero da tenere d’occhio nei prossimi mesi non è solo il fattore di riduzione lineare, ma il differenziale di prezzo tra quote EUA e UKA. Se i negoziati di collegamento porteranno a una convergenza, il mercato del carbonio europeo cambierà volto.




