Lucid brucia un miliardo a trimestre mentre l’Europa punta a risparmiare 12 miliardi l’anno
Nel 2025 la potenza elettrica installata da fonti rinnovabili ha superato per la prima volta quella del carbone, come emerge dal vantaggio economico delle rinnovabili sul gas. Pochi mesi dopo, l’Arabia Saudita inaugura la sua prima fabbrica di automobili. Non un dettaglio qualunque: produce auto elettriche. Si chiama AMP-2, è di proprietà di Lucid Motors e rappresenta il paradosso più nitido della transizione energetica: il petrolio che finanzia la sua stessa fine.
Ma i conti di Lucid sono in rosso acceso. Nel primo trimestre 2026 le consegne si sono fermate a 3.093 veicoli e la perdita netta ha toccato circa un miliardo di dollari, come ricostruito dall’analisi esclusiva sulla scommessa saudita di Lucid. A luglio 2026 l’azienda ha annunciato il taglio di 1.500 posti di lavoro, il 18% della forza lavoro, sempre documentato dal report sui tagli del CEO di Lucid.
In Borsa, le azioni LCID hanno perso il 38% da inizio 2026 e circa il 99% rispetto al picco di inizio 2021, secondo la dura realtà del titolo Lucid.
Europa: dodici miliardi di ragioni per correre
Un’analisi pubblicata il 3 luglio 2026 su Greenreport mostra che, se l’Unione mantenesse i target originari al 2030, risparmierebbe 12 miliardi di euro l’anno: è quanto si legge nel risparmio di 12 miliardi con le auto elettriche. Mentre Lucid brucia un miliardo in un solo trimestre, l’intero continente potrebbe ottenere un beneficio netto di dodici miliardi annui semplicemente accelerando l’elettrificazione. La differenza non sta solo nella scala, ma nella sostenibilità economica di fondo.
Petrodollari e fabbriche nel deserto
Il Fondo di Investimento Pubblico (PIF) dell’Arabia Saudita possiede più della metà del capitale di Lucid e ha iniettato oltre 9 miliardi di dollari dal 2018, come dettagliato dall’approfondimento sulla scommessa saudita di Lucid. A fine giugno 2026, il PIF ha aggiunto altri 750 milioni di dollari per sostenere la ristrutturazione aziendale, sempre secondo il finanziamento ponte del PIF a Lucid. Nel frattempo, il governo saudita si è impegnato ad acquistare fino a 100.000 veicoli Lucid in un decennio — 50.000 già contrattati — come ricorda l’ordine governativo di 100.000 Lucid.
L’impianto AMP-2 è il primo stabilimento di assemblaggio auto nella storia del regno, sottolineato dalla cronaca sull’apertura di AMP-2.
Un’auto, 323.000 dollari di perdita
Con 3.093 veicoli consegnati nel trimestre, la perdita netta equivale a circa 323.000 dollari per ogni Lucid Air uscita dalla fabbrica. Un multiplo che nessun costruttore generalista potrebbe tollerare, ma che il fondo sovrano saudita — per ora — assorbe con i proventi del greggio.
Il numero da tenere d’occhio nei prossimi mesi è il tasso di utilizzo di AMP-2. Se la fabbrica resta un guscio semi-vuoto mentre le rinnovabili continuano a erodere la quota del carbone, la scommessa di Riad rischia di diventare l’ennesima dimostrazione che la transizione si fa con i conti in ordine. Non con gli assegni del petrolio.




