Le aree ad alto rischio costiero non coincidono con gli investimenti attuali, lasciando fuori dal prezzo la protezione delle comunita’
Immaginate di acquistare un credito di carbonio da un progetto di riforestazione di mangrovie. State compensando emissioni, certo. Ma state anche proteggendo una comunità dalle tempeste? Forse no — e potrebbe non essere colpa vostra. Lo scorso luglio, un gruppo di economisti guidato da Teevrat Garg, professore associato presso la UC San Diego School of Global Policy and Strategy, ha acceso un faro su un paradosso che tocca chiunque abbia mai valutato un investimento climatico: i mercati del carbonio fanno un buon lavoro nel premiare i progetti per la riduzione o lo stoccaggio del carbonio, ma tipicamente trascurano altri importanti benefici.
Dove piantare le mangrovie? La mappa che manca
Il dato che fa riflettere arriva da unʼanalisi spaziale pubblicata nel commento su Nature Climate Change. Gli autori hanno sovrapposto le mappe del potenziale di ripristino delle mangrovie con quelle dellʼesposizione alle tempeste tropicali. Il risultato è scomodo: le aree dove sarebbe più urgente ripristinare le mangrovie per proteggere le popolazioni costiere non sempre coincidono con gli attuali investimenti. In pratica, stiamo piantando dove conviene in termini di carbonio, ma non necessariamente dove servirebbe per salvare vite, case e infrastrutture.
Non è un dettaglio da addetti ai lavori. Se unʼazienda italiana compra crediti per bilanciare la propria impronta, sta implicitamente scegliendo quali progetti far sopravvivere e quali no. E senza dati granulari sui co-benefici, quella scelta è per lo più cieca. Il paradosso, spiega Garg, è che “stiamo migliorando molto nella misurazione di benefici che prima erano difficili da quantificare”, ma quei numeri non entrano quasi mai nel prezzo che paghiamo.
Il paradosso dei co-benefici invisibili
I mercati del carbonio sono diventati uno strumento importante per finanziare soluzioni climatiche basate sulla natura, ma sono ancora in gran parte costruiti attorno a un unico risultato: il carbonio. Lʼanalisi pubblicata dagli economisti mostra che questo approccio a misura unica premia i benefici di mitigazione climatica delle soluzioni naturali ma raramente valorizza i loro impatti sociali più ampi, come la protezione delle comunità o il sostegno alla biodiversità.
Pensiamo a una mangrovia in Bangladesh o in Vietnam. In termini di carbonio, vale quanto una piantagione con lo stesso potenziale di sequestro. Ma se la mangrovia si trova davanti a un villaggio esposto ai cicloni, il suo valore reale — in termini di danni evitati, vite umane, costi sanitari — è enormemente più alto. Semplicemente, quel valore non ha un mercato. E senza un mercato, non genera un flusso di denaro per chi dovrebbe piantare e curare quella barriera naturale.
Garg, che è anche titolare della cattedra Marshall Saunders Chancellor’s Endowed Chair in Global Climate Policy and Research, non fa prediche ma offre una chiave pratica: “Creare mercati per co-benefici verificati, come la protezione costiera e la biodiversità, potrebbe reindirizzare gli investimenti verso progetti che offrono maggiori guadagni sia per le persone che per il clima”. Lʼidea è semplice quanto dirompente: un premio per i co-benefici renderebbe espliciti, misurabili e preziosi i benefici aggiuntivi dei progetti di carbonio, dalla protezione delle comunità al rafforzamento dei mezzi di sussistenza.
Oltre il carbonio: il prezzo della protezione
La buona notizia è che gli strumenti per dare valore ai co-benefici iniziano a esistere, anche se non sono ancora mainstream. Un esempio concreto sono gli asset SD VISta, unità standardizzate e trasferibili che rappresentano uno o più benefici di sviluppo sostenibile verificati. Emessi nel registro Verra dopo verifica, questi crediti possono essere scambiati o ritirati da imprese e governi che vogliono dimostrare un impatto che vada oltre la tonnellata di CO₂ equivalente.
Per unʼimpresa italiana, questo cambia le carte in tavola. Oggi si può già scegliere: comprare solo carbonio al prezzo più basso, oppure pagare un piccolo extra per crediti che certificano anche protezione costiera, occupazione locale o biodiversità. È un poʼ come scegliere tra un caffè generico e uno che paga un prezzo equo al produttore: il prodotto sembra lo stesso, ma lʼimpatto è radicalmente diverso. Con un premio di co-beneficio esplicito, chi sviluppa progetti ha finalmente un incentivo economico a piantare mangrovie dove servono davvero, non solo dove il suolo è più economico.
La prossima volta che valutate un credito di carbonio, chiedetevi: protegge anche qualcuno? Perché ora, quel valore inizia ad avere un prezzo. E quando il mercato saprà dargli un numero, le decisioni di spesa — nostre, delle aziende, degli Stati — cambieranno direzione quasi da sole.




