La Cina elimina le agevolazioni per ibride plug-in e range extender dal 2027
Il 63% delle auto nuove immatricolate in Cina sono già New Energy Vehicle. Una quota che in Europa ci sogneremmo. Eppure, dal 1° gennaio 2027, per molti proprietari cinesi scatta un conto rimasto fermo per oltre un decennio. La cifra tonda fotografa il sorpasso, ma nasconde una spaccatura che Pechino ha deciso di rendere strutturale: non tutto ciò che ha una presa elettrica è uguale davanti al fisco.
Il ministero delle Finanze cinese ha rivisto per la prima volta dal 2012 il regime di esenzione dalla tassa annuale di possesso su veicoli e imbarcazioni, come dettagliato da la manovra fiscale del 2027 in Cina. L’impianto è semplice nella sua selettività: le auto elettriche a batteria (BEV) intestate a privati continueranno a non pagare il bollo. Tutto il resto — ibride plug-in, veicoli range extender e alcune categorie di commerciali elettrificati — torna a essere soggetto all’imposta, indipendentemente dall’anno di immatricolazione. Una retroattività senza sconti, come sottolineato da la clausola di retroattività del tributo.
Non è un semplice aggiustamento di bilancio. La tassa di possesso in Cina si calcola sulla cilindrata del motore termico: per una plug-in compatta l’esborso sarà di poche decine di euro l’anno, ma il segnale politico pesa più dell’importo. Insieme allo stop per PHEV ed EREV, il provvedimento cancella anche gli sconti fiscali per i motori termici efficienti, quelli che fino a ieri permettevano a berline ibride non ricaricabili di godere di un trattamento di favore. Pechino non sta più distinguendo tra termico buono e termico cattivo: sta scommettendo solo sull’elettrico puro.
L’ibrido diventa un costo, i numeri spiegano perché
Nel 2026 le vendite globali di auto plug-in raggiungeranno 23 milioni di unità, oltre il 27% del mercato mondiale, secondo le proiezioni di BloombergNEF sui volumi globali 2026. Entro il 2030 la quota salirà al 38%, come emerge da le stime BloombergNEF sull’incidenza delle politiche USA. Sono volumi che rendono sempre meno necessario incentivare un’architettura a doppia motorizzazione, nata per rassicurare chi temeva l’autonomia insufficiente e la mancanza di colonnine.
Il costo delle batterie è sceso abbastanza da far sembrare il motore termico di bordo un peso più che una risorsa.
E i camion lo stanno già dimostrando su scala reale: la dichiarazione di Sinopec sulla morte dell’idrogeno per i camion pesanti ha certificato che i mezzi pesanti elettrici a batteria stanno surclassando quelli a idrogeno, ritenuti fino a poco tempo fa l’unica via praticabile per la logistica a zero emissioni. Se persino la seconda compagnia petrolifera mondiale ammette che l’elettrico puro vince nella fascia più esigente, il termico di supporto perde la sua ragion d’essere.
Chi vince e chi perde, la scelta esplicita di Pechino
A guadagnarci sono i costruttori che hanno puntato tutto sulle BEV, da BYD nei segmenti di massa fino a Nio e Xpeng nel premium. Perdono invece le case che hanno costruito la propria strategia cinese sui range extender, come Li Auto, o su un portafoglio gonfio di plug-in ibride perché non riuscivano a rendere competitive le elettriche pure. Il messaggio è chiaro: il termico non serve più, nemmeno come stampella psicologica per il consumatore.
C’è però un’incongruenza che lascia aperti interrogativi. Il provvedimento del 2027, come precisato da, colpirà anche i veicoli commerciali elettrici a batteria e quelli a celle a combustibile. Se l’elettrico puro rappresenta il futuro, perché tassare i furgoni e i camion che lo adottano, proprio mentre Sinopec ne celebra la superiorità sull’idrogeno?
La domanda che resta senza risposta
Forse Pechino ritiene che per i veicoli commerciali la competitività economica sia già raggiunta e che l’esenzione non serva più. Oppure la decisione è un primo segnale di un rientro generale dalle agevolazioni, che in futuro potrebbe toccare anche le BEV private. Per ora, dal 2027 chi ha comprato un’ibrida plug-in o un range extender convinto di aver fatto la scelta ambientalmente e fiscalmente più accorta, si ritroverà a pagare un bollo che pensava non sarebbe mai arrivato. E dovrà spiegarsi perché il suo vicino con l’elettrica pura continua a non pagare nulla.




