Il pellegrinaggio genera 700 tonnellate di rifiuti, ma il lingam di ghiaccio si scioglie per il sovraffollamento

Una lunga fila di pellegrini in marcia, il respiro affannoso per l’altitudine, lo sguardo puntato verso la grotta sacra. Dietro di loro, però, non c’è solo la polvere del sentiero: ci sono tonnellate di rifiuti, un ambiente montano fragile e un simbolo di ghiaccio che si sta sciogliendo giorno dopo giorno. La scorsa settimana, il dipartimento per l’igiene rurale del Jammu e Kashmir ha diffuso i numeri del piano messo in campo per lo Shri Amarnath Ji Yatra di quest’anno: quasi 6.000 toilette e unità doccia installate, più di 7.000 operatori sanitari mobilitati per la pulizia continua dei percorsi e la raccolta dei rifiuti. Un’operazione senza precedenti, pensata per rispondere a un problema che per anni è stato sistematicamente ignorato.

La montagna di rifiuti dietro la processione

Basta scavare appena sotto la superficie per capire perché servisse uno sforzo di questa portata. Già nel 2016, al campo base di Chandanwari, le cose funzionavano in modo molto diverso. I bagni temporanei erano stati installati in modo inadeguato, con perdite di liquami praticamente garantite per tutta la durata del pellegrinaggio. Nello stesso periodo, negozianti locali, personale di sicurezza e volontari delle cucine comunitarie scaricavano rifiuti all’aperto senza alcun controllo. Chiunque abbia camminato su un sentiero di montagna sa cosa significa quando decine di migliaia di persone fanno lo stesso per settimane: un disastro annunciato.

Il problema non è solo igienico. Come segnalava già nel 2023 un’inchiesta dell’Indian Express, l’intera area ha una capacità di carico massima di 4.500 pellegrini al giorno, mentre ufficialmente ne vengono ammessi 14.000. I rifiuti abbandonati ai bordi del sentiero minacciano direttamente l’ambiente himalayano e, alla lunga, rischiano di compromettere la stessa stalagmite di ghiaccio che i pellegrini vanno a venerare. Un cortocircuito: più gente arriva, più il simbolo sacro si degrada.

L’esperimento igienico-sanitario in alta quota

Se il passato è stato segnato da improvvisazione e scarichi a cielo aperto, quest’anno qualcosa è cambiato radicalmente. Oltre alle quasi 6.000 toilette e docce, l’organizzazione ha messo in campo macchine speciali per raccogliere il letame dei muli, che viene trasformato in biogas e usato per cucinare dal personale addetto alle pulizie. Un piccolo esempio di economia circolare applicata a oltre 3.500 metri di quota.

I numeri danno la misura della sfida. Secondo la dirigente Anoo Malhotra, durante il pellegrinaggio di quest’anno si prevede di raggiungere circa 700 tonnellate metriche di rifiuti – quasi il doppio delle 400 registrate l’anno scorso. L’afflusso iniziale di pellegrini, secondo i dati diffusi dal dipartimento per l’igiene del Jammu e Kashmir, ha già superato le 142.000 persone. Per gestire questa massa, sono stati allestiti 1.432 servizi igienici, 649 bagni e 385 orinatoi distribuiti in 44 centri di alloggio e punti di transito. L’anno scorso, stando ai dati dello Shri Amarnath Ji Shrine Board, venivano processate 11,67 tonnellate di rifiuti al giorno, il 100% di quanto prodotto – un traguardo che fino a pochi anni prima sembrava impensabile.

Rispetto al 2016, quando i liquami filtravano nel terreno e l’immondizia restava a vista, il salto è evidente. Resta il fatto che stiamo parlando di un ambiente dove l’ossigeno scarseggia e la logistica è un incubo quotidiano: portare 7.000 addetti in quota, far funzionare i macchinari per il biogas, garantire che ogni toilette sia operativa, è un esercizio che mette alla prova qualsiasi amministrazione.

Il ghiaccio che si scioglie e i numeri che non tornano

Ma mentre l’organizzazione a terra fa passi avanti, il simbolo stesso del pellegrinaggio lancia un allarme silenzioso. Pochi giorni fa, il lingam di ghiaccio che dà il nome alla grotta sacra si era già sciolto di quasi il 90%, riducendosi a poco più di trenta centimetri. Non è una novità assoluta – il fenomeno si ripete da anni – ma colpisce vederlo accadere mentre i rifiuti vengono finalmente gestiti in modo professionale. È il paradosso di un grande evento di massa: puoi mettere 6.000 toilette e riciclare il letame, ma se continui a far entrare tre volte più persone di quante la montagna possa sopportare, il termometro naturale – quel blocco di ghiaccio – continuerà a scendere.

Il lingam di ghiaccio è il termometro della salute di un intero ambiente montano. Le migliaia di toilette e il biogas dai muli sono un primo passo necessario, e sarebbe ingeneroso non riconoscere i progressi rispetto agli scarichi a cielo aperto di dieci anni fa. Ma il vero pellegrinaggio sostenibile comincia quando si smette di ignorare i numeri che la montagna stessa ci mostra: 4.500 persone al giorno sono il limite, 14.000 no. Finché quel confine non verrà rispettato, ogni estate rischierà di essere ricordata come l’ultima in cui il ghiaccio era ancora lì.