Il 4,14% di quota ha polverizzato il precedente record del 3,13% in un mercato in forte contrazione
Chi gestisce una flotta lo sa: quando il diesel sale e i clienti iniziano a chiedere certificazioni di sostenibilità, ogni ordine diventa un azzardo. La tentazione è aspettare, rinviare, tenere i mezzi un altro anno. Il mercato dei camion, del resto, è in forte calo. Eppure i dati del 2025 raccontano una direzione diversa — e molto più interessante — per chi ha voglia di guardare oltre il rumore di fondo.
Secondo un articolo di Electrek, pubblicato la scorsa settimana, nella seconda metà del 2025 le vendite totali di camion commerciali negli Stati Uniti sono crollate del 35% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente: appena 314.067 unità immatricolate. Un mercato che si contrae in modo violento. Ma dentro quel mercato che si restringe, i camion a zero emissioni hanno fatto esattamente il percorso opposto: +37% di immatricolazioni sull’intero anno. Non è un errore di lettura. La torta si è rimpicciolita, ma la fetta elettrica è cresciuta lo stesso.
Crollano le vendite, ma non per tutti
La quota dei veicoli a zero emissioni — i cosiddetti ZET, Zero-Emission Trucks — ha raggiunto il 4,14% di tutte le nuove immatricolazioni nella seconda metà dell’anno scorso. Sembra una percentuale modesta, detta così. Ma va letta insieme all’altro numero: a dicembre 2025 circolavano negli Stati Uniti 72.309 camion a zero emissioni, un parco mezzi che fino a pochi anni fa semplicemente non esisteva.
Il paradosso è tutto qui. Il mercato complessivo perde un terzo dei volumi, il diesel arretra, e intanto l’elettrico — che molti consideravano ancora sperimentale o marginale — conquista spazio. Per un fleet manager che deve decidere se rinnovare il parco o aspettare, questo è il genere di informazione che cambia i conti. Se tutti vendono meno ma chi vende elettrico vende di più, forse la domanda vera si sta già spostando.
Ma quel 4,14% è un fuoco di paglia o qualcosa di più solido?
Quel 4,14% non è un caso
Per capirlo bisogna guardare la serie storica. CALSTART, l’organizzazione che pubblica il report “Zeroing in on Zero-Emission Trucks”, monitora la diffusione dei camion a zero emissioni almeno dall’inizio del 2022, con un inventario dei mezzi di classe 2b-8 che risale a dicembre 2021. Non siamo davanti a una rilevazione estemporanea: è un monitoraggio pluriennale che permette di vedere la curva.
E la curva dice che il 4,14% della seconda metà del 2025 ha polverizzato il precedente record del 3,13%, che risaliva alla prima metà del 2023. In due anni e mezzo la quota è cresciuta di oltre un punto percentuale in un mercato da centinaia di migliaia di veicoli l’anno. Non è una crescita da “moda del momento”: è un’accelerazione che si appoggia su fondamenta che vengono da lontano.
Poi ci sono i segnali che arrivano dal mercato reale. All’inizio di giugno, Orange EV — un produttore specializzato in mezzi pesanti elettrici — si è aggiudicata un ordine per 600 camion elettrici, il più grande mai registrato dall’azienda. Seimila tonnellate di acciaio e batterie che andranno a sostituire altrettanti diesel in flotte vere, con esigenze vere e conti economici veri. Quando un committente firma un ordine di questa portata, non sta facendo greenwashing: sta facendo i conti.
Resta una domanda: a che prezzo? Perché finché l’elettrico costa il doppio del diesel, la transizione resta una scelta per pochi. Ma anche qui le cose stanno cambiando più in fretta di quanto si pensi.
Il prezzo giusto per decidere
A febbraio di quest’anno Tesla ha iniziato a quotare ai clienti 290.000 dollari per il suo Semi nella versione Long Range da 500 miglia (circa 800 chilometri). È un prezzo che va confrontato con un dato ufficiale: secondo i dati del California Air Resources Board, nel 2024 il costo medio di un camion Classe 8 a zero emissioni era di 435.000 dollari. La differenza è di 145.000 dollari, più di un terzo in meno rispetto alla media di mercato di soltanto due anni fa.
Detto in altri termini: il prezzo d’ingresso per un camion elettrico a lungo raggio si sta avvicinando a quello che molti operatori spendono già per un diesel ben equipaggiato, soprattutto se si includono gli allestimenti e le personalizzazioni. Non significa che il Tesla Semi o qualunque altro camion elettrico sia già conveniente per tutti — non lo è, e sarebbe disonesto dirlo. Ma il differenziale si sta assottigliando, e a un ritmo che rende la scelta meno scontata di quanto apparisse anche solo un anno fa.
La trappola, per chi deve firmare un ordine oggi, è guardare solo il prezzo d’acquisto. Il costo vero di un camion si misura su centinaia di migliaia di chilometri: manutenzione, carburante, fermo macchina, valore residuo. Su queste voci i mezzi elettrici hanno margini di vantaggio che il listino da solo non racconta. E un ordine come quello di Orange EV — 600 unità in un colpo solo — suggerisce che qualcuno, quei conti, li ha già fatti. E ha deciso di comprare.
Il mercato dei camion tradizionali continuerà a correre, a fermarsi, a riprendersi. Ma dentro quel mercato, la nicchia a zero emissioni ha smesso di essere una scommessa: è diventata una quota che cresce mentre tutto il resto cala, con prezzi che scendono e commesse che arrivano. Chi aspetta il momento giusto per fare i conti, forse farebbe meglio a mettersi a farli adesso.




